Quale impresa

Impresa e cultura prendono il volo: lo Young Art Award investe sui talenti del futuro

Nel cuore della settimana dell’arte di Bologna trova spazio anche la settima edizione dello Young Art Award, il premio promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Inserita in un contesto accademico di alta qualità, l’iniziativa si conferma uno spazio privilegiato di valorizzazione del talento emergente e di dialogo concreto tra formazione artistica e cultura d’impresa.

L’edizione 2026 ha coinvolto oltre quaranta studenti e studentesse dei Bienni dell’Accademia, chiamati a confrontarsi con il tema “In volo – Viaggi e sistemi dell’arte contemporanea”, interpretato attraverso linguaggi e sensibilità differenti ma accomunati da una forte tensione verso la ricerca.

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Andrea Franceschelli, vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori Emilia Area Centro, che ha accompagnato il pubblico in una lettura delle opere sottolineando il valore culturale dell’iniziativa e il ruolo sempre più attivo degli imprenditori nel sostenere le nuove generazioni creative.

«Questo premio è un investimento culturale sul territorio e sulle nuove generazioni. L’impresa italiana, oggi più che mai, è chiamata ad allargare i propri orizzonti e ad abitare anche lo spazio della cultura, perché la competitività passa sempre più dalla capacità di produrre visione», ha dichiarato Franceschelli.

Fondamentale il contributo dell’Accademia, del suo Direttore, Enrico Fornaroli e del Professor Salvo Palazzolo, nel rafforzare una collaborazione che dal 2020 è diventata un progetto strutturato di connessione tra istituzioni formative e sistema economico.

A decretare il podio dello Young Art Award 2026 è stata la giuria presieduta da Marco Moscatti, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro, composta dai vicepresidenti Andrea Franceschelli e Mariastella Mancini, da Giorgia Sarti, curatrice del concorso, dai docenti dell’Accademia Chiara Guerzi e Simone Pellegrini, e dai rappresentanti del mondo imprenditoriale coinvolti nel progetto, Saverio Schiappa, rappresentante di Azimut, ed Enrico Fini, rappresentante di Lavoropiù. Riunitasi nel mese di febbraio, la giuria ha selezionato i tre vincitori tra i quaranta artisti finalisti.

Il primo premio è stato assegnato a Federico Grilli con “Quarto tempo”, un’opera che si presenta come una finestra artificiale: una grande cornice bianca racchiude l’immagine di una nuvola rielaborata, mentre un’interfaccia vocale inserita nel vetro introduce una dimensione di attesa e richiesta. La nuvola diventa così simbolo di uno sguardo che si solleva dalla quotidianità per cercare una risposta altrove; il volo non è esperienza fisica, ma tensione mentale ed emotiva verso una prospettiva distante, dove il desiderio di cambiamento si confronta con il silenzio.

Il secondo premio è andato a Rodolfo Valentini con “Grano acerbo”, tecnica mista su tela. In un paesaggio sospeso e difficile da definire, il segno pittorico sfuma fino a dissolvere i confini tra cielo, campo e materia, lasciando allo spettatore la libertà di non nominare ciò che osserva. L’opera suggerisce un desiderio di unità e invita ad abbandonare le etichette, trovando sollievo in una visione che accetta l’indeterminatezza.

Il terzo premio è stato conferito ad Anna Tappari con “Emilia”, lavoro che utilizza una cartina degli anni Cinquanta della regione privata della sua parte centrale per far emergere la trama della tela sottostante. Questa “non-mappa”, adattandosi al luogo che la ospita e incorniciando un paesaggio reale in scala 1:1, svuota i segni cartografici del loro significato originario e apre una riflessione sulla rappresentazione dello spazio e sul rapporto tra territorio e percezione.

In un tempo attraversato da trasformazioni rapide, costruire occasioni di contaminazione tra arte e impresa significa rafforzare il capitale culturale dei territori e contribuire alla formazione di una nuova generazione di protagonisti della vita economica e sociale.

Esperienze come questa dimostrano che sostenere il talento non è soltanto un gesto di attenzione verso il mondo della cultura, ma una scelta strategica per il futuro delle comunità.