Quale impresa

Rush Hour – I protagonisti tra dazi e dinamismo di mercato

Partire da un’immagine, può essere un buon modo per fare chiarezza su una situazione poco nitida. Per i dazi imposti da Trump, potrebbe essere opportuno utilizzare la metafora, spesso dirimente, dei binari di un treno.

Da un lato ci sono gli USA, noti per trainare e influenzare l’economia globale, che vanno dritti verso un orizzonte di produttività circoscritta ai propri confini, e dall’altro il resto del mondo, che sembra andare invece in direzione opposta.

E nel centro? More solito, stat virtus: imprese, operatori del mercato, consumatori.

Perché questa netta contrapposizione?

Come spesso accade quando si prendono delle posizioni così marcate, il motivo potrebbe essere cristallizzato dalla somma algebrica – non sempre positiva – di vantaggi, rischi e opportunità.

E’ sempre meglio, allora, tentare di effettuare un’analisi asettica delle ripercussioni, provando a rimanere (per quanto possibile) al di sopra delle parti, osservando in modo speculare ogni scelta, e perché no, mettendo gli scenari sui due piatti della bilancia (commerciale).

Sono tre i protagonisti principali coinvolti dalla scelta: le industrie americane,  la produzione interna, i rapporti con la Cina.

Per coerenza, meglio rimanere fedeli alla metafora di partenza: con i dazi, il costo dei prodotti introdotti in America aumenta, e ciò si ripercuote sugli sforzi che gli stessi imprenditori americani affrontano, per approvvigionarsi direttamente alla filiera delle imprese locali.

Sarebbe utile chiedersi: le aziende di un mercato, pur avendo stakeholder fidelizzati, hanno la forza di mantenere gli stessi standard qualitativi e lo stesso rapporto costi\benefici per produrre ciò che i propri clienti desiderano?

La produzione interna, e un nuovo approccio alla concorrenza, verrebbero rinvigorite e si potrebbero creare meccanismi di rete tra imprese, finalizzati allo sviluppo del territorio. Certo è che occorre molto tempo perché accada: le sfide attuali, dettate sempre di più dai tre item efficienza, innovazione, ma soprattutto velocità, potrebbero stridere con un approccio di questo genere.

Internazionalizzazione e delocalizzazione sono stati momenti di grande importanza: molte imprese hanno scelto di passare da medie a grandi, o altre già da grandi hanno avuto l’esigenza di scoprire nuovi mercati, come, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, la costituzione, al tempo, di F.C.A.  per fare un esempio.

Spesso l’America ha rappresentato un bacino di speranza, conferendo a tanti imprenditori entusiasmo rinnovato e un afflato innovativo diventato, col tempo, proverbiale.

Alzare dei muri così alti, ad oggi, potrebbe portare a rivedere tante scelte da parte delle imprese Europee, che provengono – per inciso – da 27 Paesi differenti, ognuno dei quali con economie, priorità e fabbisogni eterogenei.

Avanza, sempre silenziosamente, ma non con minore intensità, la presenza di un Paese che un paio di millenni fa, ha iniziato a innalzare – certo con finalità differenti – più che un muro, una Grande Muraglia.

Dedicarsi completamente ed esclusivamente ad un nuovo mercato come quello cinese (dando la giusta importanza a tutto il mercato BRICS) per chi non lo ha già fatto, significa settare e ricalibrare le proprie politiche di pricing e la ritmica della produttività, rivedendo i propri forecast, le esigenze di azionisti e stakeholder, ma soprattutto assorbendo le linee guida di nuovi ipotetici partner e investitori.

E ciò richiede tempo.

In mezzo ai binari, tornando alle metafore, milioni di consumatori, risparmiatori e di imprenditori, stanno facendo i conti con inefficienze produttive, stavolta fornite dagli esiti non floridi che i mercati finanziari hanno evidenziato.

Questo articolo si potrebbe concludere con una frase effetto, o con una citazione che faccia della retorica di chi scrive, un ponte verso orizzonti di riflessioni positive.

E’ invece un momento per esprimersi, e un’occasione per rendere evidenti le capacità di un movimento di giovani imprenditori, che coralmente cerca di migliorare il territorio. E non solo.

Si potrà andare avanti, sempre, con l’ottimismo. Lo stesso ottimismo che consente a molti di entrare nel merito della valutazione delle ripercussioni scaturite dalle riforme, e difficilmente delle scelte politiche.