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Economia del mare, anche l’Europa ne riconosce l’importanza con due nuove strategie dedicate

“Lavorando fianco a fianco con l’industria e tutte le parti interessate, trasformeremo queste strategie in risultati concreti e consolideremo la posizione dell’Europa come continente leader nel settore marittimo”.

Con queste parole Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il turismo, ha presentato il 4 marzo la Strategia industriale marittima e la Strategia europea per i porti, due iniziative di rilievo strategico per il futuro dell’economia del mare.

Le due comunicazioni, dal valore programmatico e non ancora normativo, segnano però un momento politico significativo: la Commissione europea riconosce esplicitamente la centralità del settore marittimo e portuale per la competitività industriale, la sicurezza economica, la resilienza delle catene del valore e la transizione energetica dell’Unione. Per un Paese come l’Italia, con circa 8 mila chilometri di costa e un’economia del mare che contribuisce con oltre 216 miliardi di euro al PIL e circa un milione di occupati, si tratta di un passaggio importante verso una piena consapevolezza anche a livello europeo del ruolo strategico di questo comparto. L’approccio adottato è quello della filiera integrata: dalla cantieristica al trasporto marittimo, dai porti alle infrastrutture energetiche, fino a innovazione, sicurezza, finanza e competenze. Le due strategie, pur distinte, risultano infatti complementari e delineano una visione complessiva dell’ecosistema marittimo europeo.

“I porti, l’industria marittima e il trasporto marittimo sono fondamentali per la competitività, la sicurezza e la coesione dell’Unione europea, soprattutto in un contesto geopolitico sempre più instabile”, ha sottolineato Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, mentre Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale, ha rimarcato come questi settori siano “fondamentali per la nostra sovranità. Sono elementi chiave per la nostra autonomia strategica”, evidenziando entrambi come questa dimensione sarà sempre più decisiva nei prossimi anni.

La Strategia europea per i porti

La Strategia europea per i porti riconosce agli scali europei un ruolo che va oltre la funzione logistica: sono nodi strategici attraverso cui transitano flussi commerciali, energetici e digitali essenziali. Il documento si articola in cinque ambiti principali: rafforzamento della competitività e digitalizzazione, sostegno alla transizione energetica, sicurezza delle infrastrutture portuali, accesso ai finanziamenti e sviluppo delle competenze. Sul piano competitivo, la Commissione richiama la necessità di garantire condizioni di concorrenza equilibrate rispetto ai porti extra-UE. In questo contesto annuncia che la prevista revisione dell’EU ETS valuterà possibili effetti distorsivi che incidono sulla competitività dei porti europei, tra cui il rischio di traffico deviato verso porti non UE.  La strategia attribuisce inoltre ai porti un ruolo centrale nella transizione energetica, promuovendo l’elettrificazione delle banchine (onshore power supply), lo sviluppo di carburanti alternativi e la trasformazione degli scali in hub energetici e industriali. Sul fronte della sicurezza, l’approccio si inserisce nella più ampia agenda europea di sicurezza economica, con un rafforzato monitoraggio degli investimenti esteri nelle infrastrutture portuali e maggiore attenzione alla resilienza delle infrastrutture critiche e dei sistemi digitali.

La Strategia industriale marittima

Parallelamente, la Strategia industriale marittima europea punta a rafforzare la competitività e la base industriale del settore lungo l’intera filiera, sostenendo la transizione tecnologica ed energetica del comparto. Il documento prevede oltre 40 iniziative. L’approccio si articola in sei direttrici: rafforzamento della base industriale marittima, competitività e sostenibilità del trasporto marittimo, sicurezza e resilienza del dominio marittimo, innovazione, accesso ai finanziamenti e sviluppo delle competenze. Un elemento centrale riguarda il consolidamento della manifattura marittima europea, in particolare cantieristica, equipaggiamento e riparazione navale. L’obiettivo è preservare una massa critica produttiva in Europa, concentrandosi sui segmenti ad alto valore aggiunto e promuovendo iniziative congiunte e programmi di modernizzazione dei cantieri. La Commissione riconosce inoltre le forti distorsioni competitive a livello globale e prevede un rafforzamento del dialogo con l’industria, un utilizzo più mirato degli strumenti europei di difesa commerciale e un migliore coordinamento dei sistemi di export credit tra Stati membri. Tra le leve individuate vi è anche un uso più strategico degli appalti pubblici e degli strumenti finanziari europei per sostenere la domanda di navi e tecnologie sviluppate in Europa. Sul fronte del trasporto marittimo, la strategia mira a preservare la competitività della flotta europea accompagnando la decarbonizzazione del settore attraverso l’attuazione del quadro normativo già adottato, oltre allo sviluppo di “rotte marittime verdi”. È inoltre prevista una possibile semplificazione dei sistemi di monitoraggio e reporting per ridurre gli oneri amministrativi. Un capitolo rilevante è dedicato alla sicurezza e resilienza del dominio marittimo, con il rafforzamento delle capacità navali e tecnologiche europee a duplice uso (civile e militare) e lo sviluppo di strumenti per la sorveglianza dei mari. Infine, la strategia pone forte attenzione su innovazione, finanziamenti e competenze, promuovendo inoltre iniziative di formazione, upskilling e maggiore attrattività delle professioni del mare.