Quale impresa

DIGITALIZZAZIONE DELLE IMPRESE B2B IN ITALIA OSTACOLI, TREND E OPPORTUNITÀ

L’Italia viaggia a due velocità quando si parla di digitalizzazione nel B2B. Da un lato, l’obbligo di fatturazione elettronica ha reso il nostro Paese un pioniere in Europa; dall’altro, l’adozione spontanea di soluzioni digitali, come l’integrazione tra aziende e l’e-commerce B2B, procede più lentamente rispetto ai competitor internazionali. Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano, ci offre una panoramica sullo stato attuale, gli ostacoli e le prospettive future, con dati e insight per le imprese che vogliono accelerare la loro trasformazione digitale.

 

D: Direttrice, qual è il livello di digitalizzazione delle imprese italiane nel B2B rispetto ai competitor internazionali?

R: L’Italia ha fatto importanti passi avanti nella digitalizzazione grazie a obblighi normativi come la fatturazione elettronica e la conservazione digitale. Questi strumenti ci hanno resi tra i più avanzati in Europa su questi processi. Tuttavia, la digitalizzazione spontanea di altre attività aziendali è ancora molto indietro rispetto ai competitor internazionali. Se consideriamo aspetti come l’integrazione digitale tra aziende, l’automazione dei processi e l’uso di piattaforme per la gestione documentale, il ritardo è evidente.

In alcuni settori, soprattutto quelli più strutturati, il digitale è già una realtà consolidata. Ma nelle PMI, che costituiscono la maggior parte del tessuto imprenditoriale italiano, il cambiamento procede più lentamente. L’adozione di strumenti digitali non è ancora diffusa come dovrebbe essere per garantire una reale trasformazione del B2b italiano.

 

D: Quali sono i principali ostacoli che rallentano la trasformazione digitale?

R: Uno dei maggiori ostacoli è la resistenza al cambiamento. Molte aziende, soprattutto quelle più piccole e meno strutturate, continuano a lavorare con metodi tradizionali, spesso perché non percepiscono chiaramente i benefici della digitalizzazione o temono le difficoltà legate all’implementazione di nuove tecnologie.

C’è poi un problema di ecosistema: nel B2B, l’efficacia della digitalizzazione dipende anche dal livello di innovazione dei partner. Se un’azienda è digitalmente avanzata ma i suoi fornitori e clienti utilizzano ancora strumenti analogici, il processo viene inevitabilmente rallentato.

La questione economica è un altro freno importante. Le tecnologie digitali richiedono un investimento iniziale, e non tutte le imprese dispongono delle risorse necessarie per affrontarlo. Anche se nel medio-lungo periodo i vantaggi superano i costi, molte PMI faticano a sostenere l’impegno economico iniziale.

Infine, esiste un deficit di competenze. La digitalizzazione non riguarda solo l’adozione di strumenti tecnologici, ma anche la capacità di utilizzarli al meglio. Molti imprenditori e manager non hanno piena consapevolezza delle opportunità offerte dal digitale, mentre i dipendenti spesso non ricevono la formazione adeguata per sfruttarle appieno.

 

D: Quali sono le principali tendenze che guideranno il futuro del B2B in Italia?

R: Dai dati raccolti dall’Osservatorio, emerge chiaramente che una delle principali priorità di investimento è la gestione elettronica documentale. Le aziende stanno capendo l’importanza di avere sistemi più efficienti per archiviare, organizzare e recuperare documenti in formato digitale, soprattutto in un contesto in cui la normativa sulla conservazione digitale sta evolvendo anche a livello europeo.

Un altro ambito in forte crescita è il cloud computing. Sempre più imprese stanno spostando i loro sistemi su piattaforme cloud, per garantire maggiore sicurezza, flessibilità e accessibilità ai dati, indipendentemente dal luogo di lavoro.

Infine, sta aumentando l’interesse per i sistemi ERP (Enterprise Resource Planning), strumenti fondamentali per ottimizzare la gestione dei processi aziendali. Sebbene siano sul mercato da anni, la loro adozione è ancora limitata, soprattutto tra le PMI, che potrebbero trarne un grande vantaggio in termini di efficienza e controllo delle operazioni.

Parallelamente, c’è un’attenzione crescente verso l’intelligenza artificiale, che ha un enorme potenziale per migliorare i processi aziendali. Tuttavia, nel B2B è ancora in fase sperimentale: mancano applicazioni concrete su larga scala, ma le imprese stanno iniziando a esplorarne le possibilità.

 

D: Ci sono settori che stanno trainando maggiormente questa trasformazione?

R: I settori più avanzati sono quelli in cui le associazioni di filiera hanno promosso la digitalizzazione dell’intero comparto. È il caso del largo consumo, del farmaceutico, dell’elettronica di consumo e del materiale elettrico, dove sono stati introdotti standard condivisi per lo scambio digitale di documenti e dati.

Un caso a parte è l’automotive, dove la spinta all’innovazione è arrivata dalle grandi aziende, che hanno imposto ai fornitori più piccoli standard digitali per poter continuare a collaborare.

A livello generale, più che una distinzione tra settori, la vera differenza è tra grandi imprese e PMI. Le aziende più strutturate hanno già integrato molte di queste tecnologie, mentre le più piccole sono ancora in una fase iniziale del percorso di digitalizzazione.

 

D: C’è un dato particolarmente significativo che può far capire l’impatto della digitalizzazione nel B2B?

R: Un dato sorprendente riguarda i documenti di trasporto: se tutte le aziende italiane li digitalizzassero, il sistema Paese risparmierebbe 18 miliardi di euro. È una cifra impressionante, che dimostra quanto la digitalizzazione non sia solo un’opportunità, ma una necessità per migliorare l’efficienza e la competitività delle imprese.

 

D: Qual è, invece, lo stato dell’arte dell’e-commerce B2B in Italia?

R: Quando parliamo di e-commerce B2B non intendiamo solo la vendita tramite marketplace o portali aziendali, ma anche lo scambio digitale di ordini e documenti tra imprese, grazie ad esempio a tecnologie come l’EDI (Electronic Data Interchange). In generale, l’e-commerce B2B è sicuramente in forte espansione. Ciò su cui misuriamo la crescita, nel tempo, è proprio lo scambio di ordini in formato digitale tra aziende che, nel 2023, ha raggiunto un valore di 265 miliardi di euro, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il digitale rappresenta ancora solo il 21% del totale delle transazioni B2B nelle filiere di prodotto, il che significa che c’è un enorme margine di crescita. L’obiettivo, quindi, è rendere sempre più fluidi e automatizzati i processi di acquisto e vendita tra aziende.

 

D: Quali consigli darebbe agli imprenditori che vogliono avviare o consolidare un percorso di digitalizzazione?

R: Il primo consiglio è monitorare le normative europee, che tracciano la strada che tutte le imprese dovranno seguire nei prossimi anni. Essere preparati in anticipo permette di affrontare i cambiamenti senza subirli.

Inoltre, è fondamentale non aspettare che un obbligo imponga il cambiamento. Ogni azienda dovrebbe analizzare le proprie inefficienze e capire se la digitalizzazione può essere una soluzione, magari con il supporto di esperti.

Infine, credo che adottare una mentalità cliente-centrica sia essenziale. Oggi il successo non dipende solo dalla qualità del prodotto, ma dalla capacità di comprendere e soddisfare le esigenze dei clienti. Un’azienda che mette al centro il cliente, anticipandone i bisogni e offrendo un’esperienza migliore, ha un vantaggio competitivo enorme.