Il 13 giugno 2025, presso l’Excelsior Palace Hotel di Rapallo, si è tenuta la prima finale di Talentis – GI Startup Program 2025, l’iniziativa promossa dai Giovani Imprenditori di Confindustria per mettere in luce il talento imprenditoriale italiano.
Dopo tre tappe preselettive a Milano, Vicenza e Torino, sei startup innovative hanno avuto l’opportunità di presentare le loro idee di fronte a una giuria d’eccellenza composta da imprenditori, investitori, accademici e innovatori. Sul palco, oltre ai pitch, sono intervenuti speaker ispirazionali che hanno sottolineato come innovare significhi anche avere resilienza, visione e coraggio. L’evento, moderato da Pietro Perona e aperto dalla presidente Maria Anghileri e dal vicepresidente Gianluca Costanzo, ha visto anche gli interventi di Simone Molteni, general partner Primo Climate, ed Enrico Vignola, assistente del capo di Stato Maggiore della Marina Militare e capo dell’ufficio generale innovazione.
Oltre al premio finale, sono stati assegnati tre riconoscimenti speciali:
- premio speciale Angels4Women & Angels4Impact a A.D.A., per l’impatto sociale delle terapie inalatorie;
- premio speciale NORQAIN a BeNewtral / ReHouseit, per il contributo alla sostenibilità ambientale;
- premio speciale Studio Torta a 3CK – Cpad, per la qualità dell’innovazione tecnologica.
A trionfare nella finale — dopo aver già vinto la tappa di Milano — è stata LionHealth, anche se ogni startup ha portato sul palco idee concrete e ambiziose nei settori della salute, sostenibilità, materiali innovativi e tecnologie per l’edilizia.
Le abbiamo messe alla prova con domande che vanno oltre il semplice pitch. Ecco le storie, i sogni e le sfide di chi sta costruendo il futuro.
LionHealth
Vincitrice finale – Vincitrice tappa Milano – Health Tech
LionHealth si distingue per soluzioni innovative dedicate alla malnutrizione calorico-proteica associata a patologie gravi, come le malattie infiammatorie intestinali, l’oncologia e le malattie rare. Sono utilizzate miscele brevettate di estratti vegetali dalle comprovate proprietà antinfiammatorie insieme al protocollo LH per lo screening e la diagnosi della malnutrizione, con l’obiettivo di migliorare sia la qualità di vita dei pazienti sia il lavoro dei professionisti sanitari.
Risponde: Elena Paola Lanati, CEO e Founder Lionhealth, VP Italian angels for Biotech (IAB)
Qual è stata l’origine della vostra idea imprenditoriale e quali sono stati i primi passi per realizzarla?
L’idea è nata grazie a un confronto con il professor Gasbarrini del Policlinico Gemelli, che aveva creato uno spin-off dedicato a prodotti per la malnutrizione in pazienti con patologie gravi. Con la mia precedente società avevo già collaborato con molte aziende del settore, così ho proposto alla Fondazione proprietaria dello spin-off di rilevare l’azienda, riconoscendone il potenziale e l’esigenza ancora insoddisfatta.
Ho quindi fondato LionHealth, società benefit, che ha rilevato la società e i 13 prodotti (alimenti a fini medici speciali) già sviluppati sulla base dei bisogni dei pazienti e dell’esperienza dei medici. Da lì abbiamo ulteriormente migliorato le formule, selezionato le aree patologiche più rilevanti, costruito un’immagine corporate e di brand solida, e trovato un produttore in grado di garantire gli standard di qualità che desideravamo.
C’è stato un momento in cui avete capito che la vostra soluzione poteva davvero fare la differenza nel mondo della salute?
Siamo ancora all’inizio del nostro percorso, ma due momenti in particolare mi hanno dato grande soddisfazione: il feedback positivo dei primi pazienti che hanno utilizzato LH Viola, e l’approvazione ufficiale del prodotto da parte del Ministero della Salute nel febbraio 2025. Inoltre, vedere LH Viola citato in una review scientifica con lo stesso livello di raccomandazione di un prodotto già presente sul mercato da oltre dieci anni è stata una conferma importante. La strada è ancora lunga: vogliamo costruire un portfolio di prodotti sempre più specifici per le singole malattie, offrendo la migliore opzione possibile per i pazienti, sempre con un approccio rigorosamente scientifico.
Qual è stata la decisione più audace che avete preso fino a oggi?
