Caorso, 7 maggio 2025. È ripartita dall’ex centrale nucleare di Caorso (PC) — icona della storia energetica italiana — la riflessione sul ruolo dell’atomo nel futuro industriale del Paese. L’occasione è stata l’evento promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro dal titolo “L’atomo per l’industria: efficienza e competitività”, che ha visto la partecipazione di esperti, aziende e rappresentanti del sistema confindustriale, con una tappa significativa anche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
Nel suo intervento introduttivo, Marco Moscatti, presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Emilia, ha posto subito la questione al centro del dibattito: «In una fase storica in cui l’instabilità geopolitica minaccia l’affidabilità degli approvvigionamenti energetici e l’eccessivo costo dell’energia sta compromettendo la competitività dell’industria italiana, è essenziale diversificare le fonti puntando anche sulle nuove tecnologie nucleari sicure ed efficienti».
L’evento ha voluto offrire non solo un’occasione di informazione e confronto, ma anche un segnale chiaro: l’industria italiana è pronta a contribuire alla transizione energetica con realismo, pragmatismo e senza pregiudizi ideologici. E il nucleare — in particolare quello di nuova generazione — potrebbe avere un ruolo chiave.
Scienza e impresa: un’alleanza possibile
La prima tavola rotonda, “Scienza e imprese: l’intesa possibile sul nucleare”, ha visto confrontarsi Marco Moscatti, Luca Romano, fisico e divulgatore scientifico, noto come l’Avvocato dell’Atomo, e il Professor Marco Enrico Ricotti, docente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano.
Intervista al Prof. Marco Enrico Ricotti
Il revival del nucleare si può leggere anche in un cambiamento nelle collaborazioni tra università italiane e imprese del comparto nucleare, nonostante l’assenza di una politica energetica chiara nel Paese?
Direi meglio: un’accelerazione e un ampliamento delle collaborazioni con le aziende, perché in realtà uno stretto rapporto tra università e industria nel settore nucleare c’è sempre stato. Se abbiamo mantenuto competenze e sviluppato ricerche di qualità, è anche perché lo abbiamo fatto a livello europeo, attraverso i finanziamenti Euratom, insieme a diverse aziende italiane.
Lei ha guidato un censimento delle imprese italiane attive sul nucleare e promosso una brochure industriale distribuita anche a livello europeo: l’Italia è davvero pronta, dal punto di vista della supply chain, a produrre small modular reactor? Quante unità potrebbe realizzare ogni anno?
La supply chain nucleare italiana è la seconda in Europa in termini di dimensioni, dietro solo a quella francese che però ha 56 reattori nucleari ad alimentarla. Ma in diversi frangenti l’italiana si è dimostrata prima, in termini di qualità, tempi, convenienza. È pronta anche ad affrontare la sfida degli small modular reactor: le aziende italiane, se lavorassero in sinergia, potrebbero realizzare 8 “reattori” all’anno (intendendo non l’intera centrale ma i componenti più grandi, ossia i recipienti in pressione, dove è collocato il combustibile nucleare).
Negli ultimi sondaggi, il sostegno al nucleare cresce soprattutto tra i giovani. Quanto questo cambiamento culturale si riflette concretamente nelle scelte di studio e nella formazione tecnica che il Politecnico sta mettendo in campo?
È vero, è un trend che abbiamo notato nelle università nucleari italiane, le sette che compongono il consorzio Cirten, già alcuni anni fa: i giovani sono più interessati che in passato ai temi dell’ambiente e dell’energia, inclusa quella nucleare. Hanno meno remore ideologiche o visioni pregiudiziali sull’atomo. Sono anche più bravi a comunicare rispetto alle generazioni precedenti. Gli iscritti sono cresciuti molto: oggi siamo a circa 300 nuove matricole all’anno in ingegneria nucleare in Italia, un numero poco superiore era stato raggiunto solo negli anni prima dell’incidente di Chernobyl.
Strategie industriali e neutralità tecnologica
Nel secondo panel, “Strategia industriale tra sfida energetica, transizione verde e neutralità tecnologica”, si sono confrontati rappresentanti di aziende del calibro di Enel, Edison, Sogin, Newcleo e Ansaldo Nucleare. Proprio da quest’ultima è arrivato un intervento particolarmente concreto.
Intervista all’Ing. Diego Santoro, Ansaldo Nucleare
L’Italia ha oggi le competenze per ripartire nella produzione di energia nucleare?
