Confindustria Valle d’Aosta celebra ottant’anni di storia: dalle prime sfide del dopoguerra alla crescita attuale con oltre 300 imprese associate, l’associazione si conferma punto di riferimento per lo sviluppo industriale e imprenditoriale della regione, guardando con decisione alle sfide europee e alla transizione futura.
L’ultimo decennio ha visto Confindustria Valle Aosta continuare a crescere: oggi conta su 326 imprese associate, il doppio rispetto al 2015, per 8.154 addetti pari al 60% della forza lavoro stabile della Valle d’Aosta. Dal 2023 inoltre si è ampliata la rete di collaborazioni con altre associazioni e categorie, ed un desk europeo è stato aperto insieme a Confindustria Piemonte e Liguria presso la rappresentanza di Bruxelles. Una partnership estesa che riguarda anche tematiche condivise tra le tre regioni come turismo e infrastrutture, di qui la partecipazione al monitoraggio delle infrastrutture dell’Oti Nord. Proprio l’ammodernamento del traforo del Monte Bianco, insieme alle relative chiusure trimestrali iniziate nel 2022, è al centro dell’attività anche dell’attuale presidente, Francesco Turcato cui spetta l’onore il 17 ottobre al Grand Hotel Billia di Saint Vincent di celebrare gli 80 anni di Confindustria Valle d’Aosta. Con lui il presidente nazionale Emanuele Orsini e una rappresentanza del Governo nazionale e di quello regionale, rinnovato nelle elezioni del 28 settembre.
La storia di questa associazione inizia l’11 giugno 1945, quando si ipotizza per la prima volta la creazione di un’associazione di imprenditori in Valle d’Aosta che prenda il posto dell’Unione Industriale Fascista della Provincia di Aosta creata nel 1929 e disciolta dal 1944. Il Paese faticosamente prova a ripartire, il Miracolo degli anni ’60 nessuno nemmeno lo immagina a poche settimane dalla fine della guerra, ben più importante è difendere l’esistente, ovvero quel poco che ha resistito a cinque anni di conflitto mondiale. Società Idraulica, il cotonificio Brambilla di Verres e la Guinzio Rossi sono presenti e citate nel verbale della riunione al Comune ad Aosta, da cui parte il processo che in pochi mesi porta alla fondazione vera e propria dell’Associazione Valdostana Industriali, l’Avi che resterà in vita fino al 2004 prima che si passi all’attuale denominazione Confindustria Valle d’Aosta.
C’è già la Cogne insieme alla Fratelli Brunod, la Birra Aosta (il cui titolare Roberto Vincent sarà presidente dell’associazione nel decennio 1955-1965) e Luigi Fresia, ingegnere giramondo che è tornato ad Aosta dopo aver combattuto in entrambi i conflitti mondiali. La sede provvisoria è in via Gramsci 25 e quattro sono le persone di staff, come diremmo oggi, tra cui Clara Giovannino, addetta all’amministrazione. In poche settimane aderiscono 187 ditte, comprese quelle canavese che però usciranno già a luglio 1945 per dar vita a un’associazione autonoma guidate da Adriano Olivetti.
Il dopoguerra è complesso e carico di incertezze, il costo della vita sta esplodendo e i sindacati, anche loro in veloce ricomposizione, si fanno sentire. Tutto questo mentre la Valle d’Aosta nemmeno esiste, lo sarà dopo un decreto del 7 settembre 1945. È questo il motivo per cui si aspetta per celebrare l’assemblea fondativa, che si svolge però poco dopo, il 4 ottobre alla Camera di Commercio in piazza Vittorio Veneto ad Aosta. Il 16 gennaio 1946 Luigi Fresia grazie a 107 voti su 144 è eletto primo presidente dell’Avi. In quel momento sono 114 imprese iscritte, un numero che arriva a 172 con 11.876 dipendenti nel 1945, come si legge nel primo annuario di Confindustria, che specifica come circa l’80% sono Pmi. Intanto la sede dell’Avi in via Conseil de Commis progettata dal grande architetto milanese Giò Ponti, amico di Fresia, diventa realtà, tanto che già il 27 settembre 1946 i lavoratori della Cogne la presidiano in massa.
