Cosa significa, oggi, parlare di impresa al femminile? Quali spazi si aprono o si restringono per le donne che scelgono di fare impresa in un contesto in continua trasformazione? A queste domande ha risposto la quarta edizione del Pink Talk, tenutasi lo scorso aprile nella suggestiva cornice di Borgo Egnazia, in Puglia. Un evento che, si conferma come spazio generativo di confronto, visione e comunità, mettendo al centro non solo le professioniste, ma le persone.
Promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Bari e BAT, con il sostegno dei colleghi regionali e nazionali, il Pink Talk 2025 ha scelto un titolo che è insieme programma e orizzonte: “Ispirare il futuro”. Perché il cambiamento, è stato più volte ribadito, non ha genere. Ha bisogno di consapevolezza, visione, ascolto. E azione concreta.
A inaugurare i lavori, i saluti istituzionali di Alice Pretto, Vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Rocco Salatto, Presidente Confindustria Giovani Puglia, e Marilù Fiore, Vicepresidente Giovani Puglia e ideatrice del format. Tre voci che hanno ribadito l’urgenza di creare luoghi dove le donne possano non solo raccontarsi, ma orientare con coraggio l’evoluzione dell’impresa. Non riproducendo modelli esistenti, ma generando visioni nuove e contemporanee.
Donne che guidano, trasformano, innovano
Il primo panel, “Changemakers: le donne che stanno riscrivendo le industrie”, ha dato voce a tre percorsi imprenditoriali differenti, ma accomunati da una leadership fondata su responsabilità sociale, radicamento territoriale e innovazione valoriale.
Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Unoaerre Industries, ha raccontato il percorso di un’impresa storica del Made in Italy che ha saputo innovare senza snaturare la propria identità. Lucia Forte, CEO di Oropan SpA, ha presentato un modello in cui filiera agroalimentare, welfare aziendale e inclusione si fondono in un ecosistema virtuoso. Letizia Cantini, general manager di Svicom SpA, ha parlato di rigenerazione urbana, prossimità e sostenibilità come leve di sviluppo.
“Guidare un’azienda oggi significa restare in ascolto: del cambiamento, delle persone, dei territori” – ha affermato Cantini, sintetizzando con lucidità una leadership inclusiva, relazionale, concreta.
Algoritmi e parità: la sfida invisibile
Il secondo panel ha acceso i riflettori su una delle sfide più urgenti per l’equità del futuro: l’impatto dell’intelligenza artificiale sul gender gap. Intitolato “AI, parità e competenze: tra opportunità e stereotipi”, l’incontro ha posto una domanda scomoda ma necessaria: come evitare che gli algoritmi riproducano – o amplifichino – i bias di una società ancora profondamente disequilibrata?
A confrontarsi: Darya Majidi, Presidente di UN Women Italia e Presidente onoraria di Donne 4.0, Barbara Alicino, Head of Bari CoE R&D Lutech, e Serena Botta, Partner dello Studio Toffoletto De Luca Tamajo.
“La parità oggi si gioca anche sul terreno degli algoritmi” – ha dichiarato Majidi. “Escludere le donne dai processi di progettazione tecnologica significa disegnare un futuro parziale, pericolosamente incompleto.”
Al centro del confronto, il tema delle competenze e della rappresentanza nelle discipline STEM, ma anche quello della formazione: come fornire alle nuove generazioni – e alle giovani donne in particolare – strumenti concreti per accedere ai ruoli strategici nell’innovazione.?
Resilienza e fallimento: nuove narrazioni dell’impresa
Il terzo e ultimo panel, “Resilienza e impatto: storie che ispirano il cambiamento”, ha messo in discussione la narrazione lineare del successo. A prenderne il posto, il valore del fallimento, della vulnerabilità, della ripartenza.
Sul palco: Francesca Corrado, Economista e autrice, fondatrice della Scuola di Fallimento, Isabella Cardone, Direttore generale di Ternana Women, e Aurora Caporossi, fondatrice di Animenta e del progetto ComeStai.
“Il successo è sopravvalutato. È nel cadere che impariamo a camminare davvero” – ha affermato Corrado, con la lucidità di chi ha trasformato la fragilità in occasione e crescita.
Il racconto di Cardone ha mostrato come il calcio femminile possa diventare laboratorio di inclusione sociale. Quello di Caporossi ha restituito, con forza e autenticità, l’impatto trasformativo di una storia personale che diventa progetto collettivo di benessere psicologico e prevenzione alimentare tra i giovani.
BINP e Pink Talk itinerante: due annunci per il futuro
Nel suo intervento conclusivo, Marilù Fiore ha voluto trasformare il dialogo in azione, presentando due nuove iniziative che danno forma e continuità alla visione del Pink Talk.
La prima è BINP – Boosting innovation Poliba : un percorso di incubazione e mentoring dedicato alle startup femminili, pensato per accompagnare le imprenditrici dalla validazione dell’idea fino alla crescita, offrendo formazione, networking e accesso a investitori.
La seconda è l’annuncio del formato itinerante: Pink Talk si espanderà in nuovi territori e città, per moltiplicare impatto, alleanze e possibilità.
“Il cambiamento non ha confini. Non ha genere. Ma ha bisogno della nostra visione, ogni giorno.”
Oltre 150 partecipanti, tre panel tematici, più di dieci speaker. Ma i numeri, da soli, non raccontano l’atmosfera che si è respirata: un’energia condivisa, autentica, generativa.
Pink Talk 2025 ha restituito una fotografia nitida di cosa significhi oggi fare impresa in modo consapevole: accogliere la complessità, costruire reti, abbracciare la trasformazione. Con concretezza, ma anche con coraggio e visione.
Un risultato possibile anche grazie a tutti i partner del progetto.
Il valore di esserci
In un tempo che accelera, fermarsi a condividere idee, storie e possibilità può diventare un gesto rivoluzionario. È da qui che riparte il Pink Talk: dalla consapevolezza che l’impresa migliore è quella che sa generare futuro – e non solo fatturato.“Il cambiamento non ha confini. Non ha genere. Ma ha bisogno della nostra visione, ogni giorno.”