L’Italia dispone di significative competenze nel settore nucleare: centri di ricerca, atenei, ed aziende che, malgrado l’abbandono dell’energia nucleare da parte del paese a seguito del referendum del 1987, hanno continuato a operare nel settore, partecipando a molteplici progetti internazionali. Questo ha permesso di preservare un patrimonio tecnico, scientifico e industriale di alto livello e all’avanguardia. Ad esempio, il tessuto industriale italiano include aziende di eccellenza attive lungo tutta la filiera: società di ingegneria, imprese manufatturiere di grandi componenti quali generatori di vapore, contenitori di sicurezza (containment vessel), scambiatori di calore e cask per il combustibile esaurito, aziende di EPC tra cui spicca certamente Ansaldo Nucleare. Nel medio-lungo periodo è necessario sviluppare un piano volto al sostegno, rafforzamento e specializzazione della “supply chain” e alla promozione della formazione di competenze sia di carattere universitario che professionale.
Su quali progetti Ansaldo Nucleare sta lavorando oggi?
Ansaldo Nucleare opera nel settore dell’energia nucleare dal 1966 e non ha mai interrotto la propria attività. Fin dagli anni ’90 è presente nella centrale di Cernavoda, in Romania, dove in qualità di Design Authority ha realizzato il Balance of Plant (Bop) per l’unità 1 e successivamente per l’unità 2. Nel corso dell’ultimo anno, in collaborazione con partner internazionali, Ansaldo Nucleare ha ottenuto due contratti strategici: il primo riguarda l’estensione della vita operativa dell’unità 1 (“Plan Life Extension”), per la quale è responsabile dell’ingegneria, del procurement e della gestione del Bop; il secondo prevede lo sviluppo di attività di progettazione relative alle unità 3 e 4 di futura realizzazione.
Parallelamente, Ansaldo è coinvolta, fin dalle sue fasi iniziali, nel progetto internazionale di ricerca sulla fusione ITER, ove ha avuto un ruolo significativo nell’ingegneria, sviluppo e fornitura di componenti chiave per la realizzazione del reattore. Questo impegno rappresenta un esempio concreto di visione strategica, che ha permesso di valorizzare gli investimenti e le competenze sviluppate nel tempo, anche grazie al lavoro svolto da Ansaldo Ricerche.
Il ruolo della cultura energetica e della politica industriale: intervista a Maria Sabia
Energia e sostenibilità sono oggi tra i temi più rilevanti sui tavoli istituzionali, nazionali e internazionali. Maria Sabia, vicepresidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria con delega all’Energia e alla Sostenibilità, ha partecipato all’evento di Caorso, rimarcando l’importanza di affrontare tali sfide con consapevolezza, competenza e spirito costruttivo.
«Energia e sostenibilità rappresentano oggi due dei temi con maggior impatto sulla società e sempre più dibattuti sui tavoli istituzionali, sia nazionali che internazionali. Sono a me molto cari, sia perché lavoro nel campo dell’energia, sia perché impegnarmi nella sostenibilità mi ha sempre fatto sentire utile al mondo. Occuparmene per me vuol dire avere la possibilità di creare consapevolezza per me stessa e per tutti i Giovani Imprenditori, poiché impattano in modo netto tanto sul nostro presente quanto — e soprattutto — sul nostro futuro. Le decisioni prese oggi hanno un impatto a lungo raggio ed è importante dire la nostra in modo informato e consapevole.».
Maria evidenzia come la comunicazione sia la leva fondamentale per costruire una nuova cultura energetica, libera da ideologie: «L’informazione è la chiave di volta. Eventi come quello di Caorso aiutano a ridurre i bias e a rendere il dibattito più razionale. Dobbiamo coinvolgere anche i più giovani, perché erediteranno il mondo che oggi stiamo costruendo».
Secondo Maria, la neutralità tecnologica è la base per una strategia energetica efficace: «Le imprese devono poter scegliere le tecnologie più adatte in base a efficienza, sostenibilità e accessibilità. Per farlo serve meno burocrazia, norme più snelle e un vero sostegno alla ricerca e agli investimenti».
E cita un dato emblematico: «All’inizio del 2025, le richieste di connessione alla rete ammontavano a 348 GW, quasi cinque volte l’obiettivo Pniec al 2030. Questo è il segno che la voglia di investire c’è, ma l’iter è troppo lento. Lo stesso vale per il nucleare: le imprese coinvolte: Ansaldo, Edison, Enel, Newcleo e Sogin hanno prospettato soluzioni concrete per il medio periodo».
Una visione da costruire insieme
L’evento si è chiuso con le parole di Claudio Fiorentini, presidente della Filiera Energia di Confindustria Emilia, che ha rilanciato l’urgenza di dare corpo a una filiera italiana del nucleare pronta a giocare un ruolo strategico anche sui mercati internazionali.
L’industria italiana non può restare spettatrice in un processo di riconversione energetica globale: anche il nucleare rientra oggi tra le opzioni concrete da considerare per rafforzare l’autonomia, la competitività e la sostenibilità del sistema produttivo.