Quale impresa

50 anni, sempre giovani

Max Alexander è un bambino americano di 7 anni. Il 18 novembre i suoi abiti hanno sfilato alla settimana della moda di Denver. Incredibile, vero? E pensare che non è la sua prima sfilata e le sue creazioni sono state indossate perfino da celebrities come Sharon Stone.

Un caso straordinario, un talento unico, eccezionale, come ne nascono pochi. Senza dubbio una bellissima storia di successo che mi ha fatto riflettere su quanto sia essenziale che i talenti trovino lo spazio, le occasioni e il sostegno necessario per esprimersi e crescere.

Quale Impresa compie 50 anni e sono orgoglioso di poter dire che in questi cinque decenni abbiamo creato un periodico che ha saputo mantenere nel tempo l’obiettivo di rappresentare l’unicità, le storie, i talenti, le opportunità e la determinazione che l’imprenditoria italiana sa esprimere e mettere in pratica.

Lo abbiamo fatto pensando alla giovinezza non solo come un dato anagrafico ma anche, e soprattutto, come un’attitudine, un modo di leggere la realtà e affrontare le sfide.

Lo abbiamo fatto ospitando e ascoltando le voci di chi è stato giovane imprenditore prima di noi e ha saputo tramandarci il significato profondo del Made in Italy, senza nasconderci le complessità e spronandoci sempre a vivere nel presente e immaginare il futuro.

Un presente e un futuro che senza dubbio negli ultimi 10 anni sono stati messi a dura prova da avvenimenti e sconvolgimenti consecutivi di portata eccezionale.

La pandemia ci ha lasciato in eredità un mondo completamente trasformato nelle sue catene globali del valore. La crisi climatica è emersa in modo ancora più evidente con tutte le sue disastrose evidenze e con il richiamo a politiche di transizione urgenti e complesse da attuare. La guerra in Ucraina prima e quella in Medio Oriente poi ci hanno ricordato quanto la pace e la democrazia siano fragili e necessitino di tutti i nostri sforzi per essere sempre protette e promosse, soprattutto nella complessità dei nuovi equilibri geopolitici mondiali.

In questo quadro così articolato, il dato positivo è rappresentato dalla resilienza della nostra imprenditoria e dalla capacità e intraprendenza dei Giovani Imprenditori che, proprio da queste difficili circostanze, hanno saputo trarre una lezione di crescita e nuove consapevolezze umane e professionali.

La prima è che siamo tutti interconnessi, nessuno va lasciato indietro e fare “buona impresa” è il sistema più efficace non solo per resistere agli urti degli accadimenti più difficili, ma per incidere positivamente sull’economia e sulla società di un Paese. Sostenere la parità, ridurre le disuguaglianze, impattare realmente sui cambiamenti climatici sono obiettivi chiari e trasformazioni che non solo abbracciamo ma promuoviamo attivamente in tutti gli impegni del Movimento.

La seconda è che siamo alle soglie (anzi, siamo già dentro) all’ennesima rivoluzione portata dallo sviluppo tumultuoso della ricerca e delle applicazioni dell’intelligenza artificiale che impone riflessioni gigantesche di carattere etico, tecnico e di politica industriale.

La terza, non meno importante, è che la visione dei giovani deve entrare concretamente a far parte di tutti i sistemi, economici, politici e sociali: sono i giovani che ereditano il mondo, a loro spetta immaginarlo e costruirlo.

In questo senso la storia citata in apertura è emblematica: un sistema famiglia prima e un sistema paese poi, consentono perfino a un bambino di esprimere a pieno le sue potenzialità e trasformare un talento in un’impresa domani capace di generare bellezza e benessere per un grande numero di persone.

Ecco allora, questo deve essere ancora più vero per i Giovani Imprenditori che, per loro stessa natura, devono poter immaginare nuove soluzioni e sentirsi sicuri di poter ibridare tutti gli spazi con la loro visione e consapevolezza contemporanee. Perché l’impegno, la visione, il talento e il coraggio del cambiamento vanno riconosciuti, sostenuti e messi in condizione di produrre frutti per la società.

Concludendo allora, se devo fare a noi tutti un augurio per questi 50 anni ma soprattutto per i prossimi 50, è che l’Italia torni ad essere il luogo più bello del mondo dove fare impresa, il paese della creatività e del genio applicati in tutti i comparti industriali, l’incubatore in cui si sviluppa quell’unicità che ci ha reso ciò che siamo nel mondo e che ci può far ancora crescere e costruire storie straordinarie.

E Quale Impresa è e resterà sempre lo spazio di conoscenza e confronto costruttivo sul nostro mondo e sul percorso di costruzione di una nuova Italia: più a misura di giovani, più competitiva, innovativa, sostenibile e giusta.