Quale impresa

CLab UniParthenope: dalla teoria all’impresa, un modello di innovazione sostenibile

Il paradigma economico contemporaneo sta attraversando una fase di transizione epocale. Il modello lineare tradizionale “produci-usa-getta” non rappresenta più una strategia sostenibile per il futuro, e le istituzioni accademiche si trovano di fronte alla necessità di ripensare il proprio ruolo nella formazione di una nuova generazione di imprenditori.

In tale contesto si colloca l’esperienza del Contamination Lab (CLab), promosso dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” attraverso il Dipartimento di Studi Economici e Giuridici, con il coordinamento scientifico del Prof. A. Garofalo. Un progetto che dal 2017 sta ridefinendo i confini tra ricerca, formazione e imprenditorialità.

Il CLab nasce dalla constatazione che l’innovazione non può più essere considerata un processo isolato, confinato nei laboratori universitari o nelle aule di lezione. Al contrario, richiede un approccio sistemico che metta in dialogo competenze diverse, saperi complementari e visioni multidisciplinari. Sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca, il progetto ha sviluppato nel tempo un ecosistema complesso dove le idee dei giovani trovano terreno fertile per trasformarsi in soluzioni concrete per le sfide del territorio. Questo percorso, ha consentito una trasformazione continua: studenti che entrano con intuizioni brillanti ed escono, alla fine del percorso, con progetti d’impresa pronti per il mercato.

La governance del CLab riflette pienamente la filosofia di integrazione e “contaminazione”. Sotto la guida strategica del Rettore Antonio Garofalo, il CLab ha saputo costruire una rete solida e duratura di relazioni tra università, istituzioni e imprese. Una capacità di tessere connessioni che rappresenta uno degli elementi più distintivi dell’approccio adottato dal team, nell’ottica di tradurre obiettivi valoriali in risultati concreti e misurabili.

La metodologia in due fasi: dalla contaminazione all’impresa

Il percorso formativo si articola attraverso due fasi, rispecchiando la naturale evoluzione di un’idea imprenditoriale.

La prima fase, denominata activation, si concentra sullo sviluppo delle competenze di base necessarie per affrontare le sfide dell’innovazione. Non si tratta però di una formazione tradizionale, basata su lezioni frontali e nozioni teoriche. Gli studenti vengono coinvolti in workshop intensivi e laboratori di problem solving che sviluppano creatività, pensiero critico e capacità di lavorare in team multidisciplinari. Questa fase rappresenta il momento di “contaminazione” vera e propria, dove studenti provenienti da diverse facoltà e con background formativi differenti imparano a confrontarsi e a integrare le proprie competenze.

La seconda fase, la reversed incubation, costituisce il momento di applicazione pratica di quanto appreso, nel quale gli studenti si confrontano con sfide reali lanciate dalle aziende partner. Questo approccio “inverso” garantisce che ogni progetto sviluppato abbia una rilevanza immediata per il mercato e risponda a bisogni concreti del territorio. È in questa fase che l’idea si trasforma in un vero e proprio progetto di business, passando attraverso processi di validazione, prototipazione e testing che ne verificano la fattibilità economica e tecnica.

Dal laboratorio all’ecosistema: la centralità delle reti

In questo quadro, il CLab supera la tradizionale logica del laboratorio come momento “chiuso” e diventa un nodo di rete, capace di generare connessioni che travalicano i confini accademici e si innestano direttamente nelle dinamiche produttive e sociali del territorio. Questa impostazione riflette un cambiamento profondo: oggi non si può più ragionare per singoli attori o comparti isolati, ma bisogna adottare una prospettiva di ecosistema che si apre e contamina. Le catene del valore funzionano davvero solo quando sono integrate in ecosistemi collaborativi, capaci di mettere in dialogo discipline, settori e competenze diverse.

 Il valore delle partnership

La rete di partnership del CLab rappresenta un elemento fondamentale del suo successo. I partner tecnici includono realtà come il Campania Digital Innovation Hub – Rete Confindustria, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, Volano, Seedup, la Stazione Sperimentale per l’industria delle Pelli e delle Materie Concianti e Zeta Holding, ciascuna delle quali apporta competenze specifiche nel campo dell’innovazione e dello sviluppo imprenditoriale.

Ma sono soprattutto le aziende partner a rendere il progetto realmente trasformativo. Le collaborazioni attive comprendono realtà diversificate per settore e dimensione: dal gruppo Adler – Pelzer del settore automotive ed MSC (trasporto marittimo) ad EPM nel settore global services; dalla Site società attiva nel settore delle costruzioni e delle manutenzioni alla Nexus TLC nei servizi tecnologici, fino a realtà come Ristoply nel food tech, eFarma by Atida, CMed e Svas Biosana nell’health, AGB Company nel fashion retail.

