Quale impresa

Mercosur: nuove rotte per l’internazionalizzazione delle imprese italiane

Tra innovazione, sostenibilità e accordi commerciali strategici, il Mercosur si conferma un terreno fertile per i giovani imprenditori italiani.

Nel contesto attuale, caratterizzato da catene di fornitura instabili, tensioni geopolitiche, incertezza legata ai dazi con gli Stati Uniti d’America e transizioni energetiche in atto, le imprese italiane sono spinte a cercare nuove traiettorie di crescita. In questo scenario, l’America Latina, e in particolare il blocco del Mercosur – che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – si distingue non solo per la vicinanza culturale e storica, ma anche per una rinnovata volontà politica di apertura commerciale, rafforzata da una crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale e sociale. I paesi del Mercosur, sebbene differenti tra loro per struttura economica e quadro normativo, condividono una visione strategica orientata allo sviluppo e all’integrazione con le economie più avanzate.

L’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, pur ancora in fase di ratifica, rappresenta una delle più grandi opportunità in gioco: una volta completato, darà vita a una delle aree di libero scambio più vaste al mondo, con benefici significativi in termini di abbattimento dei dazi, semplificazione normativa e accesso al procurement pubblico. Secondo la Commissione Europea, l’accordo porterà all’eliminazione graduale di oltre il 90% dei dazi attualmente in vigore sui beni industriali dall’UE e il 93% su quelli agricoli, migliorando l’accesso ai mercati per numerosi settori strategici, tra cui automotive, tessile, farmaceutico e alimentare. Inoltre, prevede il riconoscimento di 357 Indicazioni Geografiche europee, di cui 57 italiane, a tutela del made in Italy agroalimentare.

Per l’Italia, paese storicamente orientato all’export e alla manifattura di alta qualità, le potenzialità sono molteplici. Il Brasile, con una popolazione di oltre 220 milioni di abitanti e un Pil che nel 2023 ha superato i 2.270 miliardi di dollari, è la maggiore economia della regione. Offre opportunità trasversali in settori come l’automotive, la meccanica strumentale, l’agritech, l’energia e il digitale. Secondo i dati di Info Mercati Esteri, l’export italiano verso il Brasile nel 2024 ha raggiunto circa i 5,8 miliardi di euro, con una crescita del 8% rispetto all’anno precedente. In particolare, il comparto dei macchinari e apparecchiature ha rappresentato circa il 32% del totale.

L’Argentina, pur vivendo un contesto economico instabile, mantiene una forte domanda per i beni di consumo di fascia alta, le tecnologie agroalimentari e le attrezzature medicali. Inoltre, la cultura italiana, profondamente radicata nel tessuto sociale argentino, rappresenta un valore immateriale che agevola relazioni commerciali e investimenti. La presenza di oltre 25 milioni di cittadini con ascendenze italiane, e di oltre 850 mila cittadina italiani residenti nel Paese, favorisce una predisposizione positiva verso i prodotti e i servizi provenienti dal nostro Paese. Secondo Promos Italia, l’Italia è uno dei principali partner commerciali dell’Argentina in Europa, con oltre 250 imprese italiane attive nel Paese e un interscambio bilaterale di circa 2,3 miliardi di euro nel 2023.

Paraguay e Uruguay, pur avendo dimensioni più contenute, mostrano indicatori macroeconomici solidi e sono sempre più attrattivi per investitori stranieri. L’Uruguay ha adottato da tempo politiche favorevoli all’innovazione e alla sostenibilità. Ha investito massicciamente nelle energie rinnovabili, raggiungendo oltre il 95% di produzione da fonti pulite. È anche uno dei paesi più digitalizzati dell’America Latina, con un’infrastruttura ICT tra le più avanzate della regione.

