“Qui, in questo luogo del mondo, che non è di questo mondo, basta uno sguardo, una emozione e ogni pensiero è già sogno, qui puoi”
Forse potrebbe essere nata proprio da questa scritta, impressa su un muro di Furore, piccolo borgo della Costiera Amalfitana famoso per il suo fiordo, l’ispirazione dei ragazzi della Territoriale di Salerno per il loro primo Centrale e il convegno dello scorso 7 maggio: WOW – Work Opportunities and Welfare.
E WOW viene spontaneo dirlo anche a me. Non soltanto per aver scelto come cornice dell’evento la meravigliosa Costiera Amalfitana, alla quale, da buona campana, sento di appartenere, ma soprattutto per ciò che questi ragazzi sono riusciti a costruire con le proprie forze. Sono riusciti persino a portare al tavolo del confronto due viceministri, offrendo ai partecipanti un’occasione concreta di dialogo sui temi del lavoro e del welfare. Per questo WOW. Perché hanno dimostrato che, quando si crede davvero in qualcosa, le opportunità si possono costruire, coinvolgendo anche le istituzioni.
E forse è proprio questo l’aspetto che più mi ha fatto riflettere. Il Convegno di Ravello, così come molti degli eventi che realizziamo come Movimento, rappresenta un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. È questa la collaborazione che dovremo rafforzare nel prossimo futuro. Una collaborazione che deve tradursi in un fronte comune fatto di persone capaci di dialogare, ascoltarsi e costruire insieme qualcosa di positivo.
In questo processo di crescita collettiva credo esistano due aspetti fondamentali. Il primo riguarda chi rappresenta le istituzioni: è importante mantenere sempre i piedi ben piantati a terra, restando vicini al territorio e alle persone. Come il sindaco di Ravello, che vive il proprio ruolo con la consapevolezza del servizio che ha SCELTO di rendere alla comunità di cui si sente parte integrante. Il secondo riguarda tutti noi. Dobbiamo ricordare che le istituzioni sono fatte prima di tutto di persone che possono sbagliare, imparare e crescere attraverso le responsabilità che assumono.
Questa dimensione così profondamente umana la ritroviamo nelle pagine di questo numero. La si percepisce nell’intervista ad Antonio Calabrò, quando ricorda che la cultura d’impresa è un patrimonio vivo e condiviso. La si ritrova nel lavoro svolto al CNEL dalla VP Annalisa Po’ con i giovani imprenditori per costruire un nuovo patto generazionale. E lo si vede anche nell’esperienza della Territoriale Emilia Centro, che dimostra come oggi nessuno possa vincere da solo. Tutto questo è bellissimo, proprio come Ravello. Tuttavia non possiamo fermarci alla bellezza del racconto. È arrivato il tempo di trasformare le idee e il dialogo, che abbiamo dimostrato di saper aprire con le istituzioni e con tutti gli attori sociali, in progetti concreti, affinché ciò che realizziamo non resti soltanto un bellissimo ricordo. Ora ci aspetta Rapallo. Un’altra OCCASIONE. Come a Ravello, anche lì la cornice sarà bellissima.
Ma quello che conterà davvero, se saremo bravi e coraggiosi, lo troveremo dentro le conversazioni, sui tavoli di lavoro, nel fare insieme.
WOW