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PIÙ DIGITALE, PIÙ CRESCITA: INTERVISTA AL VICE PRESIDENTE CONFINDUSTRIA AGOSTINO SANTONI, CON DELEGA AL DIGITALE

Milanese, classe 1967. È vice presidente di Cisco Sud Europa con responsabilità per Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, Malta e Israele. È nel board dei trustees di Cisco Foundation. Ha ricoperto i ruoli di Amministratore Delegato di Cisco Italia, di SAP Italia e di vice presidente & Enterprise Sales Director di HP Italia. È stato presidente di Assinform e di Confindustria Digitale.

 

D: Il 27 maggio scorso è stato nominato vice presidente di Confindustria nazionale con delega al Digitale, anzitutto congratulazioni. Quali sono le linee guida che vorrebbe portare avanti in questo nuovo incarico?

R: Anzitutto grazie per le congratulazioni, il prestigioso incarico ricevuto comporta da parte mia l’assunzione di grandi responsabilità sia nei confronti del Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che mi ha voluto nella sua squadra di Presidenza, sia nei confronti del sistema imprenditoriale italiano, al quale siamo chiamati ad assicurare un valido supporto nel percorso di trasformazione digitale in atto.

La Delega al Digitale che il Presidente di Confindustria ha voluto nel suo programma rappresenta un deciso segnale di svolta rispetto al passato, prima volta di una Vice Presidenza per il Digitale, a voler testimoniare l’importanza e le potenzialità della digitalizzazione come volano per la ripresa competitiva del Paese e per accompagnare le nostre imprese verso una transizione digitale e sostenibile.

Le attività che intendo realizzare nel corso del mandato, con il supporto del Gruppo Tecnico “Il Digitale per la Competitività del Sistema Industriale” composto da eccellenze del Sistema Associativo, sottendono a due obiettivi comuni:

  • contribuire ad alzare il focus sul digitale come volano per la crescita del Paese, per favorire una rapida ripresa economica post-pandemia e assicurare alle nostre imprese un deciso recupero di competitività nei confronti dei principali competitors;
  • favorire lo sviluppo dei progetti per la trasformazione digitale previsti nell’ambito del PNRR, di cui ne costituiscono uno degli assi portanti; essi rappresentano una preziosa opportunità da dover e saper sfruttare per consentire al Paese di colmare i gap che ad oggi scontiamo a livello europeo e mondiale.

Per implementare un corretto processo di trasformazione digitale, organico ed efficiente, ho individuato alcune priorità strategiche, strettamente correlate tra loro, che costituiscono l’ecosistema abilitante per la digitalizzazione del Paese:

Anzitutto promuovere lo sviluppo e la diffusione delle Competenze Digitali, assolutamente necessarie per favorire l’adozione delle tecnologie digitali da parte di imprese e cittadini, assicurandone altresì un utilizzo efficiente e sicuro. Il nostro Paese sconta ad oggi un forte gap nei confronti dei principali competitors europei in termini di capitale umano, facendo registrare livelli di competenze digitali di base e avanzate molto bassi,

La seconda priorità è contribuire allo sviluppo dell’Economia dei Dati nazionale, in coerenza con gli obiettivi della più ampia Strategia europea dei Dati e con il lavoro svolto da Confindustria in questi ultimi 2 anni, favorendo la progettualità e lo sviluppo di servizi digitali evoluti per valorizzare il patrimonio informativo delle nostre organizzazioni, imprese e pubblica amministrazione.

Ulteriore urgenza è favorire il processo di Digitalizzazione delle Infrastrutture del Paese, in particolare le cosiddette infrastrutture critiche, il cui funzionamento è necessario ad assicurare l’erogazione dei servizi essenziali per garantire l’operatività di imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini.

Indispensabile è poi mettere la Cybersecurity al centro del processo di trasformazione digitale in atto, per la protezione delle infrastrutture critiche nazionali (energia, trasporti, sanità, oleodotti, reti digitali), dei sistemi produttivi e delle informazioni strategiche, guardando alla cybersicurezza non come un costo bensì come un investimento.

Da ultimo, ma non per importanza, è necessario promuovere lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali per la Sostenibilità e l’economia Circolare per favorire l’azione contro la crisi climatica e per la sicurezza energetica globale.

È fondamentale investire in infrastrutture resilienti ai cambiamenti climatici, in tecnologie per nuove forme di energy e in supply chain basate su energia pulita e rinnovabile, investire in infrastrutture per il trasporto a basse emissioni, in batterie per le auto elettriche, in tecnologie scalabili e innovative per siti che non hanno accesso all’energia pulita.

 

D: Secondo lei, oggi, il Pnrr andrebbe rivisto?

R: Attraverso i fondi messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Italia ha la grande occasione di poter accedere ad ingenti risorse per poter colmare molti dei ritardi accumulati nel tempo, affrontando in maniera sinergica le sfide delle transizioni digitale, ambientale ed energetica, un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire.