Eravamo pronti a lanciare un anno prima con un fornitore già selezionato, ma ci siamo resi conto che non garantiva lo standard qualitativo che cercavamo. Così abbiamo deciso di cambiare fornitore, accettando un ritardo di un anno. È stata una scelta difficile ma necessaria, e oggi posso dire che ne è valsa la pena. Credo fortemente che la qualità della filiera e la scelta dei giusti partner siano fondamentali: nessuna azienda può fare tutto da sola.
Come vedete l’impatto di LionHealth nel settore sanitario nei prossimi cinque anni?
Il mio sogno è che LionHealth diventi leader di mercato in Italia e, perché no, anche in Europa nel segmento della nutrizione medica. Ma questo traguardo passerà prima di tutto dalla crescita del mercato stesso: ci sono sempre più persone malnutrite che possono stare meglio grazie a questa categoria di prodotti. Pensiamo, ad esempio, a un paziente oncologico: almeno la metà di loro perde peso, e c’è ancora molta disinformazione sull’importanza della nutrizione clinica e del suo effetto sinergico con le terapie farmacologiche. Trattare questi pazienti non solo per la malattia di base ma anche per la malnutrizione migliora gli outcome clinici ed è un beneficio anche per il nostro Servizio Sanitario Nazionale, sia in termini di riduzione delle ospedalizzazioni che di investimenti in salute. Questo è l’impegno che ci guida ogni giorno.
ReHouseit / BeNewtral
Best Runner Up – Premio Speciale NORQAIN – Edilizia sostenibile
BeNewtral è una startup innovativa che ha sviluppato un materiale a basso impatto ambientale, capace di sostituire il cemento tradizionale in molte applicazioni edilizie, contribuendo concretamente alla decarbonizzazione del settore delle costruzioni.
Risponde: Riccardo Frezzato, Co-Founder e CFO di BeNewtral
Da dove nasce l’idea di BeNewtral e quali sono stati i passi iniziali per avviarla?
BeNewtral nasce nel 2020 con il nome ReHouseIT. L’idea iniziale era realizzare arredi “intelligenti” stampati in 3D direttamente in loco. Per farlo, avevamo bisogno di un materiale adatto e, proprio durante lo sviluppo di questo materiale, ci siamo accorti del suo potenziale: non solo funzionava per l’arredo, ma poteva diventare un’alternativa più ecologica al cemento. Il passaggio da ReHouseIT a BeNewtral ha segnato quindi non solo un rebranding, ma anche la definizione di una nuova identità industriale, incentrata sull’innovazione del materiale più che sulla sua applicazione finale.
Qual è stato il momento chiave in cui avete pensato: “Possiamo davvero cambiare il modo di costruire le città”?
La svolta è arrivata durante la fase di ricerca e test del materiale, che abbiamo poi chiamato ReBind. Analizzandone le prestazioni, ci siamo resi conto che non solo era resistente e durevole, ma offriva anche vantaggi importanti: resiste al fuoco, agli sbalzi di temperatura e agli agenti chimici. Inoltre, viene prodotto recuperando scarti industriali. Tutto questo ci ha fatto capire che potevamo avere un impatto reale, riducendo l’inquinamento e dando una seconda vita a materiali destinati alla discarica. Da lì è nata una nuova identità industriale con una visione più ampia: contribuire a ridefinire l’edilizia attraverso un modello rigenerativo, capace di generare valore ambientale, economico e sociale.
Che cos’è ReBind e quali elementi lo rendono un materiale innovativo e a basso impatto ambientale?
ReBind è un materiale alternativo al cemento, prodotto senza l’uso di forni e senza alte temperature. Composto fino al 70% da scarti industriali non pericolosi provenienti da filiere tracciate, valorizza i sottoprodotti grazie a una formulazione proprietaria che garantisce prestazioni tecniche elevate, riducendo al contempo l’estrazione di materie prime vergini e le emissioni. Il suo basso impatto ambientale è certificato da ReMade in Italy, tramite auditor esterno RINA, che attesta ufficialmente il contenuto di riciclato e la conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per gli appalti pubblici.
Quali sono le principali sfide culturali o pratiche da superare per integrare la sostenibilità nell’edilizia?
