L’11 marzo 2026 Confindustria ha firmato un’intesa con alcuni dei principali New Media del panorama digitale. L’obiettivo è ambizioso: rinnovare il racconto dell’impresa italiana e parlare di industria, innovazione e cultura d’impresa con linguaggi più vicini al presente e alle nuove generazioni. È un passaggio nuovo per Confindustria che per la prima volta sceglie un’alleanza strutturata con i media digitali. Ne parliamo con Giovanna Ricuperati, special adviser del presidente Emanuele Orsini per la cultura d’impresa e referente del progetto.
L’11 marzo è stato firmato un Patto con alcuni tra i principali New Media per costruire un racconto nuovo dell’impresa italiana. Ma questo percorso parte da più lontano: ci aiuta a ripercorrerlo?
Questo percorso nasce da una consapevolezza molto chiara: se l’impresa è cambiata, deve cambiare anche il modo di raccontarla. All’interno del Gruppo Tecnico Cultura d’Impresa è emersa subito l’esigenza di superare una rappresentazione spesso datata, distante dalla realtà di oggi. L’impresa non è più, ammesso che lo sia mai stata soltanto, la “fabbrica grigia e fumosa” dell’immaginario collettivo. È un luogo aperto, dinamico, dove si producono innovazione, competenze, opportunità e futuro.
Per questo abbiamo deciso di aprire un confronto con alcuni dei principali New Media, cioè con chi oggi parla a pubblici ampi e soprattutto alle nuove generazioni con linguaggi contemporanei, accessibili e credibili. È stato un confronto schietto, vero, a tratti anche duro, ma proprio per questo utile. Da lì è nata l’idea del Patto: una collaborazione strutturata che da un lato consente a Confindustria di aprirsi a nuovi linguaggi e nuove community, e dall’altro offre ai media digitali un accesso più diretto al mondo delle imprese, dei territori, delle filiere e dei grandi temi economici del Paese.
Da questa intesa emerge una volontà precisa: raccontare l’impresa in modo nuovo. Qual è, secondo lei, il pregiudizio più difficile da scardinare oggi?
Credo che uno dei più resistenti da scardinare sia quello che vede l’impresa come un soggetto soltanto economico, un po’ freddo, distante dalle persone, interessato principalmente a numeri e bilanci. È una lettura riduttiva, che a volte la cronaca finisce per rafforzare, ma che non restituisce la complessità della realtà. Dietro l’impresa ci sono persone, visioni, valori. Ci sono donne e uomini che investono, innovano, creano lavoro, tengono insieme comunità e territori, affrontano transizioni difficili e guardano al futuro. Esiste una vera cultura d’impresa, fatta di competenza, passione, responsabilità sociale e attenzione alle nuove generazioni. Raccontarla meglio non è un’operazione di superficie: è un atto di verità.
Parlate molto di giovani e di nuovi linguaggi: che cosa vi siete detti per evitare che questa operazione sia solo “parlare ai giovani”, ma diventi davvero “parlare con i giovani”?
Anzitutto, che parlare ai giovani senza coinvolgerli davvero non funziona più. I giovani riconoscono immediatamente i messaggi costruiti dall’alto, artificiali o paternalistici. Per questo abbiamo scelto di non considerare i New Media come semplici amplificatori, ma come interlocutori veri, avendo consapevolezza del loro crescente ruolo nell’informare e orientare grandi pubblici. Parlare con i giovani significa riconoscere che servono linguaggi, tempi e codici che non si improvvisano. Chi ogni giorno lavora negli spazi digitali conosce bene come si formano le opinioni, come si costruisce un immaginario, come si rende comprensibile ciò che spesso appare lontano o tecnico. Come Sistema Confindustria ci impegnano a portare contenuti, storie, dati, approfondimenti; i new media ricambiano con sensibilità narrativa, capacità di lettura del presente e relazione con pubblici che vogliamo raggiungere in modo autentico.
In questo progetto i New Media non sono solamente canali di diffusione ma veri e propri partner: che tipo di scambio vi aspettate, in concreto, da questa collaborazione?
Una relazione fondata su fiducia, ascolto reciproco e qualità. Da parte nostra c’è la disponibilità a mettere a disposizione contenuti, accesso alle imprese, agli eventi, ai territori e ai grandi dossier del sistema produttivo. Vogliamo aprire porte, non limitandoci a comunicare, ma costruendo occasioni reali di conoscenza e confronto. Dai New Media ci aspettiamo coinvolgimento, capacità di divulgazione, creatività editoriale, ma anche accuratezza e affidabilità. Il punto decisivo è proprio questo: non una collaborazione di facciata, ma una relazione alla pari, in cui ciascuno porta valore. Se funziona, a vincere non saranno solo i partner coinvolti, ma il racconto stesso dell’impresa italiana, più vicino alla sua realtà.
“The Place to Be”, il titolo scelto per accompagnare questa intesa, è una fotografia dell’Italia di oggi o una promessa da mantenere?
Entrambe le cose. Ma soprattutto è una direzione. L’Italia è già, per molti aspetti, the place to be: nell’immaginario globale rappresenta bellezza, cultura, manifattura, creatività, qualità. Ma oggi questo non basta più, soprattutto dentro uno scenario internazionale complesso e instabile. Dobbiamo fare in modo che l’Italia sia davvero il luogo in cui valga la pena restare, investire, lavorare, costruire un progetto di vita. Il luogo in cui i giovani possano immaginare il proprio futuro senza pensare che altrove sia sempre meglio. Quindi sì, è anche una promessa, ma non nel senso di uno slogan: nel senso di un impegno concreto a creare condizioni di lavoro, crescita e benessere che rendano quel titolo credibile.
Prossimi appuntamenti in calendario?
Sicuramente l’Assemblea pubblica di Confindustria sarà uno dei primi momenti chiave, perché stiamo lavorando per dare visibilità concreta a queste nuove realtà editoriali e al percorso avviato insieme. Ma non ci fermiamo lì. Le prossime tappe riguardano lo sviluppo della campagna The Place to Be, il coinvolgimento dei partner negli eventi di Confindustria e la costruzione di momenti periodici di confronto sui principali temi economici e industriali. L’obiettivo è chiaro: non realizzare un’operazione episodica, ma dare continuità a una collaborazione stabile, capace di incidere davvero sul modo in cui raccontiamo l’impresa italiana.