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#inparolesemplici - Fisco


mercoledì 29 novembre 2017
La Manovra introduce l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica tra soggetti privati, a partire dalle fatture emesse dal 1° gennaio 2019. Solamente per alcune operazioni (cessioni di benzina o gasolio utilizzati come carburanti e prestazioni rese da subappaltatori e subcontraenti nell’ambito di un appalto stipulato con un’amministrazione pubblica) tale obbligo scatterà dal 1° luglio 2018.

A fronte del nuovo obbligo, la Manovra dispone l’eliminazione dello “spesometro”; tuttavia, si ritiene che tale semplificazione non sia abbastanza. La disponibilità immediata dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute, possibile in un sistema di fatturazione elettronica a regime, dovrebbe comportare una generalizzata semplificazione del sistema IVA dove, a titolo esemplificativo, dovrebbero venir meno anche i meccanismi di reverse charge (domestico) e dello split payment.

Vediamo insieme, nel dettaglio, su quali misure fiscali si è concentrata l’attenzione di Confindustria per l’impatto che queste hanno sulla vita quotidiana delle imprese.


Detrazione IVA
Lo scorso anno, al fine di agevolare il controllo dei dati fatture comunicati, sono stati ridotti drasticamente i termini per esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA, che sono passati da 28 a soli 4 mesi! Gli altri paesi europei in media concedono 4 anni alle imprese per esercitare il diritto alla detrazione. È urgente ripristinare un termine congruo per la detrazione IVA altrimenti si rischia di compromettere l’esercizio stesso del diritto alla detrazione contravvenendo al principio di neutralità dell’imposta; eventualità che esporrebbe l’Italia a ovvie censure comunitarie.


Fatturazione elettronica e adempimenti IVA connessi: le proposte di Confindustria
Al di là degli investimenti sostenuti per far fronte all’obbligo di fatturazione elettronica PA e di comunicazione dati IVA, non è possibile ignorare che ci sono imprese che negli ultimi anni hanno avviato importanti processi di digitalizzazione e si sono dotate di differenti sistemi di gestione e di automazione del ciclo dell’ordine e di fatturazione.
L’introduzione di un obbligo di fatturazione elettronica non pienamente compatibile con i sistemi informatico-gestionali adottati comporterebbe, per tutte queste imprese, un danno economico di notevole portata che andrebbe evitato, o perlomeno limitato.

Per queste ragioni evidenziamo la necessità che:

• l’assetto di fatturazione elettronica ipotizzato, una volta entrato pienamente a regime, si mantenga stabile nel tempo. Questo per evitare il continuo sostenimento di costi per la gestione di adempimenti fiscali che cambiano continuamente e per evitare che si riviva il continuo succedersi di aggiustamenti della fisionomia di uno stesso adempimento, come troppo spesso si è verificato nel recente passato (pensiamo, ad esempio, all’istituzione del primo elenco clienti/fornitori, passato per le varie versioni di Spesometro, fino alle recenti comunicazioni di dati fatture);

• l’introduzione del nuovo obbligo sia accompagnato da un’attenta valutazione d’impatto che quantifichi in modo serio sia gli oneri per le imprese, sia quelli per l’Amministrazione finanziaria. Per assicurare la massima trasparenza ai contribuenti, auspichiamo che prosegua il confronto con le associazioni di categoria;

• nel percorso di definizione dello strumento di fatturazione elettronica si tengano in considerazione le criticità connesse con le operazioni transfrontaliere. Si tratta di un aspetto che ci preoccupa perché, per queste operazioni, rimane l’obbligo di adempiere alla comunicazione dei dati, costringendo le imprese ad attivare due differenti gestioni: una per le operazioni nazionali e l’altra per le operazioni con l’estero. In questo scenario si aggiunge la futura adozione del formato unico europeo di fattura elettronica nel settore degli appalti pubblici che, se sviluppato compatibilmente con i sistemi nazionali, potrebbe essere esteso a tutte le operazioni con l’estero ed eviterebbe l’adempimento della comunicazione dei dati.



Fatturazione elettronica tra privati

Nel Disegno di Legge di Bilancio 2018 è stato introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica obbligatoria anche tra privati.

Modalità di fatturazione
L’introduzione di un obbligo di fatturazione elettronica comporterà l’utilizzazione e implementazione di procedure e tecnologie comuni che si basano su quelle attualmente in uso per adempiere alla fatturazione elettronica PA e all’obbligo di comunicazione dei dati fatture. La fattura elettronica tra privati, infatti, sfrutterà il Sistema di Interscambio. Tale soluzione ha sicuramente il pregio di salvaguardare gli investimenti sostenuti dal settore pubblico e dalle imprese in termini economici e di formazione delle risorse riducendo significativamente l’impatto economico dell’introduzione di un nuovo obbligo.

Split Payment
Lo Split Payment è un meccanismo di fatturazione in base al quale i fornitori della Pubblica Amministrazione, delle società controllate dalla PA e delle società quotate inserite nell’indice FTSE MIB, non incassano l’imposta che, invece, viene versata da tali soggetti direttamente all’Erario.

Si tratta di una procedura antifrode che comporta una deroga all’ordinaria modalità di versamento dell’imposta, motivo per il quale è stato necessario richiedere un’autorizzazione alla Commissione Europea.

La Manovra ha esteso l’applicazione dello Split Payment alle società controllate dalle PA, ampliando la platea dei fornitori che accumuleranno crediti IVA. Il rimborso di questi crediti IVA non è affatto agevole: teoricamente dovrebbe avvenire entro 3 mesi, ma i ranking internazionali ci dicono che l’Italia è lentissima nel rimborsare i crediti IVA alle imprese, si pensi che spesso si raggiungono le 86 settimane (quasi due anni).
Per comprendere la gravità di tale tempistica, si evidenzia che la Germania rimborsa in 5 settimane mentre la Francia in 6.