Quale impresa

L’Italia delle Startup: il futuro dell’eco sistema dell’Innovazione

Guardando al futuro dell’impresa, sono le startup ad assumere il ruolo di protagoniste, investendo in nuovi prodotti, abbracciando tecnologie all’avanguardia e gettando le basi per i posti di lavoro di domani. In una riflessione sull’attuale evoluzione dell’ecosistema italiano delle startup, abbiamo intervistato Giorgio Ciron, il direttore di InnovUp, l’Associazione no profit che rappresenta e unisce la filiera italiana dell’innovazione.

D: Come è stato il 2023 dell’ecosistema startup italiano e cosa dobbiamo aspettarci dal 2024?

R: Il 2023 si è chiuso a tinte chiaroscure. Di negativo c’è stata una contrazione significativa degli investimenti: abbiamo registrato circa un 40% in meno rispetto all’anno precedente (2022) e ci siamo attestati intorno al miliardo e 100 milioni di investimenti, rispetto al picco del 2022 che ci aveva permesso di superare la soglia dei due miliardi.

In generale l’ecosistema startup internazionale ha visto una contrazione: in altri paesi, come Francia e Germania, la contrazione è stata addirittura più severa di quella italiana. Le cause sono da ricercarsi nello scenario geopolitico globale, nelle tensioni internazionali e soprattutto nell’aumento dei tassi di interesse, che hanno fatto crescere il rendimento
di alcuni strumenti finanziari a minor rischio, rendendo meno interessante investire in startup e in innovazione che costituiscono investimenti con un rendimento molto elevato, ma particolarmente rischiosi. In positivo, abbiamo l’evidenza di una crescita strutturale dell’ecosistema, in cui per il terzo anno consecutivo si è superata la soglia del miliardo di euro di investimenti.

Peraltro, se dalla nostra analisi togliamo 4-5 megaround che hanno caratterizzato il 2022, vediamo che la dinamica rispetto al 2021 è sicuramente positiva, come è positivo il fatto che nelle fasi seed e pre-seed abbiamo visto che gli investimenti si sono mantenuti più o meno costanti in numero di deal ma con un valore medio in aumento. Questo ci fa ben sperare per il futuro, perché auspicando in uno scenario macroeconomico migliore, possiamo pensare che le startup che in questo momento stanno raccogliendo – con valutazioni allineate al contesto internazionale – i fondi nelle prime fasi della loro vita, arriveranno tra due o tre anni pronte allo scaling più strutturate e più solide.

Gli altri fattori positivi che vedo riguardano i fondi internazionali che hanno iniziato a guardare con interesse il nostro paese e il fenomeno dei second time founders, ovvero imprenditori che hanno avuto esperienze di successo all’estero e tornano in Italia per avviare una nuova startup o che investono in nuove iniziative imprenditoriali, fattispecie che si è osservata principalmente nei round di fine 2023 e che si verifica negli ecosistemi maturi, come si è visto in Silicon Valley con la “PayPal Mafia” (un termine usato per indicare un gruppo di ex dipendenti e fondatori di PayPal che da allora hanno fondato e sviluppato altre società tecnologiche) da cui sono nate tante altre startup e iniziative di successo.

D: Quali sono i settori su cui in Italia si stanno concentrando i maggiori investimenti?

R: Rispetto a un 2022 caratterizzato dall’exploit del Fintech, con i megaround di Satispay e Scalapay, e molto più orientato su soluzioni di sharing, di fast-delivery e, in generale, su modelli di business con alti burn rate e, quindi, che richiedono molti
finanziamenti, nel 2023 si è guardato con molto più interesse alle startup Deep Tech e Life Sciences: startup che hanno un prodotto core e hanno qualcosa su cui veramente investire, sia esso un brevetto, una tecnologia, o un elemento di particolare innovazione.
Penso ad esempio ai round nel mondo dell’Eurospace, come quelli di D-Orbit o di Leaf Space, round in ambito Smart City o Food Tech, tutti settori peraltro che sono attinenti al nostro Made in Italy. Insomma: sembra che le startup italiane di successo si concentrino nei settori dove noi siamo più forti e competitivi.

D: In tutto questo, dove entra in gioco l’Intelligenza Artificiale?

R: L’intelligenza artificiale è una tecnologia abilitante, trasversale a tutti i settori: sarà applicata al Deep Tech, al Life Sciences, al Fintech… Penso che cambierà tutti i paradigmi a partire dalle startup per arrivare poi anche alle grandi aziende.
In realtà l’AI sarà nativa all’interno delle startup, che nasceranno già con l’intelligenza artificiale presente nei loro modelli di business, così come oggi, ad esempio, nascono già sostenibili by design. Le aziende più strutturate che sono già sul mercato da tempo, invece, dovranno cambiare per integrare le nuove tecnologie all’interno delle loro attività.

D: L’ecosistema startup italiano come si posiziona rispetto ad altri Paesi europei?

R: Lo scenario è abbastanza desolante: in Italia si è investito circa un miliardo di euro che equivalgono a 18 euro pro capite.
A livello di investimenti, in Francia siamo a 7,3 miliardi, in Germania 6,3 miliardi, in Regno Unito 15,2 miliardi e in Spagna 1,3 miliardi. Anche se il 2023 è stato un anno negativo per tutti – la Spagna ha segnato un -56%, la Germania -37% e la Francia -43% – e anche se il nostro ecosistema è in recupero, il gap rispetto agli altri ecosistemi è ancora drammaticamente elevato: basti pensare che gli investimenti in Francia sono a quota 108 euro pro capite, dieci volte tanto
rispetto all’Italia.
Siamo 4-5 anni indietro rispetto a quei Paesi e anche se stiamo crescendo, soprattutto da quando Cdp Venture Capital è entrata in questo mercato (cosa che in Francia è avvenuta diversi anni fa con Bpi France), avremo bisogno di altri 4-5 anni per arrivare dove altri sono già oggi. Certo: quei mercati non rimarranno fermi, quindi ci sarà molto da fare prima di arrivare a competere al loro stesso livello.

D: Cosa significa per te innovazione?

R: Innovazione per me significa “posti di lavoro”. Credo che sia la chiave per continuare a garantire una sostenibilità al nostro Paese. In Italia nel 2022 il 67% dei nuovi posti di lavoro è stato generato da aziende con massimo cinque anni di vita (dati Cerved). Quindi è chiaro che senza la spinta delle aziende innovative e dell’innovazione di chi continua a mettersi in gioco con nuove esperienze imprenditoriali, non potremo garantire una sostenibilità di lungo periodo al nostro Paese.
L’innovazione si può poi declinare in tante formule: abbiamo detto che l’intelligenza artificiale sarà quella che più trasversalmente innoverà i modelli di business nei prossimi anni, ma rimane il fatto che, qualsiasi sia la formula, l’innovazione ha un obiettivo principale che è quello di creare i posti di lavoro del futuro e le aziende del futuro.