La Valle d’Aosta è però ancora fortemente isolata, solo nel 1970 l’autostrada da Torino arriverà al capoluogo, ben cinque anni dopo l’apertura del Traforo del Monte Bianco e sei dopo quella del Traforo del Gran San Bernardo. E sono proprio le costruzioni ad aver un ruolo cruciale nello sviluppo economico della regione. Anche perché per decreto, con la nascita dell’Iri nel 1958 escono dalle associazioni datoriali tutte le imprese a partecipazione pubblica, comprese per l’Avi la Cogne e la Sip, Società idroelettrica Piemonte, che davano lavoro a 7.500 addetti. I conti dell’associazione vacillano ma già nel 1963 tornano in utile. La crescita economica infatti non si ferma, trasformando anche il tessuto imprenditoriale e nel 1971 il comparto dei servizi arriverà a valere il 51% del valore aggiunto prodotto in Valle d’Aosta, con l’industria che scente al 35% dal 59% del 1951. Chiudono quasi tutte le attività minerarie, mentre nel 1973 la birra Aosta dopo vari passaggi viene ceduta alla Henninger Brau insieme al nuovo impianto di Pollein, che poi entrerà nel gruppo Heineken nel 1987. Nel 1975 nasce Confidi Industriali della Valle d’Aosta, anche perché quell’anno per la prima volta dalla fine della guerra il Pil italiano cala del 3,7%, mentre i prezzi salgono del 15%. Una crisi economica che in Valle d’Aosta si prolunga più che nel resto del Paese, tanto che si arriva all’occupazione della sede dell’Avi il 27 gennaio 1978.
Nel 1981 con la Legge 690 però cambia lo scenario, grazie al nuovo riparto fiscale, vengono infatti riversate ogni anno centinaia di miliardi di lire sulla regione, talmente tanti che in certi anni non si riuscirà a spendere tutto quanto destinato alla Valle d’Aosta. La ripresa dell’attività anche industriale è però immediata, spinta dai 624 miliardi di lire arrivati nei soli anni ’80. Sono anche questi gli anni in cui gli statuti nazionali di Confindustria danno vita, non senza polemiche in Valle d’Aosta, ai direttivi della Piccola Industria, autonomi rispetto al resto dell’associazione. Nel 1983 nasce anche il Gruppo Giovani Imprenditori valdostani, tutti rigorosamente under 35, i fondatori sono quattro. Sono anni di sviluppo e nel 1991 c’è chi propone un collegamento ferroviario Aosta-Martigny che forse avrebbe cambiato la storia della Valle d’Aosta ma non vide mai la luce. Sempre quell’anno è eletto presidente Avi il primo rappresentante delle imprese della Bassa Valle, Renzo Vuillermoz, che resterà in carica fino al 1997. È lui gestire il periodo della complessa privatizzazione della Cogne Acciai Speciali, e a facilitare nel 1994 la nascita della sezione edile. Nel 1999 il rogo del traforo del Monte Bianco e l’alluvione di ottobre 2000 sono veri e propri choc che si aggiungono a un progressivo ridursi della finanza straordinaria che aveva sostenuto l’economia valdostana per decenni. Nel 2006 nasce Fondimpresa Valle d’Aosta, l’ente bilaterale paritetico che dà vita al percorso di formazione condivisa con i sindacati, che tutt’ora è operativo tramite Conto Formazione e Conto di Sistema. La grande crisi internazionale iniziata nel 2007 con i mutui subprime statunitensi colpisce duramente anche la Valle d’Aosta, nel 2009 il Pil regionale perderà il 5,8% mentre nel 2012 la disoccupazione arriverà al 7,14%.
Da allora nuove sfide e crisi, il Covid e dal 2022 la guerra in Ucraina insieme ai dazi e le tensioni in Medio Oriente, hanno messo a dura prova il tessuto industriale e imprenditoriale della Valle d’Aosta, che però grazie all’autonomia garantita dallo statuto di Confindustria Valle d’Aosta ha saputo rimanere un riferimento costante anche per le altre associazioni datoriali del territorio. Transizione ambientale e tecnologica, sono percorsi su cui l’associazione ha impegnato risorse ingenti, così come nella valorizzazione della propria storia, grazie al progetto ‘Mosaico’ che ha coinvolto migliaia di cittadini in tutte le principalità località della Valle d’Aosta.