Il Paraguay, invece, offre costi di produzione competitivi, energia idroelettrica a basso costo grazie all’impianto di Itaipú – una delle più grandi centrali idroelettriche al mondo per generazione di energia, anche considerata una delle sette meraviglie di ingegneria civile del 20° secolo – e una legislazione favorevole alle Zes (zone economiche speciali) e al reshoring industriale. La legge 523/95 e il regime maquila disciplinato dalla legge 1064/97 offrono ampie agevolazioni fiscali e doganali. Tuttavia, non mancano criticità: il paese registra ancora alti tassi economia informale e una certa vulnerabilità rispetto alla corruzione. Secondo Transparency International, il Paraguay nel 2023 si è classificato al 137° posto su 180 nel Corruption Perceptions Index. Nonostante ciò, la stabilità macroeconomica e il basso debito pubblico lo rendono attrattivo per settori a basso valore aggiunto o a forte intensità di manodopera.

Un’area particolarmente dinamica è quella delle start-up tecnologiche. San Paolo, Buenos Aires e Montevideo sono diventate poli di riferimento per l’innovazione digitale, con decine di incubatori, fondi di venture capital e progetti di open innovation. In Brasile, il settore fintech è esploso: secondo l’associazione ABStartups, nel 2023 si contavano oltre 1.400 start-up solo in quest’ambito. Secondo una ricerca del 2024, le fintech brasiliane hanno raccolto 10,4 miliardi di dollari in 1.034 operazioni di finanziamento nel periodo 2014-2024, rappresentando il 66,7% dell’importo totale raccolto dalle fintech latinoamericane (15,6 miliardi di dollari in 1.679 operazioni complessive). Gli investimenti hanno raggiunto il picco nel 2021, spinti dalla digitalizzazione accelerata dei servizi finanziari durante la pandemia e dalle misure di distanziamento sociale. Molte di queste realtà innovative sono oggi alla ricerca di tecnologie avanzate e partner europei. L’Italia, con la sua eccellenza nella manifattura intelligente, nella cybersecurity e nei sistemi integrati per la gestione dei dati, ha l’opportunità di posizionarsi come un interlocutore privilegiato.

L’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione – è attivamente impegnata a sostenere le Pmi italiane in questo percorso. Attraverso iniziative come “Smart Export – l’Accademia digitale per l’internazionalizzazione”, realizzata in collaborazione con Sace e Simest, e grazie ai desk territoriali in Brasile e Argentina, Ice offre strumenti di formazione, consulenza e supporto operativo. L’obiettivo è rafforzare la capacità delle imprese di affrontare i mercati esteri con un approccio strutturato e consapevole, puntando su digitalizzazione, sostenibilità e resilienza.

Un ulteriore driver di cooperazione è rappresentato dall’economia circolare. Temi come il riuso delle risorse, il trattamento dei rifiuti industriali, l’eco-design e l’efficienza energetica sono centrali nelle agende politiche dei paesi del Mercosur. Secondo un report congiunto del Bid e della Cepal, la piena adozione di pratiche circolari nei principali settori produttivi dell’America Latina potrebbe generare oltre 4 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. Le imprese italiane, forti di un know-how avanzato in questo ambito, possono contribuire alla transizione ecologica della regione, diventando partner tecnologici e strategici per governi e aziende locali.

Guardare al Mercosur, quindi, significa uscire da una logica meramente commerciale e abbracciare un approccio più ampio, fatto di alleanze strategiche, investimenti di medio-lungo periodo e valorizzazione del capitale umano. Per i giovani imprenditori italiani, si tratta di un’occasione concreta per confrontarsi con contesti complessi ma stimolanti, dove è possibile costruire progetti con un impatto economico, sociale e ambientale tangibile.

In un mondo che cambia rapidamente, dove i mercati maturi spesso offrono rendimenti decrescenti e competizione esasperata, l’America Latina può rappresentare quella traiettoria alternativa capace di combinare crescita, senso di missione e visione internazionale. E forse, proprio da lì, potrebbe partire una nuova fase dell’internazionalizzazione made in Italy: più consapevole, radicata e lungimirante. In questo percorso, il Mercosur non è solo un mercato, ma un alleato strategico per le imprese che vogliono affrontare il futuro da protagoniste.