Per oltre tre decenni ho raccontato con le immagini la vita dei Giovani Imprenditori di Confindustria, testimone discreto e partecipe di undici presidenze. Oggi condivido memorie, incontri e visioni di un’avventura collettiva che ha lasciato un segno profondo.
In un pomeriggio di maggio del 2020 cercavo la lista completa dei Presidenti del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria, il sito dei GGI aveva qualche rallentamento e sono andato su Wikipedia.…ho scoperto che con quella denominazione la pagina non esiste.
La correttezza della denominazione non è trascurabile: il Gruppo Giovani Imprenditori nasce all’interno di Confindustria e nell’unire quei quattro termini specifica l’ordinamento, la natura, le aspirazioni e gli obiettivi dell’Associazione.
Il lungo capitolo del mio percorso con il Movimento dei Giovani Industriali si era chiuso nel 2017, avevo curato come fotografo per più di 32 anni il Gruppo Giovani Imprenditori, durante undici diverse Presidenze. Ricordi non solo professionali, ma fatti e sentimenti, passioni, inevitabili coinvolgimenti, una storia vissuta tra donne ed uomini, tanti amici, sogni e speranze spesso condivisi.
Durante questo lungo esercizio professionale ho avuto il privilegio di essere parte di un Movimento che si è sempre mosso in modo proattivo. Il Gruppo ha sempre dimostrato di essere in posizione di moderata avanguardia, intuendo le tematiche emergenti nella politica economica del Sistema Paese con una visione anticipata tra i 6 ed i 18 mesi rispetto al contesto corrente. Visione costantemente allargata ad un trend mondiale di riferimento con una proiezione temporale di circa tre anni.
Grazie al coinvolgimento nel Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria ho sviluppato relazioni significative con numerosi imprenditori affermati o emergenti, esperti di ogni settore, rappresentanti di interessi e cariche istituzionali. Da tutti quelli di cui mi ricordo ho ricevuto doni di conoscenza e di visione, ho sempre imparato qualcosa. Mi ricordo molto bene come ero agli inizi di questa avventura – ed ho ben presente come sono diventato alla fine. Quando si è interrotta la mia collaborazione, il lavoro collegato in maniera diretta ed indiretta ai Giovani di Confindustria rappresentava più del 60% del mio tempo.
Il resto delle mie giornate se ne andava in attività legate ai doveri familiari. Cominciavo a godere di una più comoda agenda ed è arrivato il Covid. Mi sono ritrovato un vero capitale di tempo libero ed ho cominciato a scrivere. C’è qualche storia di cui sono stato protagonista, ma molto più spesso spettatore privilegiato. Mi sono fatto una lista di persone che avrei voluto sentire, ed ho cercato questi carissimi ed occasionali compagni di strada. Abbiamo conversato spesso a lungo, e le loro storie sono diventate sempre più interessanti.
In qualche caso, è il cuore che mi ha spinto a parlarne, talvolta la testa, forse anche un certo senso del dovere. Sarebbe più giusto dire che per ognuna di queste storie c’è un motivo speciale e uno specifico. Spero possiate leggerli entrambi. Sono molto contento di questa mia fatica, dove ho mescolato quel che ho detto tante volte con quello di cui mai ho parlato. Ho tra gli amici una persona per cui la scrittura è un mestiere vero, e con la brutalità cortese di cui è capace mi ha servito il dubbio disfattista che tutto questo potrebbe essere solo un mio caro ricordo personale, e che esagero a dare riguardo e attenzione ad un gruppo sociale, movimento o associazione che sia, tra le tante configurazioni possibili di un ceto emergente, talvolta dirigente, di un paese occidentale a benessere diffuso come il nostro.
Personalmente, non solo sono profondamente convinto che sia giusto farlo, ma sono addirittura certo che bisogna farlo – e soprattutto devo farlo io – raccontando quello che ho visto nascere e crescere nel paese, in più di trenta anni, ed a cavallo tra due secoli. Nel Movimento c’è il meglio del nostro meraviglioso Paese, e della gente ordinariamente straordinaria che lo popola. La semplicità rivoluzionaria dell’impegno quotidiano, lo sforzo dell’adeguamento delle pratiche agli obiettivi, la manutenzione del bene nella costruzione del meglio. Una dimensione collettiva dell’individualità, assunta ad esercizio costante.
Nel patrimonio fondante del Movimento vive e si muove una curiosità quasi infantile, ed un entusiasmo adolescenziale nel fare gruppo e squadra (che non sono la stessa cosa) su qualsivoglia progettualità. Questo – che potrebbe sembrare tanto – in fondo, è il meno. Quel che c’è di più, quel c’è di unico, è che nel Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria ci si diverte e ci si vuole addirittura bene. Come in una famiglia, che un po’ ti sei ritrovato, ed un po’ hai cercato. Nonostante le distanze, e lo scorrere prepotente del tempo. Troverete, in questo pezzo di Occidente fortunato parecchi posti dove incontrare buoni livelli di “Liberté”, e molti altri dove c’è sufficiente impiego di “Egalité”… In pochi rari luoghi invece è – viva, vegeta ed in salute – la Fraternité. Il Movimento è una di queste oasi fortunate.
Vedete, io sono un fotografo soprattutto, sono quello che ho fatto intensamente per almeno cinquanta anni. In buona sostanza, colui che prende una scena banale, comune e ovvia quanto basta perché sia riconoscibile dal massimo numero di persone possibile e ne mette a fuoco – in modo assolutamente arbitrario – una parte, una parte sola.
Così un’immagine diventa un’area definita di senso, il palcoscenico perfetto per un’idea. Il primo dato forte che ho acquisito, grazie al Movimento, è che ogni valore è, innanzitutto, un valore individuale. Anche se nasce da un confronto collettivo tra centinaia di persone. Unitario è termine ambiguo, esprime sia il concetto di specifica singolarità che di convergenza del molteplice. E’ grazie a questa combinazione dei singoli e dei molti che ho scritto del Gruppo Giovani Imprenditori, di cosa significa secondo me in assoluto, di cosa significa per me, per il Paese e – soprattutto – per ognuno degli stessi Giovani di Confindustria.
Quelli che cercano di restare Imprenditori Giovani il più a lungo possibile. Consapevoli e felici del fatto che la strada del futuro vuole molta fiducia, tanta fatica e soprattutto ingenuità, quanta riuscite a tenerne in un giovane cuore.