Una delle sfide principali riguarda il quadro normativo: in Europa, le regole attuali impongono l’uso di clinker nelle strutture portanti, limitando l’ingresso di alternative più sostenibili. Per questo ci concentriamo sul comparto non strutturale, che rappresenta circa il 40% del mercato italiano dei leganti — un settore da 1,4 miliardi di euro — dove possiamo già offrire valore reale senza dover attendere modifiche normative.
La sfida culturale è altrettanto significativa: molti operatori restano legati al cemento tradizionale per abitudine e per la sua comprovata affidabilità, e chiedono soluzioni che siano sostenibili ma anche compatibili con i processi industriali esistenti e con gli standard di qualità ed efficienza. Per questo lavoriamo fianco a fianco con aziende e progettisti, per garantire che il nostro prodotto non sia soltanto più “verde”, ma anche perfettamente integrabile nei processi e negli standard già in uso.
3CK – CPAD
Best Runner Up – Premio Speciale Studio Torta – Dispositivi medici
3CK ha sviluppato O-FLOW e CPAD, due siringhe pre-riempite che migliorano la sicurezza e la facilità d’uso, semplificando la filiera e rendendo più accessibili le cure per milioni di persone nel mondo.
Risponde: Francesco Consolaro, socio di 3CK – CPAD
Come è nata l’idea dietro 3CK e quali sono stati i primi passi concreti?
L’idea è nata dalla consapevolezza che nei sistemi di vaccinazione e iniezione presenti sul mercato c’era ancora ampio spazio per innovare e migliorare. Unendo l’esperienza decennale dei soci alla spinta creativa e allo spirito innovativo dei membri più giovani del team, abbiamo sviluppato i primi prototipi, suscitando fin da subito l’interesse di importanti player del settore.
C’è stato un episodio o un feedback che vi ha fatto capire che eravate sulla strada giusta?
Sì, il sorriso e l’entusiasmo che abbiamo visto negli occhi di rappresentanti di grandi fondazioni non-profit estere e di multinazionali farmaceutiche, quando hanno visto e provato i prototipi dei nostri dispositivi, ci hanno dato una grande carica e la conferma che stavamo percorrendo la direzione giusta.
Qual è l’aspetto della vostra innovazione che ritenete davvero unico?
Abbiamo completamente ripensato il processo di realizzazione del dispositivo, rendendolo al tempo stesso estremamente economico per l’utente finale e sicuro da utilizzare.
In che modo pensate che O FLOW possa rivoluzionare non solo la vita dei pazienti, ma l’intero sistema sanitario?
Immaginiamo un futuro in cui campagne vaccinali e dispositivi medici, sia per uso ospedaliero che domestico, possano essere utilizzati da chiunque in modo semplice, intuitivo e sicuro. Vogliamo che siano davvero accessibili a tutti, dalle popolazioni dei Paesi più sviluppati a quelle più trascurate dei Paesi in via di sviluppo.
ADA Srl
Best Runner Up – Premio Speciale Angels4Women & Angels4Impact – Terapie inalatorie
ADA Srl sviluppa terapie inalatorie nanotecnologiche per patologie polmonari croniche, migliorando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali rispetto ai trattamenti orali.
Risponde: Alessandro Marengo, Co-founder & R&D Manager, ADA srl
Qual è stato il punto di partenza che vi ha portato a sviluppare terapie inalatorie nanotecnologiche?
Il punto di partenza è stato un limite terapeutico evidente: le attuali terapie per le patologie fibrotiche polmonari, come le interstiziopatie, agiscono solo sulla fibrosi e sono somministrate per via sistemica, con effetti collaterali importanti e scarsa specificità. Ci siamo chiesti se fosse possibile colpire direttamente il polmone, in modo mirato, agendo anche sull’infiammazione cronica che ne alimenta la progressione. Da qui è nata l’idea di sviluppare una piattaforma inalatoria nanotecnologica, capace di veicolare i farmaci direttamente nei polmoni e, soprattutto, di combinare effetto immunosoppressivo e antifibrotico in un’unica somministrazione.
Quando avete capito che la vostra terapia poteva realmente cambiare la vita dei pazienti?
Lo abbiamo capito quando, nei nostri modelli preclinici, abbiamo osservato che le nostre nanoparticelle autoassemblanti non solo rilasciavano efficacemente l’agente antifibrotico, ma esercitavano di per sé un’azione immunosoppressiva locale, riducendo l’infiammazione cronica che accompagna e aggrava la fibrosi. Questo approccio drug and delivery, in cui il veicolo è anche farmaco, ha aperto una nuova prospettiva: non più semplicemente trasportare un principio attivo, ma trasformare la piattaforma stessa in parte della terapia. È stato in quel momento che abbiamo visto un potenziale reale per modificare la traiettoria della malattia e offrire ai pazienti un’alternativa radicalmente diversa.
