Quale impresa

INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA OPPORTUNITÀ E RISCHI

Informazione, sicurezza e sviluppo alla prova della sfida più complessa del secolo. Nell’evento VOCI, che si terrà a Borgo Egnazia il prossimo 19 aprile, si parlerà anche di Intelligenza Artificiale, tema di primaria importanza nel contesto socio-economico attuale.

A moderare la discussione sarà Barbara Gasperini, esperta di innovazione e imprenditoria che ci aiuterà ad analizzare gli impatti, le sfide e le opportunità dell’IA per le imprese e che ci ha anticipato alcune di queste tematiche in questa intervista, offrendoci spunti di riflessione sulla complessità e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, per il cui utilizzo è necessario un approccio consapevole e responsabile.

 

D: Perché l’intelligenza artificiale (AI) è così importante per le donne imprenditrici?

R: Partiamo dalla considerazione che il tema è importante per l’intera società e di conseguenza per il sistema produttivo che nell’AI può cogliere uno strumento di competitività e di sviluppo che raramente si ha avuto a disposizione. L’intelligenza artificiale è una profonda rivoluzione etica, culturale e tecnologica della nostra società. Per la prima volta abbiamo di fronte una nuova ”fase” informatica, algoritmi molto più capaci di prima; uno step che non si pensava di raggiungere in così breve tempo e che adesso può essere di grande supporto in tutte le attività. Citando l’ultimo white paper del Gruppo di Lavoro su AI di Anitec-Assinform (Confindustria) “Nonostante una penetrazione ancora limitata, soprattutto nelle PMI, il mercato è previsto crescere mediamente quasi del 30% annuo, toccando 1,2 miliardi di euro nel 2026”. Siamo all’indomani dell’approvazione del testo ancora non definitivo dell’AI Act europeo e questo è un segnale chiaro del fatto che l’Unione ha colto il segnale di cambio di passo che arriva da paesi quali Stati Uniti e Cina riguardo questa super-tecnologia. L’importanza per le donne è la stessa che per altri settori ancora penetrabili: noi donne siamo ottime scienziate, informatiche, tecnologiche ed imprenditrici ovviamente ed il movimento dei Giovani Imprenditori dimostra quanta sensibilità ed interesse ci sia da parte delle nuove generazioni di donne a capo di un’impresa nel saper cogliere le opportunità di una società in veloce mutamento. Inoltre c’è da dire che l’AI, al momento, non sembra avere ancora manifestato bias di genere quindi, almeno per “l’altra specie” (riferimento al volume di Roberto Cingolani edito da Il Mulino 2019), uomini e donne sono considerati alla pari.

 

D: Quali temi approfondirà a Borgo Egnazia?  

R: Sto preparando un Keynote che possa ispirare e non solo informare gli imprenditori presenti. Mi aspetto il confronto con una platea riflessiva per quanto, non essendo io Chat GPT4, non avrò risposte sempre nette ma probabilmente argomentazioni che indurranno la libera suggestione di ciascuno. Il tema dell’AI è di ordine pratico, informatico, tecnico e legislativo ma non dimentichiamoci che le potenzialità di questa tecnologia sono innumerevoli: vanno sapute immaginare e guidare. Per questo è necessario ripensare i nostri bisogni, il nostro modo di ragionare e i nostri modelli produttivi. Per interagire con una AI tutti noi stiamo imparando un linguaggio efficace al fine di ottenere risposte sempre più adeguate e puntuali ed in linea con le nostre aspettative. Abbiamo imparato a parlare con gli assistenti vocali nei nostri smartphone, ora dobbiamo imparare a utilizzare questo immenso potenziale per creare valore, anche produttivo.

 

 

D: Quale messaggio vorrebbe dare agli imprenditori/ alle imprenditrici che stanno pensando di utilizzare l’AI nelle loro aziende?

R: Sono curiosa di porre questa domanda a Perplexity, una piccola realtà nata nel 2022 in California che sviluppa generative AI per i sistemi IOS e Android.

Ecco come ha risposto: “L’intelligenza artificiale offre vantaggi come un migliore servizio clienti, un aumento delle vendite attraverso la personalizzazione e una maggiore produttività. Tuttavia, è essenziale essere consapevoli dei rischi, come la sottoutilizzazione, che può portare alla perdita di opportunità e alla riduzione della competitività. Per integrare con successo l’intelligenza artificiale è necessario concentrarsi sullo sfruttamento delle sue capacità di crescita piuttosto che sulla semplice riduzione dei costi, bisogna adattare di conseguenza gli obiettivi aziendali e rimanere aggiornati con quadri giuridici come l’AI Act per garantire la conformità e la protezione della proprietà intellettuale”.

Molto puntuale. Grazie.

La mia risposta umana è di non porsi limiti ma di restare responsabili. Inventare il nuovo e dirompente con l’AI è possibile,  ma il tempo che risparmiamo lo dovremo necessariamente applicare alla gestione di questa tecnologia e quindi allo studio e alla comprensione del suo funzionamento. Impossibile approcciare all’intelligenza artificiale senza essere adeguatamente preparati al suo utilizzo.

 

D: Come possiamo preparare le donne al futuro del lavoro, che sarà sempre più influenzato dall’AI?

R: Certamente formando sempre più donne alle digital skills tanto importanti quanto troppo poco popolari in Italia. Sempre secondo un rapporto di Anitec- Assinform, in Italia gli annunci di lavoro pubblicati sul web per reclutare professionisti ICT sono aumentati dalle 25mila unità di inizio 2019 alle 54mila di febbraio 2023 (+116%). Al centro delle richieste delle imprese si trovano profili come sviluppatori software ed esperti dell’ingegneria delle reti e dei sistemi. Ma università, ITS Academy e scuole superiori non riescono a rispondere tempestivamente: ad esempio nel 2022, per circa 219.000 annunci pubblicati online, solo 44.000 neolaureati o diplomati ICT erano entrati nel mercato del lavoro. In altre parole, per ogni 5 annunci di lavoro pubblicati sul web per profili ICT, solo un profilo veniva inserito nel mercato del lavoro da parte del sistema formativo italiano.

In particolare, nelle università si assiste ad una crescita dei corsi ICT ancora contenuta ed a forti squilibri di genere: ad oggi, su 100 laureati in sicurezza informatica, solo 6 sono donne. Nelle ITS Academy è apprezzabile lo sforzo per aumentare l’offerta formativa in ambito ICT, ma gli ITS attivi su questa materia sono ancora troppi pochi in Italia e il numero di diplomati è molto contenuto. Nelle scuole superiori aumenta la quota di indirizzi ICT ma il numero di diplomandi pronti ad entrare nel mercato del lavoro è sostanzialmente invariato rispetto a 8 anni fa.

Questi numeri ci fanno capire quanto sia urgente che l’approccio culturale alle materie tecnico-scientifiche cambi e che le donne sognino una carriera manageriale o imprenditoriale come “Steve Jobs” o “Sam Altman” CEO di Open AI. I role model in questo senso stanno crescendo e vediamo sempre più divulgate le vite e le opere di grandi pioniere della scienza. Ma non basta. In Italia, per cambiare cultura, bisogna ripartire forse dalla Commedia Dantesca e quella donna dedita alle scienze umanistiche e pedagogiche che è diventata un modello nei secoli va attualizzata e l’AI può essere un grande alleato … o per meglio dire “una grande alleata”.