L’8 settembre, a Bari presso Confindustria Giovani BAT, è stata proclamata la startup vincitrice di Womən, il percorso di incubazione per progetti a maggioranza femminile nato da un’idea di Impact Hub Bari, in collaborazione con l’incubatore certificato SprintX e Women Lead. Grazie ai fondi raccolti con la quarta edizione del Pink Talk, la giovane impresa è stata sostenuta economicamente, rafforzando il legame tra innovazione, empowerment e territorio.
A ricevere il riconoscimento è stata Mirai, con il progetto Mobee, una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per migliorare il coinvolgimento e la crescita professionale dei lavoratori nelle Pmi. Un’idea nata dall’esperienza diretta dei tre fratelli fondatori, che hanno deciso di trasformare una sfida personale in un’opportunità di cambiamento per migliaia di aziende italiane.
In questo articolo abbiamo raccolto le voci di Monica Del Vecchio, co-founder di Impact Hub Bari e responsabile del progetto Womən, e dei giovani founder di Mirai, che ci hanno raccontato con passione il loro percorso, tra sfide, crescita e visione del futuro.
Intervista a Monica Del Vecchio
Qual è la missione di Womən e perché nasce un percorso di incubazione dedicato prevalentemente alle startup femminili?
Non volevamo limitarci ad accompagnare progetti guidati da donne, ma creare un contesto in cui trasferire valori e competenze. Abbiamo lavorato molto anche sulle soft skills: scambio, lavoro di squadra, capacità di raccontarsi. Era necessario un programma che rispondesse davvero ai bisogni delle imprenditrici, andando oltre la semplice accelerazione di business.
In che modo vi siete differenziati rispetto ad altri percorsi di incubazione simili?
Abbiamo scelto un approccio sartoriale. Ogni startup ha avuto un’analisi personalizzata e un percorso disegnato sulle proprie esigenze, con incontri settimanali, task mirati e workshop su temi cruciali come marketing digitale, team working, public speaking. Non una formula standard, ma un accompagnamento su misura, che ha fatto emergere la forza di ogni progetto.
Cosa ha significato essere partner del Pink Talk?
È stata un’opportunità preziosa. Ci ha permesso di entrare in un’altra rete, condividere valori e ricevere sostegno. Grazie al Pink Talk abbiamo potuto raccontare Womən fin dai primi passi e confrontarci con realtà che ci hanno aiutato a migliorare, dandoci nuova energia per crescere.
Qual è oggi la sfida più grande per un’imprenditrice in Puglia o nel Mezzogiorno?
La sfida principale resta l’accesso a fondi e opportunità. Ma c’è anche un pregiudizio da superare: molte imprenditrici hanno timore di esporre la propria idea. Io dico sempre che da soli non si va lontano: serve networking, serve una rete che sappia sostenere e far crescere. Creare ponti è fondamentale quanto avere una buona idea.
Intervista a Elena, Elisa e Flavio Giurelli
Come nasce la vostra idea e quale impatto volete generare con Mobee?
Siamo tre fratelli, figli di imprenditore. Dal nostro vissuto è nata l’idea di una piattaforma per le Pmi che, grazie all’assistente di intelligenza artificiale, supporta Hr e manager suggerendo azioni operative per creare ambienti lavorativi dove le persone scelgono di rimanere perché si sentono valorizzate. La piattaforma unisce il coinvolgimento del personale ad azioni concrete — dall’ascolto attivo all’allocazione strategica delle competenze, fino ai percorsi professionali personalizzati — portando la cultura del coinvolgimento alla portata delle aziende. In Italia solo il 10% dei lavoratori si sente realmente valorizzato: con Mobee vogliamo contribuire a cambiare questo dato e rendere le aziende più inclusive e competitive.
Qual è stato il contributo più importante del percorso con Womən?
Ogni settimana abbiamo lavorato con i mentor, alternando incontri online e workshop in presenza. Il lavoro più significativo è stata l’acquisizione del metodo startup: all’inizio avevamo un’idea diversa, ma grazie alla validazione, all’iterazione e soprattutto al confronto siamo riusciti a ripensarla e renderla più solida. Molto interessanti anche i lavori sulla brand identity e sui nostri valori, insieme a esercizi pratici come il pitch. È stata una palestra di resilienza e consapevolezza.
Cosa ha significato ricevere il premio dal Pink Talk con Confindustria Giovani e quale messaggio volete lasciare ad altri giovani imprenditori?
Non ci aspettavamo di vincere ed è stato un enorme incoraggiamento a proseguire. Questo riconoscimento ci dà fiducia e responsabilità: significa che il nostro lavoro ha valore anche per la comunità imprenditoriale. Agli altri giovani imprenditori diciamo: non aspettate di avere tutto chiaro per partire. Spesso ci poniamo limiti da soli, ma non si è mai davvero soli: l’ambiente e le persone giuste fanno la differenza.