Qual è stato il primo segnale che il mercato credeva nella vostra soluzione?
Anche se siamo ancora in fase preclinica, il primo segnale concreto di interesse è arrivato dall’attenzione che il nostro approccio ha suscitato presso esperti del settore, advisor scientifici e potenziali partner industriali. Il nostro concetto di terapia inalatoria bifunzionale — in cui la nanoparticella non è solo un veicolo, ma parte attiva della terapia — ha colpito per la sua capacità di affrontare simultaneamente l’infiammazione e la fibrosi, agendo localmente nel polmone con ridotti effetti collaterali sistemici.
In parallelo, abbiamo osservato che anche alcune grandi aziende farmaceutiche stanno iniziando a sviluppare prodotti che vanno in questa direzione, riconoscendo l’importanza di intervenire precocemente sulla componente infiammatoria, non solo su quella fibrotica, per modificare la progressione della malattia. Questo ci conferma che il nostro approccio non solo è innovativo, ma anche clinicamente desiderato e allineato con le nuove traiettorie terapeutiche del settore.
Qual è la partnership strategica che sperate di siglare a breve?
I risultati scientifici fin qui ottenuti ci aprono prospettive assolutamente incoraggianti. Gli esperti clinici con cui abbiamo condotto gli studi, e altri KOLs con cui ci siamo confrontati, hanno sottolineato la rarità e la solidità del nostro approccio e la necessità di portare avanti la ricerca per i pazienti affetti da malattie interstiziali del polmone per le quali oggi non esiste una cura.
Alla luce di tutto questo, ci auguriamo di stringere una partnership con un attore finanziario dell’ecosistema che in Italia si sta sviluppando per sostenere le startup che, come noi, hanno un impatto globale. Siamo inoltre interessati a collaborazioni con centri di ricerca specializzati in patologie polmonari, aziende biotech o CDMO che possano aiutarci nell’ottimizzazione formulativa e nella produzione per studi preclinici avanzati.
Biotitan Nanotechnology
Vincitrice tappa Torino – Nanotecnologie
Biotitan sviluppa soluzioni nanotecnologiche innovative e sostenibili per migliorare i materiali come vetro, metallo, tessuti e superfici minerali, puntando alla durabilità e al basso impatto ambientale.
Risponde: Beatrice Carolina Iaia, CEO & Founder Biotitan Nanotechnology
Quali tre parole raccontano meglio la vostra identità e il vostro approccio?
Innovazione, durabilità, sostenibilità monitorabile.
Innovazione, perché con i nostri trattamenti ci posizioniamo sul mercato come la “pulizia e manutenzione del futuro”, sostituendo vecchi protocolli con sistemi più veloci, resistenti ed ecologici. Durabilità, perché offriamo le migliori garanzie sul mercato — da 2 a 7 anni — e abbiamo a cuore la lunga vita dei materiali, evitando sprechi economici e di risorse preziose come l’acqua. Sostenibilità monitorabile, perché ci piace poter misurare l’impatto che generiamo, calcolando per ogni azienda la riduzione dell’inquinamento chimico, del consumo di detergenti nocivi e dell’acqua utilizzata nei processi di pulizia.
C’è stato un momento in laboratorio che vi ha fatto dire: “Abbiamo davvero qualcosa di speciale”?
Sì, quando abbiamo inviato il nostro prodotto antibatterico e antivirale a ottenere la certificazione di conformità in Svizzera — presso il più grande ente certificatore europeo del settore — e ci hanno chiamato, dopo aver simulato due anni di garanzia con test estremi, per chiederci: “Ma come avete fatto? Qual è il segreto?”.
Cosa vi ha convinto che le nanotecnologie fossero la strada giusta per risolvere problemi concreti?
L’intuizione iniziale l’ha avuta mio padre già alla fine degli anni ’90, quando capì che il mondo non avrebbe retto a lungo gli sprechi. Iniziò così a pensare a sistemi duraturi che lavorassero dall’interno del materiale, senza subire usura. Io l’ho compreso davvero solo più tardi, quando sono diventata tecnico ambientale in biosicurezza: con gli strumenti giusti ho potuto toccare con mano quanto i risparmi in termini di impatto ambientale generati da queste soluzioni fossero straordinari.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi concreti per far crescere Biotitan nei prossimi anni?
