Quale impresa

Dalle ZTL alla Luna: se Uber avesse le ali (e l’elio-3)

Auto volanti, droni passeggeri, viaggi sulla Luna… no, non è la sceneggiatura del prossimo film di Nolan. È la realtà – o quasi – della mobilità del futuro. L’Urban Air Mobility (UAM) promette di liberarci dal traffico, dalle buche, e forse anche dagli autovelox, ma il bello è che potrebbe portarci molto più lontano di quanto pensiamo: fin nello spazio.

Partiamo da qui, però.
Nel traffico del lunedì mattina, l’unico pensiero è: “Se potessi volare…”. Qualcuno ci ha preso sul serio: stanno arrivando i taxi volanti elettrici (i cosiddetti eVTOL) che decollano in verticale come elicotteri, ma inquinano meno di uno scooter elettrico.

L’obiettivo – come ribadito al Paris Air Show – è sorvolare le città entro il 2030, senza eliche nei capelli e senza jet lag da semaforo. Gli eVTOL sono l’ultima frontiera della mobilità urbana: velivoli compatti, silenziosi, alimentati a batteria, pensati per decongestionare le città e trasformare i tragitti brevi. Londra e Singapore hanno già calendarizzato i primi voli commerciali, Dubai è già in fase di test e Parigi punta a mostrarli in azione per le Olimpiadi. In Italia, diverse realtà stanno lavorando a soluzioni ibride con atterraggio verticale e intelligenza artificiale.

Ma c’è un dettaglio da non trascurare: non vogliamo solo volare sopra la tangenziale, vogliamo farlo anche sopra i crateri lunari. La Luna non è più inaccessibile come un attico a Milano e si è aperta una nuova stagione dell’esplorazione spaziale: la Space Renaissance.
Se vi sembra folle parlare di mobilità lunare mentre la vostra Panda è ferma in doppia fila, sappiate che ci sono già startup – anche italiane – che stanno sviluppando droni cargo per trasportare carichi tra moduli lunari. E sì, prima o poi ci sarà anche il problema dei parcheggi.

E’ sempre più evidente che l’Italia non guarda il cielo solo per prevedere la pioggia: è tra i Paesi europei più attivi nell’aerospazio, con PMI che producono sensori, software e materiali avanzati. Se pensavate che i cuscinetti a sfera fossero roba da meccanico, sappiate che quelli giusti possono finire in orbita.

Che cosa lega la UAM e i viaggi lunari? Molto più di quanto si pensi. Servono piattaforme leggere e resistenti, software per la navigazione autonoma, nuove infrastrutture (vertiporti in città, basi lunari nello spazio), sistemi di comunicazione e gestione del traffico, modelli logistici innovativi e una forte spinta alla ricerca applicata. L’Urban Air Mobility rappresenta una naturale evoluzione dell’aerospazio civile: un volo urbano, integrato e sicuro, che diventa un acceleratore. Più impariamo a volare nelle città, più sapremo farlo ovunque.
In sintesi: stiamo passando dal “che ore sono?” al “che orbita sei?”. E no, non è solo un gioco da miliardari in tuta argentata. È un pezzo concreto di futuro. Per chi ha visione (e magari qualche idea brillante da far decollare), è anche una grande occasione industriale.

Se pensate che sia solo un film di fantascienza, sappiate che Elon Musk sta progettando colonie su Marte, Jeff Bezos punta a resort orbitanti per turisti spaziali e Bill Gates ha già scommesso sui taxi volanti. L’UAM non è più un concept: è una rivoluzione industriale silenziosa ma inarrestabile, pronta a cambiare il nostro modo di vivere, lavorare e spostarci, sia dentro che fuori dall’atmosfera terrestre.

La rivoluzione dell’Urban Air Mobility darà vita a nuove filiere, nuove economie e nuovi mestieri: “taxista orbitale” suona già piuttosto bene, ma è solo l’inizio. Potrebbero nascere professioni oggi difficili anche solo da immaginare: piloti di eVTOL condominiali, meccanici per droni lunari, architetti di vertiporti, controllori del traffico orbitale, addetti alla logistica intermodulare Terra-Luna. Non è fantascienza. Esistono già corsi universitari per operatori U-space, simulatori per la gestione del traffico aereo urbano e startup che progettano officine mobili per velivoli elettrici.
Il futuro non è più lontano: è sospeso, letteralmente, sopra di noi.

Ed è proprio qui che si apre uno spazio concreto per l’Italia. Il nostro Paese è già protagonista nel settore, grazie a un tessuto industriale che unisce artigianalità tecnologica e capacità di innovazione, con PMI e grandi gruppi che producono materiali avanzati, sensoristica, software di navigazione, strutture leggere. Abbiamo le competenze, ma servono ora visione strategica, investimenti mirati e un ecosistema collaborativo per fare il salto.

Tra le visioni più concrete e lungimiranti c’è quella di Sebastian Thrun, uno dei protagonisti dell’innovazione globale. Tedesco, ex professore a Stanford, è stato tra i creatori di Google Street View, ha guidato il primo progetto di auto a guida autonoma per Google, ha fondato Udacity e lanciato Kitty Hawk, startup di taxi volanti finanziata da Larry Page.

Per lui, volare sopra le città non è un sogno, ma una direzione concreta. In un’intervista del 2025 a Business Insider, ha dichiarato: “Sono da tempo un sostenitore di una proposta ancora più radicale: le auto volanti… Esistono già prototipi di veicoli elettrici in grado di decollare come elicotteri. Sono molto silenziosi e possono volare per circa cento miglia.”

Non è solo una suggestione: è una sfida concreta per l’industria, le normative e la formazione. Serve visione, ma anche rapidità d’azione. L’Italia ha tutto per giocarsela.

Perché il futuro – questa volta – non arriverà via terra, sarà già lì, sopra le nostre teste.