L’Associazione fondata da Flavia Filippi lavora come cerniera tra detenuti e aziende: “convincere gli imprenditori non è semplice, ma non è impossibile”.
Ribaltare la narrazione del detenuto, incompatibile con la società e con il futuro, dal momento della condanna. È questa la missione dell’Associazione del Terzo Settore Seconda Chance, nata nel 2022 grazie all’impegno della fondatrice e Presidente Flavia Filippi, giornalista di cronaca giudiziaria del TgLa7.
L’obiettivo, in una situazione delle carceri italiane drammatica sotto ogni punto di vista, è quello di creare un ponte tra i detenuti ammessi al lavoro esterno – grazie all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario oppure ammessi alle misure alternative – e le aziende attente al sociale e in cerca di manodopera. In alcuni casi è possibile sfruttare i benefici della legge Smuraglia (193/2000) che prevede sgravi fiscali per chi assume detenuti sia part-time che full time, sia a tempo determinato che indeterminato. E le statistiche confermano un tasso di recidiva nella criminalità al 19% contro il 68% di chi non ha la possibilità di ricominciare.
“Grazie al mio lavoro mi sono resa conto che in carcere finiscono spesso persone che non hanno avuto la possibilità di scegliere altre strade o che non possono permettersi l’avvocato giusto. Volevo rendermi utile e nel 2021 ho chiesto a Gabriella Stramaccioni, all’epoca Garante dei diritti dei detenuti di Roma Capitale, di introdurmi nell’ambiente. E così è partito tutto”.
È stata la determinazione della giornalista a permettere che il progetto prendesse vita. Ma non è stato semplice decollare. “Dal momento in cui ho avviato questo progetto, ho ricevuto continui rifiuti – racconta –. Ma ora tutto sta cambiando. Sto costruendo una squadra di collaboratori capaci, motivati, dedicati. In ogni regione, e spero presto anche in ogni città, c’è un rappresentante di Seconda Chance che cerca di coinvolgere aziende di ogni tipo, che dialoga con le carceri e con le imprese, che accompagna gli imprenditori a fare colloqui negli Istituti, seguendo il percorso di reinserimento”.
Sono già 340 le offerte di lavoro procurate grazie all’adesione di realtà importanti che “stanno contribuendo ad abbattere i pregiudizi e a sensibilizzare la società sui benefici del reinserimento attraverso il lavoro” spiega Filippi. Dal Vaticano a Terna, da Nestlè a Fiege Logistics, dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli all’Istituto Superiore di Sanità, e ancora Conad Nord Ovest, Bosch Italia, Acqua Vera, Lottomatica, Gruppo Palombini, Gruppo Marchesini, Cookery, Autostrade per l’Italia, Arcaplanet, Gruppo Cremonini, Nespresso… “e molto altro bolle in pentola” garantisce la giornalista. Inoltre, sono stati firmati Protocolli di intesa con il Ministero della Giustizia, con Fipe-Confcommercio, Ance Toscana e con la Biennale di Venezia.
Seconda Chance è anche formazione: “con Gruppo Bosch stiamo formando detenuti esperti di bici elettriche a Como, Monza, Torino e Ancona”, racconta la giornalista. E “grazie a Plastic Free, volontari e detenuti periodicamente puliscono le spiagge e le rive di laghi e fiumi. Inoltre, stiamo sviluppando progetti di abbattimento della plastica all’interno delle carceri”. Sul fronte sport “siamo riusciti a far donare dalla Federtennis un campo da tennis a Rebibbia Nuovo Complesso e dalla Federpallacanestro uno da basket a Secondigliano”.
Per sostenere questi risultati e raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, Seconda Chance partecipa a bandi pubblici e presenta progetti a Fondazioni e grandi aziende pubbliche e private. Di recente, ha avviato una partnership con Intesa San Paolo che, apprezzando l’impegno e le motivazioni dell’Associazione, l’ha inserita nella piattaforma For Funding.
Dal canto loro, i detenuti nutrono sempre più speranza. Tempestano di richieste la casella [email protected] e aspettano con emozione che arrivi qualcuno a regalare loro una nuova vita, una seconda possibilità. Anche i direttori delle carceri, gli educatori, gli agenti di Polizia Penitenziaria, sommersi dalle emergenze, chiedono di interagire con l’Associazione.
“Purtroppo, gli appelli disperati sono molti di più delle aziende disposte a venire con noi nelle carceri”, racconta la giornalista che, con il suo team, procura impieghi principalmente nei settori della ristorazione e dell’edilizia. Ma detenuti sono stati assunti anche come parrucchieri, meccanici, giardinieri, geometri, centralinisti, magazzinieri, autisti, informatici.
“Agli imprenditori garantiamo soddisfazione personale, quella che si prova quando si aiuta con criterio una persona in difficoltà, e assicuriamo grandi riscontri mediatici”, spiega Filippi.
Inoltre, il processo di selezione è curato dall’amministrazione penitenziaria che individua i detenuti più adatti alle richieste delle aziende, e ogni colloquio è seguito dai collaboratori di Seconda Chance che cercano di rispettare anche le competenze e le attitudini di ogni candidato.
Grazie all’Associazione, molte persone hanno potuto recuperare dignità, sostenere le loro famiglie, ricostruirsi un futuro. Come sottolinea Flavia Filippi, il progetto è una “cerniera” tra due mondi apparentemente lontani che si avvicinano e dimostrano alla società che dare una seconda possibilità conviene, a tutti.