Quale impresa

GIOCHI OLIMPICI E GIOCHI D’IMPRESA

COME AVERE SUCCESSO IN UN PAESE DI 7000 ABITANTI A 2000m DI ALTITUDINE? CE LO SPIEGA LUNGOLIVIGNO

Livigno, location da favola situata nella provincia di Sondrio, è una delle sedi che ospiteranno i Giochi Olimpici Invernali 2026 e assegna ben ventisei medaglie per le gare di freestyle e snowboard. Nello specifico, le discipline che andranno in scena nella valle sono: Big Air, Halfpipe, Ski Cross, Snowboard Cross, PGS e Slopestyle. Un evento dalla risonanza mondiale, coronamento dell’eccellente percorso svolto dal Comune di Livigno negli ultimi anni, che porta con sé molte nuove sfide e ancora più opportunità. La società protagonista dell’intervista di oggi è LungoLivigno, che opera da ben tre generazioni (con la quarta che comincia a muovere i primi passi) nel settore del turismo. L’avventura comincia con l’incontro speciale tra Domenica Mottini ed Emilio Giacomelli, che innesca una storia duratura ed emozionante. L’azienda ha già festeggiato i 50 anni di esistenza nel 2012 ed è iniziata nel 1962 con l’inaugurazione dell’Hotel Concordia, vera e propria istituzione del centro del paese. LungoLivigno oggi gestisce cinque hotel, quattro ristoranti e cinque boutique di moda, oltre che un sito di e-commerce nel settore del fashion. La famiglia Giacomelli viene rappresentata in questa intervista da Matteo, il più giovane dei sette fratelli della seconda generazione, e Daniel, rappresentante invece della terza.

Livigno è sicuramente un riferimento nel settore del turismo nazionale, uno dei settori con la crescita più marcata nell’ultimo decennio. Come è cambiato il modo di gestire un’impresa turistica rispetto al passato?

Matteo: “Nel nostro settore (come in tanti altri) crescita fa rima con managerializzazione. L’albergatore nasce come figura centrale, legata notte e giorno alla struttura, presenza che si rendeva necessaria per garantire un rientro dei costi e una redditività di un certo tipo. Con la crescita dimensionale, il ventaglio di possibilità si apre in maniera naturale: subentra il concetto di economia di scala, che si porta dietro la possibilità, per esempio, di avere un centro prenotazioni, di esternalizzare o trovare una figura dedicata alla gestione del personale, di istituire una sezione specifica sales and marketing… In questo modo l’imprenditore riesce a rendere più efficace il suo lavoro e, perché no, a garantirsi un migliore equilibrio tra vita e lavoro, che è una necessità molto attuale ma anche molto giusta, a mio modo di vedere”

Daniel: “Sono d’accordo. L’azienda è cresciuta molto negli anni: si è passati da poche figure tuttofare alla frammentazione delle funzioni, il lavoro è spalmato e la responsabilità condivisa. Si alleggerisce la mole di lavoro personale, ma subentra invece la delicata questione del monitoraggio e del controllo del lavoro degli altri che, in quanto delegati, hanno il dovere di muoversi in rappresentanza nostra. Tenere tutti i soggetti coinvolti allineati e aggiornati è un problema che anni fa non avevamo e che invece adesso è sempre all’ordine del giorno. Bisogna lavorare di più nel quotidiano per fare in modo che la complessità che il meccanismo ha acquisito non sia un ostacolo alla fluidità del suo movimento, ma uno stimolo.”

L’espansione continua e su più fronti di LungoLivigno ha sicuramente portato nuove sfide alla vostra organizzazione, incluso il passaggio generazionale. Come lo state affrontando?

Matteo: “Oggi ci sono tanti membri della famiglia presenti in azienda: con funzioni diverse, chi è esclusivamente operativo, chi ha anche funzioni manageriali come Daniel; ci sono poi figure che si sono, invece, inserite da meno tempo, ancora senza coinvolgimenti direzionali. L’obiettivo della nostra azienda rimane comunque la valorizzazione delle persone, indipendentemente che siano di famiglia o meno, ad assumere delle responsabilità dirette. La fiducia fra tutti i membri della “famiglia LungoLivigno” è un driver imprescindibile”

Daniel: “I ruoli, inoltre, si mischiano un po’: in certi casi si sviluppano molto in orizzontale, soprattutto nelle funzioni più manageriali e strategiche. Io, ad esempio, seguo la parte di ristorazione di tutti gli hotel del Gruppo. In altri contesti ci si muove più verticalmente. Si è comunque cercato di creare un mix tra professionisti esterni e membri familiari.

Arriviamo al punto più dibattuto del periodo: le Olimpiadi. Da imprenditori e livignaschi, quale impatto hanno avuto su un paese che conta 7000 abitanti? Come cambia la visione di un imprenditore di fronte ad un evento di tale importanza?

