Aeronautica, spazio e difesa: come le imprese del territorio possono contribuire alle filiere strategiche europee
Bologna – «Senza industria, l’Europa è storia ma non ha futuro. È l’unica dimensione sostenibile per il rilancio e deve essere su scala europea: i singoli Stati sono troppo piccoli per affrontare le sfide globali». Con queste parole, il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia, Marco Moscatti, ha aperto Industria, ultima frontiera, l’evento ospitato a FARETE 2025 che ha acceso i riflettori su aeronautica, spazio e difesa.
Moscatti ha richiamato l’articolo 46 della Costituzione – «l’impresa appartiene anche ai lavoratori» – ribadendo come il rilancio industriale non possa che essere frutto di un impegno condiviso: «Dobbiamo ripartire dall’industria, che porta innovazione e indipendenza. Solo così potremo distinguerci da Cina e regimi autoritari. Ma serve una scala europea, con barriere interne abbattute e un’agenda che includa energia, burocrazia snella e una deterrenza militare autonoma».
Imprese e talenti sul palco
Sul palco di Farete 2025 si sono alternati protagonisti di primo piano: Rheinmetall, Thales Alenia Space, Lockheed Martin, Mbda Italia. Colossi che hanno ribadito la centralità delle filiere aerospaziali e difensive in chiave europea, ma anche il ruolo delle PMI italiane, capaci di inserirsi con tecnologie di nicchia e competenze di eccellenza.
Accanto a loro, i rappresentanti di Esa, Nato Diana, Lavoropiù, Azimut Investments hanno riportato l’attenzione su due snodi decisivi: capitale umano e strumenti finanziari. Senza giovani talenti e senza adeguato supporto finanziario, l’innovazione rischia di restare sulla carta.
Il “modello Emilia” come bussola
Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: l’Emilia-Romagna può rappresentare un laboratorio europeo di rilancio industriale. Un ecosistema che richiama da vicino il modello Emilia teorizzato dall’economista Franco Mosconi, fondato su coesione sociale, cultura industriale e cultura del lavoro.
Oggi la regione guarda allo spazio, alla difesa e alle tecnologie avanzate come nuove frontiere da presidiare. «Senza industria – ha ribadito Moscatti – non c’è futuro, non c’è welfare, non c’è stabilità sociale, non c’è indipendenza».
A tu per tu con Vincenzo Colla
Vicepresidente Regione Emilia-Romagna e Assessore a sviluppo economico e green economy, energia, formazione professionale, università e ricerca
L’economia emiliana è fortemente esposta ai mercati internazionali e specializzata in settori chiave come l’automotive. In questo scenario geopolitico complesso, come giudica lo stato di salute della regione e quali prospettive vede per il 2026?
L’economia regionale regge meglio di altre aree e gli indicatori per il prossimo anno sono positivi, ma non sappiamo ancora quale sarà l’impatto dei dazi sull’export. Mi aspetto qualche mese di turbolenza, in attesa delle decisioni dell’Ue. Il vero dazio che pesa è l’incertezza, che frena gli investimenti: non a caso abbiamo un +9% di risparmi di famiglie e imprese, segno di attendismo. A questo si aggiunge un Pnrr ormai al termine e non sfruttato per politiche industriali. Con tremila miliardi di debito, l’Italia non ha moltiplicatori adeguati allo sviluppo: l’unico orizzonte credibile è l’Europa, che però deve riportare al centro investimenti e sovranità tecnologica.
Le linee guida della presidente Sonia Bonfiglioli hanno messo in evidenza alcune filiere chiave per il futuro – dall’aerospazio e difesa al biomedicale, dalla new mobility all’agricoltura di precisione fino al trattamento e riciclo delle acque. Che spazio vede per l’aerospace nella manifattura emiliana? Quali possibilità di riconversione intravede e in quali tempi? E, senza grandi gruppi capofiliera, l’Emilia può davvero competere tra i poli aerospaziali europei?