A testimoniare l’importanza della transizione digitale come leva strategica per la ripresa economica e lo sviluppo competitivo del Paese, il PNRR ha messo a disposizione oltre 23 miliardi di euro per favorire la transizione digitale delle imprese, con particolare riguardo alle PMI, che diventano 45 miliardi se includiamo i progetti di digitalizzazione afferenti ad altre missioni.

A mio avviso è l’urgenza a scandire i tempi di attuazione delle misure previste dal PNRR, è necessario fare in fretta e fare bene.

Le risorse a nostra disposizione dovranno essere indirizzate in modo chiaro e rigoroso, serve un’accurata azione di monitoraggio che possa permettere di intervenire tempestivamente durante la fase esecutiva qualora le misure adottate non siano in linea con gli obiettivi fissati.

Una radicale “rivisitazione” del PNRR, seppur alla luce dei pesanti effetti negativi per l’Europa dovuti al conflitto Russo-Ucraino attualmente in corso, ovvero l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, rischierebbe di condizionare il raggiungimento degli obiettivi del Piano, arrivando a pregiudicarne l’efficacia.

Nel preservare la macro struttura del PNRR, obiettivi e missioni, sarebbe però auspicabile rifinire le modalità attuative, agevolando il più possibile la fase di execution e rimuovendo potenziali vincoli e impedimenti che possano in qualche modo ostacolarla, accelerando ad esempio sull’adozione dei decreti attuativi e semplificando gli adempimenti burocratici a carico delle imprese.

 

D: Industria 4.0 è sicuramente uno dei punti cardini per la transizione al digitale. Attualmente a che punto siamo arrivati e quanto ancora c’è da lavorare?

R: Industria 4.0 rappresenta un passaggio assolutamente necessario per le imprese: per le aziende che abbracciano la trasformazione digitale si aprono opportunità di crescita. Il messaggio che diamo alle imprese è che digitalizzare non significa semplicemente utilizzare le tecnologie digitali ma sfruttarle per diminuire i costi, condividere informazioni da remoto e più velocemente e, infine, rendere più agili i flussi di lavoro e i processi.

Per questo, Confindustria ha dedicato e continua a dedicare grandi energie per sensibilizzare le imprese, per creare una cultura dell’innovazione e per assicurare al mondo imprenditoriale politiche industriali adeguate. Mi riferisco al Piano Transizione 4.0 che, anche se con nomi diversi, dal 2017 accompagna le imprese con strumenti che supportano i cardini di questa trasformazione: gli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0, l’attività di ricerca e innovazione e la creazione di competenze, che sono la chiave, direi il prerequisito, per portare avanti un progetto 4.0.

A che punto siamo? Ci sono diversi report che analizzano il livello di digitalizzazione delle imprese – cito ad esempio quello dell’Istat, lo studio realizzato da Assoconsult insieme al Centro Studi Confindustria, uno studio della BEI, tutti pubblicati nei mesi scorsi – che indicano che è stata fatta molta strada, ma restano dei gap da colmare soprattutto nelle imprese di dimensione più piccola, dove per la maggior parte il livello di digitalizzazione resta a un livello di base. È quindi fondamentale continuare a supportare le imprese con misure adeguate e insistere sulle competenze: la priorità per moltissime imprese, soprattutto quelle di dimensioni più piccole, è la conoscenza.

 

D: In ambito Ict stiamo vivendo un periodo di grandi cambiamenti che si evolvono in maniera repentina. A suo parere quali sono le principali sfide che le aziende devono affrontare?

R: Il momento storico che stiamo attraversando e i forti cambiamenti causati dai recenti accadimenti a livello mondiale, sia sanitari che geopolitici, una pandemia non ancora debellata e il conflitto russo-ucraino in pieno svolgimento, stanno costringendo i Paesi industrializzati a ridisegnare in tempo reale i propri modelli economici e le strategie politiche a supporto della competitività, per continuare ad assicurare crescita e benessere alla società e al sistema produttivo.

Questi eventi, assolutamente non prevedibili negli scenari di breve-medio periodo, stanno radicalmente trasformando il nostro modo di interagire, di comunicare, di studiare, di lavorare, modificando altresì i processi produttivi, le logiche di approvvigionamento e i modelli di business.

In questo contesto il Digitale sta ricoprendo un ruolo di assoluto primo piano, rappresentando una delle principali leve strategiche per supportare e accelerare il processo di transizione in atto, e di limitare al minimo gli effetti negativi causati dalle situazioni emergenziali, favorendo altresì la resilienza e la ripresa competitiva delle principali economie mondiali.

Possiamo oggi rappresentare la digitalizzazione come un percorso complesso e strutturato, un insieme di tecnologie abilitanti, di servizi digitali evoluti, di professionalità qualificate, di progettualità esecutiva e di misure strutturali di medio/lungo periodo per sostenere la transizione al digitale del Paese e agevolarne l’adozione da parte di imprese e cittadini.