Daniel (coinvolto in prima persona nella gestione Olimpiadi di LungoLivigno): “Dal punto di vista imprenditoriale è un’occasione grandissima, faccio fatica a vedere dei punti negativi. Le due settimane dei Giochi sono solo la punta dell’iceberg, noi pensiamo soprattutto alle potenzialità sul medio-lungo periodo. La notorietà del paese di Livigno ha ancora grandi margini di miglioramento. Penso al mercato americano, ad esempio: le discipline di cui saremo protagonisti sono di altissimo interesse in USA, e questo ci aiuterà a far conoscere la nostra località in tale parte del mondo; perfino gli orari previsti delle gare strizzano l’occhio al fuso orario americano. Ad oggi non abbiamo bisogno di incrementare i flussi, ma dobbiamo lavorare sul target di clientela a Livigno. Puntare sul potenziamento della qualità di un servizio che, per forza di cose, procede a braccetto con i costi: trovare profili che siano più predisposti ed aperti a puntare ad un pacchetto qualitativo di altissimo livello, che ovviamente ha prezzi superiori rispetto alle alternative. Mi ripeto sempre che l’Italia è già molto frequentata dal turista americano, che frequenta il Lago di Como, le città d’arte come Venezia, Firenze o Napoli, e che è abituato a standard economici di ben altro livello. Noi dobbiamo essere bravi ad allungare di un’ora e mezza il viaggio sul Lago di Como, o ad aggiungere una tappa ulteriore all’esperienza molto gettonata sul Trenino Rosso del Bernina, già patrimonio Unesco. Questo è uno degli obiettivi concreti a cui siamo convinti di avvicinarci grazie alle Olimpiadi”

Oggi la società è sempre più dominata dal concetto di crescita economica, e lo stesso vale per l’attività imprenditoriale. A Livigno tutto ciò si unisce ad un dna di un certo tipo: sport e natura stabilmente al centro, rispetto del verde, concretezza e gestione coerente dell’urbanizzazione. Come gestire con lo stesso spirito un evento di questo calibro?”

Matteo: “Il segreto di Livigno è proprio il suo Dna. Snaturarlo vorrebbe dire trasformare Livigno stessa. Se iniziassimo a costruire condomini di dieci piani o ad aprire attività poco coerenti con il contesto, il turista non troverebbe più ciò che lo attira oggi. Proprio per questo motivo dobbiamo investire sulla qualità, non sulla quantità. Con lo stesso spirito affrontiamo i Giochi Olimpici. Il territorio, l’ambiente, la natura che abbiamo intorno sono gli elementi fondamentali. La gente non viene a Livigno per dormire nei nostri alberghi, viene a Livigno per fare delle esperienze, per sciare, per andare in bicicletta, per stare in mezzo alla natura. È oggettivo che l’impatto infrastrutturale per i Giochi Olimpici è stato molto forte: dal nuovo parcheggio alla cabina di alta tensione, le opere sono state diverse e concrete. Però io sono molto fiducioso sulla sensibilità del livignasco e sulle conseguenze positive nel medio-lungo periodo”

Daniel: “I preparativi sono iniziati mesi fa, e c’è stata tutta una parte burocratica da gestire che in alcuni casi ha obbligato aziende livignasche ad attivarsi per adeguarcisi. Non è il nostro caso, che invece siamo molto attenti da anni a quelle tematiche che oggi sono sempre più centrali: quattro anni fa abbiamo implementato un sistema di gestione ESG e ottenuto il riconoscimento internazionale GreenKey, e se lo abbiamo fatto è proprio perché ci sentiamo in sintonia con l’ecosistema Livigno. Ammetto che abbiamo dovuto fare un grandissimo lavoro di produzione di carte, fondamentalmente per dimostrare quanto era già stato fatto. È un traguardo di cui siamo molto orgogliosi, perché ci ha permesso, innanzitutto, di avere meno pressioni e problemi di compliance per i Giochi, e, in secondo luogo, di dimostrare che quelli che inizialmente possono essere visti come degli extra-costi per un’attività, in realtà, poi ripagano con gli interessi sul lungo periodo e si rivelano per quello che sono veramente, cioè degli investimenti. Questa è la filosofia che ci guida e che ci ha permesso di non rivoluzionare nessuna procedura interna per le Olimpiadi. In questo modo siamo sicuri di poter gestire l’impatto straordinario di un evento del genere con la medesima visione con cui abbiamo gestito i cambiamenti degli ultimi anni: restando al passo con i tempi pur rispettando la nostra essenza”

Solitamente l’ultima domanda è relativa ad un consiglio che l’imprenditore si sente di dare ai Giovani (e meno giovani) lettori di QualeImpresa. Questa volta vi voglio invece chiedere quanto può dare un luogo come Livigno ad un Giovane Imprenditore che, nella sua quotidianità, può essere immerso in un mare di scadenze, responsabilità, gestioni più o meno impattanti, soprattutto nell’ottica del miglioramento qualitativo dell’equilibrio psicologico?

Matteo: “La montagna ha il grande dono di aprire alla possibilità di una qualità della vita rara, di rimanere a stretto contatto con la natura e di permettersi ritmi di vita meno frenetici, con un accesso più diretto al focus dell’equilibrio tra vita e lavoro. Il valore aggiunto di Livigno rispetto agli altri posti di montagna, è l’autenticità che deriva dal suo stesso dna, già citato poco fa: è una meta turistica che esce un po’ dalle logiche mainstream del mondo di oggi, le logiche del post sui social media e delle mode passeggere, e che da una concreta opportunità di trasformare quell’ideale molto attuale di detox da quella ricerca quasi ossessiva del concetto di produttività, di efficienza. Investire in montagna non deve essere una scelta trainata solo da ragioni economiche, bensì di vita; è molto importante inserirsi con rispetto e coerenza nei confronti del contesto. Questo perché ci sono anche delle dinamiche oggettivamente più scomode: la distanza da un certo tipo di servizi, la forte incidenza della stagionalità, per fare due esempi. Il tutto viene però ripagato da condizioni che, a mio modo di vedere, sono delle vere e proprio fortune se inserite nel nostro stile di vita così veloce: le piste di sci a 5 minuti, le stellate mozzafiato, il silenzio della valle e il contatto diretto con la natura entrano perfettamente in quella serie di bisogni latenti che oggi ci siamo convinti essere superflui, ma che invece hanno la forza di incidere in maniera determinante sulle nostre vite”.