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L’Italia nel 2024 tra stagnazione economica e crescita finanziaria

Mentre l’economia italiana rallenta, la Borsa registra performance record, evidenziando un divario crescente tra finanza e produzione reale.

Nel corso del 2024, l’economia italiana ha attraversato una fase complessa, caratterizzata da un rallentamento della crescita e da un’evoluzione disomogenea tra i diversi settori produttivi. Secondo i dati Istat, il Prodotto Interno Lordo è aumentato dello 0,5% rispetto all’anno precedente, un dato inferiore rispetto alle previsioni iniziali del governo, che stimavano una crescita dell’1%. Questo rallentamento è stato determinato da una combinazione di fattori, tra cui il calo della produzione industriale, la contrazione del commercio al dettaglio e la frenata degli investimenti nel settore edilizio, parzialmente compensati da una tenuta del comparto dei servizi, trainato dal turismo internazionale.

Industria: un settore in difficoltà.
Il settore industriale ha vissuto un anno particolarmente difficile, con una flessione marcata della produzione. Secondo i dati Istat, la produzione industriale in Italia è diminuita del 3,5% nel 2024 rispetto all’anno precedente, con un crollo del 7,1% nel solo mese di dicembre.
La crisi del comparto manifatturiero è stata particolarmente evidente in settori chiave come l’automotive e il tessile. Secondo i dati Anfia, l’industria automobilistica italiana ha registrato un calo della produzione del 43% rispetto al 2023, con Stellantis, il principale produttore del paese, che ha ridotto del 41% la produzione nei suoi stabilimenti nazionali nei primi nove mesi dell’anno.
Le difficoltà del settore sono state aggravate dalla riduzione della domanda interna e dalla crescente competizione da parte dei produttori cinesi di veicoli elettrici. Inoltre, l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia ha ridotto la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali. Anche l’industria della moda, storicamente uno dei settori trainanti del Made in Italy, ha registrato un calo del
18% nella produzione, con molte aziende che hanno ridotto la loro forza lavoro a causa della riduzione degli ordini.
A pesare sull’industria manifatturiera è stato anche il rallentamento della domanda estera. Le esportazioni, da sempre un motore della crescita industriale italiana, hanno subito una battuta d’arresto, con una contrazione dell’1,8% rispetto all’anno precedente. In particolare, la Germania, nostro principale partner europeo, ha ridotto le importazioni a causa di una crescita economica stagnante. Nell’industria,
solo il comparto dell’aerospaziale e della difesa ha mostrato segni di tenuta, grazie a nuovi contratti con governi stranieri.

Commercio e vendite al dettaglio: segnali di debolezza.
Il settore del commercio ha mostrato segnali di rallentamento nel corso del 2024, con un calo delle vendite al dettaglio legato alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie italiane. Secondo i dati di Confcommercio, il volume delle vendite ha registrato una contrazione dell’1,2% rispetto all’anno precedente, con un particolare impatto negativo sulle vendite di beni durevoli. La crisi dell’automotive, ad esempio, ha impattato duramente anche il settore del commercio, con una flessione dello 0,5% nelle immatricolazioni, totalizzando 1.558.704 unità vendute nell’anno. Uno dei fattori che hanno influenzato negativamente il settore è stato l’aumento dei tassi di interesse, che ha reso più
costoso l’accesso al credito per le famiglie. Inoltre, l’inflazione, seppur in calo rispetto ai livelli record del 2022 e del 2023, ha continuato a erodere il potere d’acquisto dei consumatori, spingendoli a ridurre le spese non essenziali.
Di contro, il commercio online ha continuato a crescere, con un aumento del 7% nelle vendite rispetto all’anno precedente, secondo i dati di Netcomm. Un altro elemento che ha contribuito al rallentamento del commercio è stato il calo della fiducia dei consumatori.
Secondo l’indice di fiducia elaborato dall’Istat, il sentiment dei consumatori italiani è rimasto su livelli bassi per tutto l’anno, con un peggioramento nell’ultimo trimestre dovuto alle incertezze economiche globali.

Servizi e turismo: un motore per l’economia
A differenza dell’industria e del commercio, il settore dei servizi ha mostrato una maggiore resilienza, trainato principalmente dal turismo. Secondo Confindustria, nel terzo trimestre del 2024 i servizi sono stati l’unico comparto in crescita, con un aumento dell’attività economica dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. Il turismo internazionale ha rappresentato un elemento chiave per questa crescita, con
una spesa dei visitatori stranieri aumentata del 6,7% su base annua nel mese di agosto.
Secondo i dati dell’Enit, il turismo ha generato un fatturato di circa 110 miliardi di euro nel 2024, in crescita rispetto ai 108 miliardi dell’anno precedente. Tuttavia, mentre il turismo straniero ha mostrato una crescita sostenuta, il turismo domestico ha subito una flessione del 6,5% nei primi nove mesi dell’anno, a causa della minore capacità di spesa delle famiglie italiane.