Vedo grandi potenzialità. In Emilia-Romagna abbiamo competenze avanzate nell’uso integrato del digitale, dell’intelligenza artificiale e dei dati satellitari, oltre a settori forti come automotive e automazione. Al Dama Tecnopolo di Bologna ospitiamo due dei supercomputer europei più importanti, quello del centro meteo e Leonardo del Cineca, e presto arriverà il secondo calcolatore mondiale per l’IA: strumenti che vogliamo sfruttare per trasformare i dati spaziali in applicazioni industriali. Altre opportunità vengono dai nuovi materiali, soprattutto green e biodegradabili. Non dobbiamo puntare sui mezzi spaziali, ma sui contenuti e sulle applicazioni che funzionano sia nello spazio che sulla Terra.
Sul fronte degli investimenti, quali azioni concrete ha già messo in campo la Regione per sostenere lo sviluppo aerospaziale?
Nel 2024 abbiamo finanziato nove progetti con 2,6 milioni a fondo perduto: dai materiali schermanti contro radiazioni cosmiche, utili anche in medicina, al monitoraggio della salute in assenza di gravità, da dispositivi per l’elisoccorso a sistemi di volo per mezzi a decollo verticale. Siamo entrati nel board di Nereus, abbiamo promosso missioni a Houston, Tokyo, Seoul e stretto relazioni con i principali attori internazionali. Con l’ingresso del professor Paolo Tortora nel Comitato Tecnico dell’Asi, l’Emilia-Romagna si è qualificata come polo nazionale dell’economia aerospaziale. Vogliamo rafforzare il Polo di Forlì e farne un hub europeo per sperimentazione e prototipazione. Tutto parte, però, dal sostegno alla ricerca e alla formazione di nuove competenze.
Parliamo di difesa: c’è spazio per uno sviluppo industriale o una riconversione in questo settore? E come superare lo scetticismo dell’opinione pubblica? Le aziende che hanno già iniziato a lavorare al ReArm Eu (Readiness 2030) non lo dichiarano per paura del buonismo preconcetto…
Gli sviluppi industriali nell’ambito della difesa comune europea non si discostano molto da quelli necessari per la messa in sicurezza del territorio. Penso ai tanti mezzi e dispositivi per la protezione civile, ad esempio. I droni stessi e l’AI, se ci pensiamo, sono fondamentali già oggi per l’individuazione di incendi o di persone disperse in caso di eventi catastrofici. Se consideriamo che i cambiamenti climatici si stanno manifestando con eventi sempre più gravi e a cadenza sempre più ravvicinata, l’investimento diventa urgente e necessario. È chiaro che è l’impiego a fare la differenza e la nostra Regione è nettamente contraria ad utilizzi impropri, in particolare quelli atti ad offendere.
Dai giovani industriali, che hanno il coraggio di focalizzare il proprio convegno su aeronautica e difesa, che contributo si aspetta sul piano pratico? Che consigli si sente di dare loro?
I giovani sono i protagonisti del futuro e spetta a loro trovare le soluzioni ai problemi che, in alcuni casi, sono stati causati anche dalle generazioni che li hanno preceduti. È allo spazio che possiamo guardare per trovare ad esempio soluzioni sempre più sostenibili, per studiare i dati che ci possono permettere di mitigare i cambiamenti climatici, per sperimentare materiali e applicazioni. I giovani hanno maggiore dimestichezza con le tecnologie e ci possono aprire la strada a soluzioni innovative che oggi nemmeno immaginiamo. L’unico consiglio che posso dare loro è quello di seguire il loro istinto, fidarsi delle loro intuizioni e credere in quello che fanno, perché spesso il successo arriva da innovazioni visionarie.
Se l’industria è davvero «l’ultima frontiera» per il futuro europeo, l’Emilia-Romagna si candida a guidare la missione. Con la sua manifattura, i suoi centri di ricerca e la sua cultura industriale, la regione ha tutte le carte in regola per diventare il cuore pulsante di una nuova stagione europea, capace di coniugare innovazione, indipendenza e sostenibilità.