C’è un’espressione, pronunciata durante l’ultimo Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani dell’Unione Industriali di Napoli, che continua a risuonarmi nella mente: convivenza generazionale. A utilizzarla è stato il Presidente Antonio Amato, e il contesto non era casuale. Proprio il giorno prima si erano svolte le elezioni dei nuovi membri elettivi del Consiglio Generale della nostra territoriale: tra i 14 eletti, ben 3 sono giovani under 40, e altri 5 hanno meno di 43 anni.
Quelle parole non suonavano come una dichiarazione di principio, ma come la constatazione di un fatto: la partecipazione giovanile nei luoghi decisionali non è più aspirazione, è realtà. Una presenza qualificata, sempre più incisiva, capace di portare valore e visione.
L’idea di questo editoriale nasce proprio da lì. Perché oggi non si tratta più – o almeno non solo – di pianificare il passaggio di testimone tra generazioni. La sfida, ormai, si è spostata su un piano più profondo: non cedere il passo, ma camminare fianco a fianco. Non subentrare, ma convivere. Non per obbligo, ma per convinzione. E, soprattutto, per visione.
Questa nuova convivenza si fonda su trasformazioni profonde, culturali e strutturali, che stanno ridisegnando il volto della leadership imprenditoriale.
Da un lato, le nuove generazioni accedono a percorsi formativi e professionali che solo pochi anni fa sarebbero stati impensabili: studi internazionali, esperienze all’estero, padronanza dei linguaggi digitali, ambientali e inclusivi. In breve tempo, acquisiscono competenze che in passato richiedevano decenni. A confermarlo ci sono i dati dell’Osservatorio AUB (AIdAF-UniCredit-Bocconi), secondo cui oltre il 70% dei giovani imprenditori subentrati ha una laurea e almeno sei mesi di esperienza all’estero. Questo si traduce in un nuovo approccio alla governance: più aperto, orientato all’innovazione e pronto a gestire il cambiamento con lucidità e metodo.
Dall’altro lato, i senior stanno vivendo una nuova longevità attiva. Più sani, più consapevoli, riconoscono che le sfide imposte dalla rivoluzione digitale e culturale richiedono strumenti nuovi, velocità decisionale e un linguaggio che si rinnova. E proprio per questo, scelgono di restare. Non per trattenere il potere, ma per accompagnare la trasformazione. Per confrontarsi con i giovani e ritrovare, attraverso di loro, l’entusiasmo originario dell’imprendere.
La forza del nostro tempo, forse, risiede proprio in questa alleanza generosa: generazioni che non si contendono lo spazio, ma si cercano. Non si escludono, ma si completano.
Questa visione non è solo auspicata, è già in atto. Si manifesta nei territori, ma parte da un vertice associativo che ne ha fatto un modello. Il rapporto tra il presidente Emanuele Orsini e la presidente dei Giovani Imprenditori, Maria Anghileri, ne è un esempio emblematico. La loro collaborazione non è il frutto di un compromesso formale, ma l’espressione di un dialogo autentico, quotidiano, fondato su rispetto e fiducia.
Fin dalla sua elezione, il presidente Orsini ha dimostrato una vicinanza concreta al nostro Movimento, partecipando con attenzione a ogni evento nazionale. Ma ha voluto fare di più: ha coinvolto tutti i vicepresidenti della squadra dei Giovani all’interno delle commissioni tecniche dei senior, in base alle rispettive deleghe. È un gesto chiaro: la collaborazione tra generazioni non è più un’eccezione, è prassi.
La Presidente Anghileri, da parte sua, ha raccolto questa apertura con intelligenza e coraggio, rendendo i Giovani protagonisti nella vita associativa. Lo ha fatto con contenuti, ma anche con un crescente senso di responsabilità. Ne è prova il suo discorso al Convegno di Rapallo: maturo, autorevole, capace di parlare all’intero sistema confindustriale e al mondo delle istituzioni.
Insieme, stanno mostrando che non può esserci innovazione senza esperienza, né esperienza senza la forza del nuovo.
Questo cambiamento si riflette sempre più anche nei territori. A Napoli, dove nasce idealmente questa riflessione, ma anche a Bari, dove Mario Aprile – under 40 ed ex vicepresidente nazionale dei Giovani – è oggi il più giovane Presidente senior nella storia di una territoriale di Confindustria. È un segno potente: i percorsi non finiscono, evolvono. Le barriere non si alzano, si attraversano insieme.
Lo ha scritto la sociologa Pat Wadors, esperta di leadership inclusiva:
“When we listen and celebrate what is both common and different, we become wiser, more inclusive, and better as an organization.”
Ecco, oggi non siamo più di fronte a un bivio tra chi resta e chi arriva. Stiamo, finalmente, scegliendo di restare insieme.