Puntiamo a investire sulla divulgazione, perché è giusto che tutti sappiano che esistono alternative valide ai processi di pulizia tradizionali. E vogliamo rafforzare la nostra forza vendite per far crescere il fatturato e diventare nei prossimi anni leader di mercato nei trattamenti nanotecnologici per materiali destinati al B2B.
Elementag
Vincitrice tappa Vicenza – Tracciabilità & Anticontraffazione
Elementag ha sviluppato una tecnologia innovativa che utilizza nanoparticelle per imprimere nei materiali una firma invisibile e permanente. Questa soluzione garantisce autenticità e tracciabilità dei prodotti senza alterarne aspetto o prestazioni, con applicazioni già in atto nei settori della moda, dell’arte, dell’automotive e della difesa.
Risponde: Francesco Zanin, CEO Elementag
Come è nata l’idea di utilizzare nanoparticelle per creare firme invisibili e sicure nei materiali?
Tutto è nato mentre lavoravamo a un progetto per un cliente, producendo ossidi multi-elemento con una tecnologia basata su condizioni supercritiche — alte pressioni e temperature — che ci permette di realizzare nanoparticelle con diverse composizioni e di scalarne la produzione in modo efficiente. Durante quella lavorazione ci siamo resi conto che la composizione chimica delle nanoparticelle poteva essere usata come veicolo d’informazione, una sorta di DNA inorganico o impronta digitale del materiale. Da lì abbiamo cominciato a sperimentare varie combinazioni di materiali, metodi d’integrazione e strumenti di rilevazione, fino ad arrivare alla soluzione attuale.
In che modo questa tecnologia può trasformare il modo in cui aziende e consumatori si fidano dei prodotti?
Oggi più che mai, fidarsi di un prodotto significa poter verificare la sua origine, autenticità e percorso lungo la supply chain. Le soluzioni tradizionali — come QR code, RFID, NFC — hanno limiti evidenti: sono visibili, facilmente danneggiabili, copiabili o rimovibili, e difficilmente integrabili nei processi di produzione dei materiali, perciò applicabili solo sul prodotto finito. Elementag supera queste barriere: il nostro marcatore è invisibile, integrato nel materiale ed estremamente resistente. Una tracciabilità nativa che accompagna il prodotto dalla fabbricazione al fine vita, creando un nuovo standard di fiducia basato su evidenze materiali piuttosto che su etichette, certificati o tag esterni.
Quali settori credete possano trarre maggior beneficio dalla vostra soluzione nei prossimi anni?
Nel breve termine, il settore del lusso — moda, orologeria, arte — è un mercato ideale: qui l’autenticità e la provenienza sono fondamentali, e i processi produttivi, spesso artigianali e a volumi contenuti, si prestano bene a questa tecnologia. Ma il potenziale di Elementag va oltre. Settori industriali come automotive, difesa, mining e farmaceutico affrontano grandi sfide legate alla tracciabilità e all’integrità dei materiali. In questi contesti, poter tracciare in modo permanente e autenticare con sicurezza componenti critici o materie prime può fare la differenza in termini di sicurezza, sostenibilità e responsabilità lungo l’intera filiera.
Qual è il prossimo passo che vi entusiasma di più per lo sviluppo futuro di Elementag?
Il nostro prossimo grande obiettivo è completare l’integrazione industriale con il primo cliente. Abbiamo già diversi progetti pilota in corso e puntiamo a concludere la transizione dalla fase di R&D alla produzione su scala industriale entro il primo trimestre del 2026. Vedere i primi prodotti “firmati” Elementag sarà per noi la conferma di anni di lavoro e un momento chiave nella nostra storia. Ma non intendiamo fermarci qui: crediamo che Elementag possa diventare un nuovo gold standard per la tracciabilità fisica dei materiali e dei prodotti.
La regola del rischio
A Rapallo, tra idee visionarie e sfide concrete, abbiamo capito che l’unica regola che conta davvero è questa: chi non rischia, resta fermo. Non basta avere talento, serve il coraggio di trasformarlo in azione. Le realtà con cui abbiamo dialogato oggi ci dimostrano che è proprio lì, al confine tra rischio e visione, che nascono le storie capaci di cambiare le regole del gioco.