Quale impresa

Genova, il tunnel del futuro e il museo della memoria

Nel capoluogo ligure è in corso la realizzazione del tunnel subportuale, un’infrastruttura strategica per la viabilità e la riqualificazione urbana. Il tunnel collegherà San Benigno alla Foce, alleggerendo il traffico in superficie e aprendo la strada a una nuova organizzazione degli spazi urbani lungo il fronte mare.

 

In questo contesto, prende corpo una proposta ambiziosa: trasformare la porzione compresa tra la Lanterna e l’Acquario in un grande museo urbano, distribuito orizzontalmente lungo l’ex tracciato della Sopraelevata. Una struttura coperta, integrata nel paesaggio costiero, percorribile a piedi o con un trenino turistico, che racconti la storia della città attraverso installazioni multimediali, spazi espositivi e ambienti interattivi.

Questa soluzione rappresenterebbe un’alternativa intelligente e sostenibile all’abbattimento della Sopraelevata: invece di demolire, si riconverte. Questo comporterebbe un risparmio immediato sui costi di smantellamento e smaltimento, oltre a generare un ritorno economico stabile attraverso il turismo culturale.

Un museo di questo tipo aumenterebbe la permanenza media dei turisti in città, incentivando la spesa su ristorazione, accoglienza, trasporti e servizi, e offrendo nuove opportunità occupazionali. Potrebbe diventare un polo attrattivo tanto per i crocieristi quanto per le scuole, i cittadini e i visitatori italiani e stranieri.

Genova, infatti, è l’unica grande città italiana a non avere un museo storico che ne racconti l’identità. Una mancanza paradossale per una città che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia europea e mondiale. Dalla finanza medievale alle grandi esplorazioni, dalle repubbliche marinare al supporto strategico alle potenze europee — basti ricordare che la Spagna poté riportare numerose vittorie navali grazie al contributo determinante di comandanti genovesi, in particolare della famiglia Doria, autentici “ammiragli imperiali” al servizio della monarchia per gran parte del XVI secolo— la città ha contribuito in modo determinante alla costruzione dell’Europa moderna.

Non è un caso che proprio a Genova sia nato il Banco di San Giorgio, considerato la prima banca moderna d’Europa. La cambiale, strumento rivoluzionario per il commercio, ha mosso qui i suoi primi passi, così come i primi modelli di Borsa, anticipando strumenti e dinamiche che avrebbero guidato la finanza globale nei secoli successivi. Cristoforo Colombo, figura simbolo dell’età delle scoperte, nacque proprio a Genova, e la sua impresa cambiò radicalmente la storia del mondo.

Il museo storico, così concepito, sarebbe un unicum a livello internazionale, capace di riportare Genova al centro della scena culturale e turistica. Non solo un omaggio al passato, ma un gesto di visione. La città, che per secoli è stata la capitale del Mediterraneo – e che non ha mai smesso di esserlo per vocazione, influenza marittima e centralità strategica – avrebbe finalmente un luogo fisico dove riaffermare la propria identità e la propria leadership nel presente. *Sapere da dove veniamo, per capire dove vogliamo andare*: questo museo potrebbe avere un impatto culturale profondo, positivo e duraturo, diventando anche fonte di ispirazione per visioni future all’avanguardia.

E se oggi Genova vuole guardare al futuro, è essenziale che riscopra e valorizzi il proprio passato. In questa prospettiva, il nuovo museo diventerebbe non solo un’opera culturale, ma uno strumento di sviluppo economico, rigenerazione urbana e promozione dell’identità locale.

Del resto, Genova ha saputo distinguersi anche per figure femminili straordinarie che hanno lasciato un’impronta concreta nella vita della città. Maria Brignole Sale De Ferrari, Duchessa di Galliera (1811–1888), erede di una delle famiglie più potenti di Genova, fu una delle principali benefattrici del XIX secolo. Contribuì alla costruzione dell’Ospedale Galliera, fondò scuole, sostenne l’arte e la cultura, donando al Comune il Palazzo Rosso e numerose opere d’arte. Fu attiva anche a Parigi, dove promosse opere sociali e sanitarie di rilievo.

La Marchesa Carlotta Cattaneo Adorno (1806–1893), appartenente a una delle più antiche casate genovesi, fu pioniera nell’assistenza agli indigenti, nella promozione dell’istruzione femminile e nella riforma degli ospedali. Fondò e sostenne asili, laboratori femminili e istituzioni caritative, contribuendo a creare una rete di welfare cittadino ante litteram. Due “quote rosa” d’avanguardia, che hanno fatto la differenza in modo concreto ben prima che la parità di genere entrasse nel dibattito politico contemporaneo.

Il tunnel porterà sotto terra il traffico, ma potrebbe anche riportare in superficie la memoria. E con essa, un’idea nuova di città: più consapevole, più attrattiva, più viva.