Ogni azienda non è semplicemente un fornitore di “casi di studio”, ma un partner attivo che presenta sfide reali, condivide know how specifico e offre opportunità concrete di sviluppo professionale. Questa integrazione tra mondo accademico e imprenditoriale crea un ambiente di apprendimento autentico, dove gli studenti non si limitano a studiare le dinamiche della blue e circular economy, ma le vivono direttamente, le sperimentano e le trasformano in opportunità di business.

Blue & Circular Economy: Napoli laboratorio del Mediterraneo

L’impatto della blue economy su Napoli si inserisce in un contesto di crescita e innovazione che interessa l’intera regione Campania e il sistema economico marittimo italiano. La blue economy in Italia rappresenta in generale un settore dinamico con un valore aggiunto di oltre 64,6 miliardi di euro a livello nazionale e un moltiplicatore economico pari a 1,8: ogni euro prodotto dal settore marino ne attiva altri 1,8 nell’economia complessiva. Coinvolge più di 230 mila imprese e oltre un milione di addetti a livello nazionale. Napoli, in particolare, gioca un ruolo strategico in questo scenario, grazie al suo porto e alla vicinanza con l’area del Mediterraneo, polo importante per le attività marittime, turistiche e logistiche. Nel 2023, Napoli risultava seconda in Italia per numero di imprese legate all’economia del mare, con 22.943 aziende, preceduta solo da Roma (29.806) e ben davanti a Venezia (9.426). A livello regionale, la Campania era al secondo posto (32.741 imprese “blu”), subito dopo il Lazio (34.851) e prima della Sicilia (28.807) (fonte: Rapporto nazionale sull’economia del mare 2024 di Unioncamere). Napoli ospita inoltre iniziative come il corso di laurea in Sustainable Blue Economy, promosso dall’Università “Parthenope”, e il Symposium sulla Circular Economy a Procida, confermando un impegno crescente nelle tematiche della sostenibilità applicata al contesto marino. L’America’s Cup 2027, che si svolgerà a Napoli, sarà un catalizzatore strategico per l’economia territoriale, con effetti sulla blue economy, sulla rigenerazione urbana, sull’occupazione e sull’attrazione turistica, consolidando la città come polo sostenibile di eccellenza nel Mediterraneo.

Parallelamente, la Campania sta promuovendo la transizione verso modelli più sostenibili, con iniziative che mirano a ridurre i rifiuti e valorizzare i materiali riciclati, in linea con gli obiettivi nazionali ed europei di incremento dei processi di circolarità e diminuzione dell’impatto ambientale.

 Un filo conduttore: la sostenibilità

L’orientamento verso la sostenibilità non è un elemento accessorio del Contamination Lab, ma il suo filo conduttore. In un’epoca in cui la transizione ecologica rappresenta una necessità imprescindibile, il CLab forma imprenditori già fortemente consapevoli delle sfide ambientali e sociali del nostro tempo. I progetti sviluppati spaziano dalle soluzioni per la gestione sostenibile delle risorse marine alle tecnologie per l’efficienza energetica, dai modelli di business circolari ai sistemi di valorizzazione dei sottoprodotti industriali. Il culmine di questo percorso è un evento che già da solo racconta la filosofia del progetto: il 16 ottobre 2025, la finale dell’hackathon si terrà a bordo di una nave da crociera ormeggiata nel porto di Napoli. Tutti i finalisti avranno modo di presentare la propria idea di business di fronte a una platea qualificata del mondo della ricerca e dell’impresa.
I risultati: un ponte tra teoria e impresa

Dopo sette anni di attività, i risultati del CLab parlano di una metodologia di successo. Il progetto ha dimostrato che il talento dei giovani non ha bisogno di essere inventato, ma solo liberato attraverso strumenti adeguati, supporto e fiducia. Il tasso di trasformazione da idea a progetto d’impresa, l’impatto territoriale generato e il grado di soddisfazione degli stakeholder confermano l’efficacia del modello sviluppato. Ma al di là dei numeri, ciò che emerge con maggiore chiarezza è la capacità del CLab di costruire ponti: tra discipline diverse, tra mondo accademico e imprenditoriale, tra idee e realizzazione concreta.

Il CLab UniParthenope rappresenta molto più di un percorso extracurricolare. È un laboratorio del futuro, dove ogni intuizione può trasformarsi in innovazione sostenibile, dove l’azione diventa misurabile e l’impatto tangibile. Dimostra come le università possano assumere un ruolo attivo nella trasformazione del territorio, diventando catalizzatori di cambiamento e formando la nuova generazione di imprenditori di cui il nostro Paese