Quale impresa

Non amministratori di paure ma imprenditori di sogni: l’eredità di Francesco

Da svariate settimane, ormai, in Piazza San Pietro non si scorge più la luce dalla finestra del Papa, che ne testimoniava la presenza. In attesa che il neoeletto Papa Leone XIV la riaccenda, ripercorriamo alcuni elementi caratterizzanti i dodici anni di pontificato di Papa Francesco.

 

Mentre tutti si interrogano su che tipo di papa sarà Leone XIV, qualche occhio più attento non ha mancato di notare che la luce nel Palazzo Apostolico non sia stata ancora riaccesa. Tutto porta a pensare che sia solo per ragioni contingenti: l’appartamento papale, in ristrutturazione, viene utilizzato di giorno per il lavoro e le udienze del Pontefice. E allora, ancora per un po’, ricordiamo la “luce” di Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio.

Esempio di leadership illuminata e di innovazione, Francesco è stato il primo papa a recarsi in Iraq e quello che, più di tutti, ha affidato ruoli di responsabilità a figure femminili, ricordando il «genio» femminile, e mettendo a fianco a cardinali e vescovi ai tavoli dell’ultimo Sinodo sulla Sinodalità, suore, missionarie, professoresse, esperte, teologhe, alle quali ha dato per la prima volta diritto di voto.

Francesco ha sempre incoraggiato gli imprenditori a essere “buoni imprenditori”. Come? Non limitandosi a perseguire il profitto, ma impegnandosi a contribuire allo sviluppo sostenibile. Armonizzazione tra lavoro e famiglia, tutela della donna, opportunità per i giovani e spirito di sussidiarietà. Nella visione di Francesco il mondo dell’impresa è il luogo ideale per costruire un’“economia di fraternità”, che metta al centro la dignità della persona e il bene comune.

L’INVITO A “RI-ANIMARE” L’ECONOMIA

Il lavoro consente all’imprenditore e a ogni lavoratore di creare valore e contribuire al benessere della società. Per Francesco l’orizzonte è lo sviluppo integrale dell’impresa, avendo cura non solo degli aspetti economici ma anche di quelli sociali, ambientali e culturali.

Francesco si è rivolto tanto alle imprese familiari, essenziali per l’economia italiana e per la loro capacità di trasmettere valori come la professionalità e i legami affettivi, tanto alle grandi imprese, esortandole a prendere coscienza dell’impatto delle loro scelte sulla società e a esercitare pienamente la loro responsabilità sociale. Allargando il cuore e lo sguardo, coltivando in casa, in azienda e in ogni altro luogo l’ascolto tra diverse generazioni. Diffondendo il valore primario di essere “famiglia”: prima la famiglia e, dentro la famiglia, le persone, perché le persone isolate sono “in orbita” rispetto all’umanità e anche alla comunità cristiana. «Tutto è connesso, niente è isolato».

E, ancora, l’invito alla creatività, a creare opportunità per chi è giovane e non ha lavoro, per cambiare il mondo dell’economia. Scriveva Franciscus ai giovani: «Non lo cambierete soltanto diventando ministri, o premi Nobel o grandi economisti – tutte cose belle –; lo cambierete soprattutto amandolo (…) Amate l’economia, amate concretamente i lavoratori, i poveri, privilegiando le situazioni di maggiore sofferenza».

Appelli, questi, che hanno trovato terreno fertile per fiorire. Lo scorso settembre, ad esempio, è stata ufficialmente istituita la Fondazione The Economy of Francesco, nata su indirizzo e ispirazione di Papa Francesco. La Fondazione, accompagnata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (DSSUI), mira a coinvolgere giovani economisti, imprenditori e change maker per riflettere su un’economia più umana e sostenibile, che tenga in considerazione il bene comune e la dignità della persona. Tre le principali aree di intervento: ricerca-studio, business-innovazione, istruzione-cultura.

IMPRENDITORI DI SOGNI

Essere testimoni, non avere paura, sperare senza stancarsi. Questo è forse il lascito più prezioso di Francesco. Un auspicio dal profumo della speranza, da custodire in uno scrigno sulle scrivanie dei nostri uffici. Ma come si concretizza?

Essere testimoni è essere coerenti nelle scelte, farsi apprezzare per i progetti, non per diventare tanti e potenti, ma per trasmettere a molti quanto si è ricevuto, ossia la “bella notizia” che anche l’Economia può cambiare in meglio.

Non avere paura. È l’esortazione di Francesco a portare avanti i sogni, osando nuove parole, non avendo mai paura del nuovo. Ai partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona nel 2023 Franciscus disse: «non siate amministratori di paure, ma imprenditori di sogni».

Sperare senza stancarsi. Tra guerre nuove e antiche, minacce alla democrazia, populismi e diseguaglianze, chi non avverte ogni tanto la sensazione di “lottare contro i mulini a vento”? «Non abbiate paura», ribadiva costantemente Papa Francesco con la dolcezza rassicurante di un papà, esortando a stabilire contatti e sinergie con realtà reti di persone con gli stessi ideali, per «dare vita e concretezza al sogno di “cambiare l’economia attuale e dare un’anima all’economia di domani (…) un nuovo modo di fare economia che non produca scarti ma benessere materiale e spirituale».

Per accogliere questa preziosa eredità, è costruttivo il binomio coraggio-responsabilità, ben incarnato dall’imprenditore: l’agire che nasce dal cuore è audace, capace di non ripiegarsi su se stesso ma di “guardare lontano”; la responsabilità “è il segreto dell’economia”, “economia” che significa “gestione della casa”, e dunque è espressione di cura: per l’impresa, per la famiglia, per le future generazioni.

«Coraggio, cari amici! Coraggio! Se sarete fedeli alla vostra vocazione, la vostra vita fiorirà, avrete storie meravigliose da raccontare ai figli e ai nipoti…. Credetemi: vale la pena spendere la vita per cambiare in meglio il mondo. Avanti! Sono con voi, vi accompagno e vi benedico. E anche voi, per favore, pregate per me».

Grazie, Papa Francesco!