Quale impresa

Governare la complessità: imprese e rischio nelle catene del valore globali

Le frodi IVA e doganali non sono più fenomeni isolati, ma veri e propri modelli organizzati che sfruttano le stesse logiche dell’economia globale. Le filiere internazionali, nate per creare valore, stanno diventando, sempre più spesso, lo spazio in cui il valore dell’impresa viene sottratto. Nell’economia globalizzata il vero rischio non nasce solo da comportamenti illeciti, ma dalla difficoltà di intercettarli.

Uno degli effetti più rilevanti dell’internazionalizzazione è la crescente dipendenza da filiere globali e supply chain articolate su più livelli. Se da un lato questo modello garantisce efficienza, flessibilità e accesso a nuovi mercati, dall’altro introduce elementi di vulnerabilità strutturale spesso difficili da governare. Il rischio, infatti, sfugge dal pieno controllo dell’impresa. Un fornitore poco trasparente può compromettere l’affidabilità di un’intera operazione; un partner estero può generare criticità nei flussi documentali o finanziari; una catena di subfornitura complessa può rendere opaca la tracciabilità delle operazioni. In questo contesto, le evidenze del Report 2025 della Procura Europea (EPPO-European Public Prosecutor’s Office) sono particolarmente significative. Le indagini mostrano come una quota rilevante delle frodi ai danni del bilancio dell’Unione si sviluppi proprio attraverso strutture economiche transnazionali: reti di società collocate in diversi Stati membri, operazioni formalmente lecite ma sostanzialmente elusive, utilizzo distorto di strumenti finanziari e meccanismi di fatturazione.

Il dato EPPO: numeri che cambiano la prospettiva

La Procura Europea, con sede a Lussemburgo, che dal 2017 si occupa di indagare e perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE, ha recentemente rilasciato il report relativo alle indagini condotte nel 2025. Nel corso dell’anno sono stati registrati 3.602 casi, con un incremento del 35% rispetto al 2024. Ancora più significativo è il dato economico: il danno stimato ai bilanci dell’Unione Europea e degli Stati membri ha raggiunto circa 67 miliardi di euro, quasi il triplo rispetto all’anno precedente. Le cosiddette “frodi sulla spesa” – relative a un utilizzo illecito e diverso da quello previsto di fondi, sovvenzioni e aiuti UE – sono quelle quantitativamente più numerose, ma incidono per circa il 27% (18,67 miliardi di euro) del danno complessivo. Il vero impatto economico deriva, invece, dalle frodi doganali: dall’evasione parziale o totale di IVA e altre forme di dazi sulle importazioni da paesi extra-UE è conseguita la sottrazione di circa 45 miliardi di euro dalle casse pubbliche nel 2025 (cifra oltre due terzi delle perdite stimate). Si tratta di reati commessi attraverso l’uso o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi, inesatti o incompleti o, in molti casi, attraverso il contrabbando, senza utilizzo di documentazione alcuna.

La nuova frontiera della frode

Le forme più tradizionali di contrabbando – legate a beni illegali (prodotti contraffatti, armi, droghe) o allo sfruttamento di persone vulnerabili (lavoro nero, prostituzione, traffico di esseri umani) – stanno progressivamente lasciando spazio a fenomeni più sofisticati: frodi costruite sul commercio di prodotti perfettamente legali, ma gestiti con modalità fraudolente. Diversi i settori coinvolti: tessile, elettronica, ceramica, biciclette elettriche, automobili, materiali industriali (profili in alluminio, tubi in acciaio e fibra di vetro), pezzi di ricambio, forniture mediche (come mascherine e camici), cosmetici, pannelli solari e biodiesel. Particolarmente rilevante è, poi, l’aumento dei casi legati al Recovery and Resilience Facility, strumento centrale di NextGenerationEU: si registrano 512 indagini attive, con un incremento del 66,7% rispetto al 2024. Numeri destinati a crescere, considerato l’elevato volume di pagamenti previsto entro il 2026, esposti sia a frode che corruzione. Il report evidenzia anche il ruolo centrale di attori economici globali. La Cina, uno dei principali fornitori dell’UE di merce a basso costo, riveste un ruolo fondamentale nella nuova frontiera del contrabbando: le reti criminali cinesi consentono di importare da Pechino merci il cui valore dichiarato è falsamente basso, al fine di pagare una quota inferiore di IVA (o non pagarla) e altre imposte doganali. Nello scenario europeo, invece, l’Italia occupa una posizione centrale: è tra i principali beneficiari dei fondi UE, ma anche tra i Paesi con il più alto numero di indagini EPPO. Questo dato non indica soltanto una maggiore esposizione al rischio, ma anche una maggiore capacità di intercettazione e collaborazione investigativa. L’Italia rappresenta, di fatto, uno dei principali laboratori operativi dell’azione europea contro le frodi.

Dati giudiziari: efficacia e crescita del sistema

Il tasso di condanna nei casi trattati dall’EPPO è particolarmente elevato, pari al 95%, con un incremento significativo dei rinvii a giudizio (+34% rispetto al 2024). Sul piano patrimoniale, i giudici della Procura Europea hanno disposto ordini di congelamento per 1,13 miliardi di euro, mentre il valore effettivo dei beni congelati nel corso dell’anno ammonta a 288,93 milioni di euro. Al raggiungimento di questi risultati non hanno contribuito tanto le segnalazioni provenienti da istituzioni, organi o agenzie dell’UE, che restano basse, quanto le denunce per presunti illeciti presentate da privati cittadini (4.629) e dalle autorità nazionali (2107), cresciute del 6% rispetto a un anno fa. Un dato rilevante, che denota, da un lato, un miglioramento della capacità di individuare le frodi e, dall’altro, la crescita della consapevolezza pubblica e la fiducia nel lavoro dell’EPPO.

Internazionalizzazione e supply chain: il rischio che non controlliamo

Dal quadro complessivo emerge un punto fondamentale. Le frodi più rilevanti non sono episodi isolati, ma fenomeni che si sviluppano proprio grazie alla dimensione transnazionale delle attività economiche. Reti di società distribuite in più Paesi, operazioni formalmente corrette, flussi finanziari complessi: tutto contribuisce a creare un ambiente in cui il controllo diventa più difficile. Le frodi IVA rappresentano un caso emblematico: schemi costruiti su operazioni apparentemente regolari tra imprese di diversi Stati, che sfruttano la frammentazione normativa e la difficoltà di coordinamento tra giurisdizioni. Per le imprese, questo scenario implica un cambio di prospettiva: non è più sufficiente gestire il rischio all’interno dei propri confini aziendali. È necessario sviluppare una capacità di governo estesa all’intera catena del valore, rafforzando i presidi su partner, fornitori, flussi finanziari e processi operativi. La vulnerabilità, infatti, non è soltanto esterna, ma spesso interna ai modelli organizzativi. La complessità delle filiere e la velocità delle operazioni possono ridurre la capacità di controllo, creando spazi in cui comportamenti illeciti si inseriscono e si sviluppano. Nell’economia globalizzata il vero rischio non nasce solo da comportamenti illeciti, ma dalla difficoltà di intercettarli. Oggi, più che mai, il confine tra crescita e rischio passa dalla capacità di controllare ciò che accade lungo tutta la filiera. Anche – e soprattutto – oltre i propri confini.