È necessario attivare campagne di sensibilizzazione sul territorio e promuovere i benefici connessi all’utilizzo delle tecnologie digitali, evidenziando le economicità in termini di costi e di adempimenti burocratici di cui potrebbero beneficiare le nostre imprese, stimolandole ad un diffuso utilizzo dei servizi digitali evoluti e delle tecnologie abilitanti.

 

D: Le imprese riscontrano particolari criticità nel trovare personale qualificato, soprattutto nel settore Ict. Rafforzare il percorso formativo già dalle scuole superiori è la strada giusta? Vede
altre vie percorribili?

R: Purtroppo, è vero, ad oggi le nostre imprese fanno un’enorme fatica a trovare forza lavoro qualificata, adeguatamente formata e pronta per essere inserita nel mondo del lavoro. Non si trovano diplomati, almeno non se trovano a sufficienza.

Secondo il Centro Studi di Confindustria nel 2020 il mismatch tra la domanda e l’offerta di diplomati è stato pari a 318mila unità. In particolare, nei settori dell’elettronica-elettrotecnica, turismo, amministrazione e finanza le difficoltà di reperimento superano il 50%, mentre in settori come meccatronica, energia, grafica e chimica le difficoltà di reperimento superano il 40%

In Italia non esiste ancora una strutturata filiera terziaria professionalizzante, che può competere (senza per questo contrapporsi) con l’università, come accade nella gran parte dei paesi industrializzati del mondo. Questa carenza è la causa principale del gap tra domanda e offerta di competenze, specie tecniche, che limita lo sviluppo e la diffusione di competenze 4.0 nelle imprese italiane.

Esiste tuttavia un sistema, quello degli Istituti Tecnici Superiori, che – se ben sviluppato – può diventare esso stesso la filiera terziaria professionalizzante, ossia un sistema “Higher-VET” italiano che può competere con quelli europei.

Il dialogo sempre più stretto tra le scuole e le imprese è la chiave per rafforzare e rinnovare l’intero sistema educativo, a partire dall’asset fondamentale rappresentato dagli ITS. Proprio il sistema degli ITS, sviluppato in collaborazione con il mondo industriale, può essere il segmento di istruzione e formazione più adatto a garantire una adeguata dotazione di capitale umano con competenze tecnico-scientifiche medio-alte al nostro Paese, molto richieste dalle imprese.

 

D: Con uno sguardo al futuro e pensando alle Startup, quali le nuove frontiere della digitalizzazione sulle quali investire?

R: Il contributo delle Startup innovative allo sviluppo e alla diffusione delle nuove tecnologie digitali è a mio avviso fondamentale, di straordinaria importanza. Anello di congiunzione tra il mondo della ricerca e il complesso sistema economico, potendo contare su professionalità altamente qualificate e su un marcato spirito imprenditoriale costantemente orientato al futuro, vanno opportunamente supportate e tutelate lungo tutto il ciclo di vita, sia attraverso incentivi mirati sia mettendo loro a disposizione strumentazione e infrastrutture abilitanti in cui poter concretizzare le loro idee progettuali.

Tra i principali trend tecnologici su cui poter sviluppare servizi evoluti, sui quali le startup sono sicuramente centrate, mi permetto di evidenziare l’Empowered Edge, ovvero l’ottimizzazione del processo di raccolta ed elaborazione di ingenti volumi di dati grazie a un utilizzo più efficiente delle infrastrutture Cloud e di data processing attraverso l’impiego di servizi di Intelligenza Artificiale; l’Hyper Automation, la combinazione multipla convergente di machine learning, applicazioni software e strumenti di automazione per potenziare e ottimizzare le capacità dei processi automatizzati e l’interazione uomo-macchina.

Un altro ambito in costante sviluppo è quello dell’impiego dell’intelligenza artificiale nella cybersecurity, in cui le applicazioni di IA potranno giocare un ruolo di assoluto rilievo. Le future tecnologie che impatteranno sul panorama IT saranno accessibili via internet e creeranno vulnerabilità di sicurezza e nuovi potenziali punti di attacco per gli hacker. L’impiego di soluzioni di IA consentirà di elevare sensibilmente la soglia di sicurezza e di protezione dei nostri asset tecnologici.

Da ultimo il 6G, la rete intelligente. Le reti di sesta generazione saranno reti intelligenti, sviluppate per potenziare le caratteristiche delle reti 5G, ovvero per una gestione più efficiente del traffico dati generato dalla grande quantità di dispositivi connessi, consentendo così di sfruttare appieno i vantaggi dell’IoT grazie a soluzioni di IA, in grado di abilitare connessioni su larga scala tra dispositivi intelligenti ed effettuare in real time calcoli complessi.