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I DIRITTI DELLE DONNE: UNA QUESTIONE EUROPEA

A tu per tu con Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo.

D: Si chiudono cinque anni di legislatura, attraversata da una pandemia, crisi economica, guerre. L’Europa ha dato risposte straordinarie, e molto ancora può essere fatto. Qual è la tua visione?

R: È stata una legislatura molto difficile proprio per i motivi che ha evidenziato nella sua domanda, ritengo che abbiamo svolto un lavoro importante cercando di dare alle emergenze che stiamo attraversando delle risposte strutturali penso ad esempio al Next Generation Eu come risposta ai danni economici e sociali della pandemia e alle politiche di allargamento ad Est dell’Unione dopo l’invasione criminale estesa dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin.

Ovviamente c’è ancora molto da fare ed occorre costruire un’Europa non dei veti ma che superi la dimensione intergovernativa, che diventi così un attore credibile sul piano strategico internazionale. L’Europa è nata dalle ceneri del nazifascismo e delle crisi ha fatto un’opportunità e sono certa che riusciremo a vincere questa sfida decisiva.

 

D: In questa fase l’Unione europea si conferma un faro di democrazia nel mondo: come rafforzare e rendere più concreto questo ruolo di difesa dei diritti civili?  

R: La risposta diretta, senza troppi giri di parole, è quella di rendere il rispetto dei diritti civili una conditio sine qua non nei nostri rapporti commerciali e politici con Paesi terzi. Chiaramente non è una cosa così semplice, ma credo sia necessario ribadirlo se non altro per spingere affinché sia sempre più presa in considerazione come unica opzione per continuare i nostri commerci esteri. Troppe volte abbiamo lasciato ad alcune multinazionali dettare le condizioni alle quali bisognava negoziare. Essere consapevoli dei possibili vantaggi, non vuol dire però bendarsi gli occhi e girarsi dall’altra parte quando diritti civili basilari vengono calpestati dai nostri partner commerciali e non. È un esercizio difficile, me ne rendo conto, ma dobbiamo avere una posizione decisa su queste tematiche se vogliamo essere credibili.

 

D: Diritti delle donne: quali sono le principali questioni che devono essere affrontate a livello europeo?

R: Abbiamo fatto molto in questi cinque anni per i diritti delle donne, e per provare ad accelerare il passo in termini di parità tra i generi. Penso innanzitutto alle direttive sulla trasparenza salariale e sulla rappresentanza delle donne nei consigli di amministrazione, che sono strumenti concreti e efficaci per eliminare discriminazione ancora troppo evidenti nei confronti delle donne.

Abbiamo avuto anche una grande chance, con la direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e violenza domestica, di poter vedere finalmente uno strumento all’avanguardia a livello europeo capace di estirpare questa piaga sociale: purtroppo le cose non sono andate come io speravo, e il risultato del negoziato col Consiglio è stato a parer mio molto deludente, estremamente al ribasso rispetto a molte legislazioni nazionali. La lotta quindi per i diritti delle donne non si ferma, anzi, deve proseguire ancora più tenacemente di prima, soprattutto avendo visto come questa problematica venga spesso trattata a parole come priorità, ma raramente ne seguono atti e fatti concreti a favore delle donne europee.

 

D: Quali politiche o iniziative potrebbero essere implementate per promuovere l’uguaglianza di genere nei Parlamenti degli Stati membri? 

R: Nonostante gli sforzi profusi per alimentare una cultura dell’uguaglianza e della parità, e stimolare un’emancipazione femminile nella nostra società, permangono ancora molte sacche di resistenza della cultura del patriarcato e della superiorità maschile su quella femminile. Col tempo abbiamo visto che questo si combatte efficacemente anche con quote riservate alle donne, e credo che sia questa una soluzione, a volte anche estrema e non certamente la sola, per poter vedere una parità di genere reale nei Parlamenti e non solo. Le quote non sono uno strumento contro li merito, ma una soluzione concreta ad una discriminazione culturale fortissima che impedisce a donne talentuose di emergere.

Quando culturalmente non si ottiene un cambio di rotta, è a mio parere giusto fare uso di strumenti correttivi come questo: le donne sono il 50% della popolazione europea, ma la loro rappresentazione nei centri di potere è nettamente inferiore. Siamo di fronte ad un’ingiustizia così palese, ma che continua a essere sminuita e non affrontata con le dovute misure.

 

D: Come vedi il ruolo delle donne nel futuro della politica europea e quali opportunità possono essere create per favorire la partecipazione femminile? Quali esperienze personali ti hanno motivata a impegnarti per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere?

R: Ho visto e vissuto troppe volte sulla mia pelle, discriminazioni, insulti – spesso sessisti – e atteggiamenti sminuenti nei miei confronti solo per il fatto di essere donna. E credo di non esagerare nel dire che ogni donna in Europa, non solo chi ha ruoli pubblici, si sia trovata in tali situazioni. Il mio impegno sarà sempre quello di eliminare tutto questo dalla nostra società, di cancellare la cultura patriarcale che per secoli ci ha soggiogate e messe in disparte. Non si tratta certamente di una “rivincita” ma è chiaro che la cultura predominante oggigiorno sarà sempre un ostacolo alla crescita delle donne nella nostra società.

 

D: Infine una domanda personale: come riesci a conciliare l’impegno di parlamentare con il ruolo di madre?

R: Posso senz’altro dire che non è facile, e troppo spesso come madri dobbiamo fare tante rinunce per conciliare le nostre ambizioni lavorative, con il nostro ruolo di cura. Non dovrebbe essere così. Non solo per chi ha ruoli pubblici come il mio, ma per tutte le madri che vogliono realizzarsi giustamente anche nel mondo del lavoro. Abbiamo lavorato a molto su questo aspetto anche in Parlamento, con una direttiva sul bilanciamento tra vita familiare e lavorativa, proprio per favorire un’attenzione particolare alle donne che come sappiamo sono sempre le prime a doversi occupare di figli, anziani, cura domestica, eccetera.

Tanto deve essere fatto a livello legislativo ancora, ma soprattutto a livello culturale per cambiare le cose: ho la fortuna di avere un marito che condivide con me le responsabilità di casa e questo è fondamentale. La rivoluzione che dobbiamo portare avanti è che tutti e tutte si rendano conto che la condivisione fa bene sia agli uomini che alle donne.