Quale impresa

LeadHer: formare le leader di domani

Intervista ad Arianna Cattarin, ideatrice del progetto di mentoring dell’Università Ca’ Foscari, Venezia

In un tempo in cui la parola leadership assume significati sempre nuovi, c’è chi sceglie di darle un volto umano. All’Università Ca’ Foscari Venezia, Arianna Cattarin ha trasformato anni di esperienza nell’orientamento universitario in un progetto capace di creare ponti tra mondo accademico e impresa: LeadHer.

Nato in collaborazione con Aidda – Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda, il programma mette in dialogo studentesse universitarie e imprenditrici del territorio, offrendo loro un’occasione concreta di crescita, confronto e ispirazione reciproca. Un percorso di mentoring che va oltre la formazione tradizionale: qui si parla di talento, consapevolezza e visione del futuro.

In questa intervista, Arianna Cattarin ci racconta come è nato LeadHer, cosa significa oggi parlare di empowerment femminile e perché, per costruire la leadership di domani, servono tempo, ascolto e coraggio.

 

D: Arianna, come nasce il tuo percorso professionale e come si arriva da lì alla creazione di LeadHer?

R: Mi sono laureata in Lettere e, dopo un concorso, sono entrata a Ca’ Foscari ormai diversi anni fa. Alla fine degli anni ’90, con la nascita dei servizi di orientamento universitario, ho iniziato a occuparmi prima della scelta del percorso di studi e poi dell’orientamento al lavoro.
Dal 2018 mi dedico esclusivamente a quest’ultimo ambito, che considero un vero e proprio percorso di crescita personale. Ho seguito corsi e master specifici perché credo che orientare significhi guidare le persone a riconoscere i propri talenti.

L’orientamento è un lavoro tecnico ma anche umano: serve competenza, ma soprattutto capacità di ascolto. Per questo collaboro con psicologhe del lavoro, perché chi si avvicina al mondo professionale spesso ha bisogno di accompagnamento e fiducia, non solo di informazioni.

D: Da questa esperienza è nato poi il progetto di mentoring. Come si è sviluppato?

R: Tutto è partito con il career service, il servizio che accompagna gli studenti verso il mondo del lavoro. Negli anni ho capito quanto fosse importante per i giovani confrontarsi con chi aveva già intrapreso percorsi di successo. Così ho creato Coltiviamoci, un primo programma di mentoring generalista che coinvolgeva imprenditori, dirigenti e funzionari desiderosi di condividere la propria esperienza con gli studenti.

Nel 2018 ho poi avviato il progetto LEI – Leadership, Empowerment, Imprenditorialità al Femminile, e da lì è nata l’idea di un programma dedicato solo alle studentesse. Grazie alla collaborazione con Aidda è nato LeadHer, un percorso di mentoring femminile dove imprenditrici e giovani donne si incontrano per costruire insieme il futuro. Le imprenditrici hanno un approccio unico, una visione di responsabilità e innovazione che può essere d’ispirazione per chi si affaccia oggi al mondo del lavoro.

D: Il legame con Aidda come si è sviluppato?

R: È nato da una mia curiosità personale. Ho trovato in AIDDA un gruppo straordinario di donne con storie potenti e stimolanti, capaci di ispirare chiunque le incontri.
Pur non essendo imprenditrice, mi sono avvicinata come sostenitrice perché credo nella contaminazione tra esperienze diverse. Insieme a Stefania Barbieri, presidente della delegazione Veneto–Trentino Alto Adige, abbiamo immaginato un progetto che unisse l’università e il mondo dell’impresa. Così è nato LeadHer, un percorso che mette in contatto donne imprenditrici e laureande, valorizzando il confronto tra generazioni e profili differenti.

D: La seconda edizione è appena partita. Cosa avete imparato dalla prima?

R: Dalla prima edizione ci siamo portate a casa una cosa preziosa: l’entusiasmo reciproco.
Le mentor e le mentee si sono arricchite a vicenda. Noi ci aspettavamo che il beneficio fosse soprattutto per le studentesse, ma abbiamo scoperto che anche le imprenditrici hanno trovato nell’incontro con le giovani un’occasione di riflessione e ispirazione personale.

Abbiamo però imparato anche a rendere il percorso più sostenibile. Nella prima edizione erano previsti sei incontri, ma i tempi di un’imprenditrice sono spesso frenetici. Nella seconda abbiamo ridotto a quattro appuntamenti, lasciando libertà di personalizzare il percorso.

Abbiamo inoltre introdotto una formazione più mirata e compatta: un incontro con una psicologa del lavoro per aiutare mentor e mentee a definire obiettivi e aspettative, così da rendere l’esperienza più efficace e consapevole.

D: Che impatto può avere LeadHer sulla cultura d’impresa del territorio?

R: Il Nord-Est ha una tradizione imprenditoriale fortissima, ma oggi deve confrontarsi con nuove sfide: l’innovazione, la sostenibilità, la parità di genere. LeadHer vuole inserirsi proprio qui, come ponte tra passato e futuro. Da un lato, le imprese scoprono nuove risorse umane: giovani donne con competenze tecniche, entusiasmo e visione. Dall’altro, le ragazze hanno l’occasione di conoscere realtà imprenditoriali spesso poco visibili ma ricche di opportunità. Per i giovani imprenditori di Confindustria questo può essere uno spunto concreto: aprire le porte delle proprie aziende al talento femminile e investire in percorsi di mentoring che valorizzino le competenze e le diversità. Perché l’innovazione, prima ancora che tecnologica, è culturale.

D: In fondo, formare le leader di domani significa anche formare i leader di oggi. Cosa diresti ai giovani imprenditori?

R: Direi: “prendetevi cura dei giovani”. Condividete la vostra esperienza, dedicate tempo e attenzione a chi sta muovendo i primi passi. È un investimento che arricchisce entrambe le parti.
E aggiungerei: “credete nel talento femminile”. Le donne hanno visione, coraggio, empatia e competenze che possono rendere le imprese più forti e inclusive. Basta offrire loro l’occasione di dimostrarlo.

D: In una frase: perché credere in un progetto come LeadHer?

R: Perché il senso più profondo del nostro lavoro si trova nell’aiuto reciproco.
LeadHer è questo: un incontro tra esperienza e giovinezza, tra chi ha già percorso una strada e chi la sta iniziando ora.

Ed è proprio in questo scambio che nascono le leadership del futuro: consapevoli, inclusive e autentiche. In un mondo del lavoro in continua trasformazione, dove competenze e ruoli si ridefiniscono ogni giorno, progetti come LeadHer ricordano che la vera innovazione nasce dalle persone e dalle relazioni. Creare connessioni tra generazioni, tra università e impresa, tra chi ha esperienza e chi sta costruendo il proprio futuro, significa investire in una cultura del lavoro più aperta, consapevole e inclusiva.

Le giovani donne coinvolte in questo percorso non sono solo future professioniste: sono le protagoniste di un nuovo modo di vivere la leadership, capace di unire competenza e sensibilità, coraggio e ascolto.
E per i giovani imprenditori, LeadHer è un invito concreto a fare rete, a credere nel talento e a diventare mentori a loro volta.

Perché il futuro dell’impresa, oggi più che mai, si costruisce insieme — un dialogo alla volta.