Quale impresa

10 mosse per affrontare il futuro – Il libro e la filosofia di Oscar Farinetti

Oscar Farinetti, padre fondatore di Eataly e oggi affermato scrittore, ha parlato ai Giovani Imprenditori di Confindustria durante la finale di Rapallo di Talentis, il programma delle startup dei giovani industriali. Innovazione, cultura, formazione, fallimento alcune delle parole chiave del suo intervento che approfondiamo in questo articolo.

 

D: Parlandoci di fallimento, ha preso ad esempio Leonardo Da Vinci. Da dove ha avuto questa ispirazione e soprattutto la cultura del fallimento in Italia è ancora lontana rispetto al modello statunitense?

R: La cultura del fallimento in Italia rispetto gli USA o UK? Lontana, lontanissima. Questo è un tema della cultura latina, una tendenza a non perdonare chi commette errori, al punto che anche i giovani imprenditori hanno “il terrore dell’errore” e questo li porta spesso a non provarci nemmeno. Dobbiamo lavorare per permettere ai giovani di sbagliare, superando questa cultura, anche perché siamo in un mondo dove sbagliare è molto più semplice di un tempo per via dei cambiamenti repentini, come la tecnologia, ma è l’unica via per fare grandi cose.

Siamo in una fase di umanesimo strana, con l’allungamento della vita e dovremmo lasciare spazio ai giovani, accettando che sbaglino per crescere e realizzarsi, ma pare che sia ancora un punto su cui abbiamo molto lavoro da fare.

D: Nel suo ultimo libro “10 mosse per affrontare il futuro” racconta dieci consigli per costruirsi un futuro, prendendo spunto da altrettante opere letterarie di ispirazione. Da dove nasce l’idea di questo libro?

R: Il libro parte da una sempre maggiore attenzione alla risoluzione dei problemi, che ho potuto riscontrare in ogni luogo in cui ho l’opportunità di portare la mia esperienza. Ho deciso così, con la mia scrittura che è di fatto narrativa, di offrire delle soluzioni pratiche che hanno funzionato nella mia vita personale e imprenditoriale, ancorando il tutto a chi è stato nella storia capace di disegnare nuovi orizzonti e volare alto, come Leonardo, che ho scelto perché nella vita era un grande laico, con un approccio olistico oltre che un imprenditore.

D: All’interno del libro, affronta il tema dell’importanza di saper gestire l’imperfezione, citando la Torre di Pisa come esempio. Può condividere un momento della sua carriera imprenditoriale in cui ha trasformato un’imperfezione in opportunità?

R: Avrei decine di esempi da fare: l’ossessione per fare bene ti porta ad analizzare ogni singolo comportamento e passo del tuo cliente, cercando di trasformare ogni cosa che ti circonda in opportunità. L’invenzione di Eataly, nasce proprio per sfruttare una debolezza, ovvero la deperibilità della catena del fresco: l’uovo di Colombo è stato unire la ristorazione nella vendita da banco, andando così a portare sugli scaffali sempre merce freschissima, senza sprechi, in quanto dopo un giorno viene messa in ristorazione garantendo il massimo della qualità e costruendo un ricambio di merce fresca.

D: Ha sempre espresso grande fiducia nei giovani. Sembra però che i giovani ne abbiano sempre meno nel nostro Paese, pensiamo ai tanti che decidono di andare all’estero e al numero di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sempre troppo alto. Su cosa dovremmo puntare affinché le nuove generazioni tornino a credere nell’Italia e come possiamo supportare il loro desiderio di realizzarsi qui?

R: Ho scritto un piano che ho chiamato “Pptr”. È l’acronimo di: partenza, presa di coscienza, tornanza e restanza ma ci torno tra poco. Credo che bastino 3/4 miliardi (che sono davvero pochi se paragoniamo a quelli che mettono altri paesi europei come la Francia che tassa fino al 60% i patrimoni incassando 14 miliardi, noi il 4% oltre il milione di euro), e potremmo ottenerli dalle tasse di successione cercando di creare un futuro meritocratico per chi non nasce “figlio di” e per dare uno strumento ai giovani.

Partenza: mandarli all’estero perché se non ci vai hai una visione parziale del mondo, questo deve essere fatto a costo dello stato.

Presa di coscienza: quando vivi il mondo hai modo di capire che l’italia è un paese fantastico, un pò come quando appendi un quadro e hai bisogno di allontanarti dalla parete per apprezzare quanto sta bene nella stanza.

Tornanza: lasciamo da parte quella visione dell’italianità confinistica, io mi sento cittadino europeo. Se un giovane non torna, non dobbiamo pensare di crocifiggerlo, è lecito. Piuttosto invece premiamo quelli che tornano nel paese più bello del mondo e decidono di investire il loro tempo e denaro.

Restanza: come puoi non investire il tuo tempo e il tuo denaro in Italia? Stanno arrivando tutti ad investire nel nostro paese e sai perché? Perché ogni angolo, da sud a nord, è stupendo, e ti dirò di più: qui investire non costa nulla in confronto a paesi come UK, Francia per non parlare degli Usa.

D: Per noi la via italiana all’innovazione esiste e consta nella valorizzazione del nostro patrimonio imprenditoriale, culturale e innovativo. Cerchiamo con i nostri progetti di favorire l’incontro tra domanda e offerta di innovazione, facendo incontrare startup, Pmi, grandi corporate e investitori. Cosa manca al panorama innovativo italiano e da cosa possiamo partire per renderlo più competitivo?

R: Vi lascio un ingrediente fondamentale: la cultura. È vitale: se non leggi i grandi classici avrai problemi a comprendere il mondo a livello globale. Noi abbiamo degli imprenditori incredibili, lungimiranti e resilienti, ma non siamo eccellenti nella capacità di raccontarci e i libri potrebbero renderci molto più competitivi. Abbiamo delle meraviglie in mano, il nostro export cresce in modo formidabile, come per l’industria manifatturiera di precisione, il food & beverage e la moda. Stiamo facendo grandi passi avanti, secondo me la strada della cultura generale è quella che ci aiuterà ad eccellere ancora di più.

D: Per chiudere, alla luce della sua esperienza di imprenditore ai giovani che vogliono aprire una impresa oggi cosa consiglierebbe?

R: Leggete libri, abbandonate l’eccesso di formalità e date spazio alla cultura, perché senza cultura non si può avere la pretesa di diventare dei leader migliori.

Non abbiate paura di sbagliare, ascoltate la passione e lasciatevi guidare da ideali forti. Ad esempio, voi giovani dovreste essere più “incazzati”, dovreste abbracciare temi forti come il cambiamento climatico e dovreste farlo con gesti nuovi e dirompenti, capaci di porre la vostra voce al centro dell’attenzione di tutto il paese e dei nostri media.