Due giorni a Londra con i GGI per capire come si muove davvero il mercato UK (e dove possiamo entrare anche noi)
Ci sono esperienze che allargano lo sguardo, che rompono gli schemi e ci spingono a ripensare ciò che diamo per scontato. Come giovani imprenditori, spesso appartenenti a una seconda generazione alla guida di imprese familiari, corriamo il rischio di restare ancorati alla nostra quotidianità. Siamo immersi in contesti che conosciamo bene: il territorio locale, i metodi collaudati e le dinamiche aziendali che abbiamo ereditato. Proprio per questo, iniziative come la missione a Londra organizzata dal GGI di Confindustria Toscana Sud diventano occasioni preziose per guardare oltre.
Quando questo accade, quando si esce dalla propria zona di comfort e ci si mette in gioco, l’effetto è profondo. Non cambia solo il nostro modo di gestire l’impresa, ma anche il modo stesso di intenderla. Innesca un’evoluzione verso una visione più globale, più moderna e consapevole.
In due giornate intense abbiamo respirato da vicino la complessità, ma anche le grandi potenzialità, del Regno Unito post-Brexit. Lo abbiamo fatto attraverso le parole e l’esperienza di chi vive quotidianamente quel contesto, raccogliendo dati, storie, idee e ispirazioni. E ci siamo resi conto, forse con un pizzico di stupore, di quanto contino ancora le relazioni personali, anche in un Paese notoriamente orientato al pragmatismo.
L’incontro con l’Ambasciatore Lambertini è andato ben oltre l’aspetto formale. Ci ha colpiti per la chiarezza di analisi e la visione di lungo periodo. Il quadro che ci ha restituito è quello di un Regno Unito in fase di riorganizzazione, sbilanciato sui servizi e alla ricerca di una nuova strategia industriale. Ma è proprio nella transizione che si nascondono le opportunità: dall’energia, dove si investe con decisione su eolico e nucleare, all’agroalimentare, dove il Made in Italy continua a crescere (+4,1% nel 2024). Le occasioni ci sono, sta alle imprese italiane saperle cogliere.
All’Ice Londra, il Direttore Giovanni Sacchi ci ha offerto una fotografia nitida e aggiornata. La bilancia commerciale è favorevole, l’intelligenza artificiale è al centro di grandi investimenti, le città si trasformano. Ma ha anche sollevato un importante punto di attenzione: il sistema promozionale dell’Italia è ancora troppo frammentato e disorganico. Un richiamo forte, e giusto, a ragionare in ottica di sistema: il brand Italia ha ancora una notevole attrattività, ma occorre investire sulle nuove generazioni a riconoscerne il valore e a difenderne il posizionamento anche nei mercati dove oggi siamo forti.
L’incontro con Pier Paolo Mucelli e la visita a TechItalia Lab ci hanno immersi nell’ecosistema dell’innovazione londinese. Le sue parole, e l’energia del luogo, ci hanno mostrato una realtà in cui la tecnologia è già parte della cultura. L’intelligenza artificiale non è più una promessa, ma una prassi quotidiana. E il networking, qui, non è un accessorio, è un vero e proprio asset strategico. Ma attenzione: in un contesto così competitivo non si improvvisa. Servono una preparazione solida, flessibilità mentale e una cultura imprenditoriale solida.
Ogni appuntamento della missione ha rappresentato uno stimolo. Con Slig Law abbiamo affrontato aspetti legali spesso percepiti come tecnicismi, ma che hanno un impatto diretto sulla gestione di un’impresa che vuole espandersi. Con Maria Municchi di M&G abbiamo esplorato la finanza sostenibile e il ruolo sempre più centrale dei criteri ESG. Infine, l’incontro con Maurizio Bragagni, CEO di una realtà italiana di successo in UK e insignito dell’OBE dalla Regina, ci ha lasciato un segno profondo. La storia di Tratos UK e il suo impegno istituzionale, ci hanno parlato di capitale umano, di formazione continua, e di un’idea di educazione nel senso più ampio e autentico: «Essere educati», ci ha detto, «non significa solo essere gentili, ma continuare a imparare». È una frase che ci portiamo a casa.
Siamo tornati a casa con nuove connessioni, idee fresche e una certezza che ci unisce: per crescere davvero, dobbiamo imparare a pensare in grande, ma anche a fare squadra. Il mondo ci aspetta, ma non ci aspetterà per sempre.
La missione a Londra è stata un punto di partenza: ora tocca a noi, come giovani imprenditori, trasformare l’entusiasmo in visione e la visione in strategia.