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#inparolesemplici - Brexit


mercoledì 22 novembre 2017
Cosa è Brexit
Il Regno Unito è entrato nell’Unione nel 1972 (allora CEE).
Il 23 giugno 2016 si è tenuto il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Il 51,9% dei britannici ha votato a favore del leave (uscire) contro il 48,1% che ha votato a favore del remain (restare). Per la prima volta nella storia è iniziato il processo di uscita di uno Stato Membro dall’Unione europea.


Cosa è successo a seguito del Referendum
Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato l’attivazione dell’art. 50 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) che disciplina l’uscita di uno Stato membro dall’Unione. Sono quindi iniziati i 2 anni previsti per concludere i negoziati di uscita dall’UE e definire le relazioni future tra Londra e Bruxelles, come stabilito dall’articolo 50 del TFUE.


La posizione e le attività di Confindustria
L’Unione europea deve puntare a far sì che il Regno Unito rimanga un partner importante. Le imprese hanno bisogno di certezze giuridiche, economiche e politiche, sia in relazione all’accordo di uscita, sia per quanto riguarda le future relazioni tra i due blocchi. Per questo è importante definire l’accordo di uscita, per potersi concentrare quanto prima sulle disposizioni transitorie e, infine, sull’accordo che disciplinerà le relazioni future.

Confindustria ha lavorato per individuare le sfide e le opportunità per le imprese italiane.
Chiediamo un accordo fra Unione europea e Regno Unito finalizzato a rafforzare la competitività e la crescita di tutta l’Unione europea. Crediamo che un nuovo modello di partnership debba tendere a:
  • mitigare gli effetti negativi della Brexit per imprese e cittadini;
  • conservare il Mercato unico e le quattro libertà (circolazione di persone, beni, servizi e capitali);
  • mantenere le relazioni economiche più strette possibili tra l’UE e il Regno Unito;
  • prevedere un periodo di transizione per consentire alle imprese di adattarsi al nuovo scenario dal punto di vista delle relazioni commerciali e garantire la certezza del diritto nella nuova definizione dei rapporti tra le due parti.


Cosa cambia per le imprese

Commercio internazionale e impatto economico
La decisione di uscire dall’Unione europea cambierà le regole doganali che oggi disciplinano gli scambi di beni tra UE e UK.

È prioritario raggiungere un accordo sulla cooperazione normativa al fine di:
  • mantenere la reciprocità dei requisiti tecnici e degli standard;
  • aggirare gli ostacoli alla circolazione di beni intermedi: questi infatti renderebbero non conveniente assemblare e trasformare prodotti nel Regno Unito;
  • evitare la riallocazione di attività produttive tra Paesi europei.

La soluzione migliore sarebbe raggiungere un accordo di libero scambio per limitare gli effetti negativi di futuri dazi all’importazione e alle procedure doganali legate al cambio di scenario.


I settori più esposti

I settori più a rischio, su cui Confindustria tiene alta l’attenzione, sono: Autoveicoli, Tessile e abbigliamento, Macchinari, Bevande, vini e bevande spiritose e Agrifood.


IDE - Investimenti Diretti Esteri

Le multinazionali straniere presenti nel Regno Unito sono più di 22.000 e rappresentano l’1,2% delle imprese totali, contribuiscono al 16% del PIL e contano più̀ di 3,6 milioni di addetti.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione potrebbe provocare una riallocazione, almeno parziale, degli IDE. Il Centro Studi di Confindustria stima che l’effetto netto della Brexit per l’Italia potrebbe determinare un aumento di IDE pari a 26 miliardi di euro in dieci anni, ossia un aumento pari a 5,9 miliardi di euro annui del PIL.


Mercato interno

Servizi finanziari
Anche in questo settore servono regole chiare per gestire il periodo transitorio. Al fine di garantire la continuità dei contratti finanziari esistenti, è importante che durante i negoziati venga previsto un periodo transitorio tale da consentire agli operatori finanziari del Regno Unito di continuare ad operare oltre le frontiere anche dopo la l’uscita.

Rischi
Con l’uscita dall’UE il Regno Unito potrebbe perdere il passaporto europeo: ciò potrebbe comportare un aumento degli oneri economici connessi ai servizi finanziari di cui le imprese si avvalgono.

Opportunità
L’Italia potrebbe attrarre le attività e le imprese finanziarie della City londinese.
Per farlo, il Governo dovrebbe intervenire con forza attraverso misure fiscali di favore, la modernizzazione dell’apparato amministrativo (riduzione adempimenti burocratici) e l’efficientamento della macchina della giustizia.

Affari regolatori
Per Confindustria la disciplina su proprietà intellettuale e i brevetti è strategica.
Per evitare effetti negativi è necessario:
  • disciplinare la proprietà intellettuale;
  • garantire la permanenza del Regno Unito nel sistema del Brevetto unitario;
  • riconoscere i titoli unitari europei al pari dei titoli nazionali britannici;
  • scongiurare aggravi burocratici.


Trasporto aereo

Gli aeroporti britannici ospitano il 17,7% del traffico aereo europeo.
Con l’uscita del Regno Unito dall’UE operare rotte senza alcuna restrizione o specifiche autorizzazioni potrebbe non essere più possibile o subire forti limitazioni.

Per questo serve la maggiore integrazione possibile tra il mercato dell’aviazione dei 27 Stati membri e quello del Regno Unito per salvaguardare e promuovere la connettività aerea a beneficio dei consumatori e dello sviluppo economico in atto.


La politica energetica

La Brexit crea una situazione di incertezza che potrà avere effetti negativi sugli investimenti, la sicurezza degli approvvigionamenti e l’integrazione dei mercati dell’energia. È quindi importante cercare di raggiungere un accordo che consenta al Regno Unito di partecipare al Mercato Unico dell’Energia.


La politica ambientale

Il Regno Unito è sempre stato un Paese molto attivo nella lotta ai cambiamenti climatici arrivando a porsi obiettivi domestici ambiziosi sulle emissioni, più stringenti degli sforzi della media degli Stati membri dell’UE.

Per minimizzare il rischio di distorsione della concorrenza tra aziende inglesi ed europee è importante continuare a collaborare sui temi legati al clima, inclusa una possibile partecipazione del Regno Unito all’ETS europeo, o quantomeno assicurare un link tra i due eventuali sistemi ETS.


Fisco

Fiscalità diretta
Ad oggi non è prevedibile capire se il corpus normativo del Regno Unito in materia fiscale derivante dall’attuazione delle direttive europee potrà consentire la reciprocità dei meccanismi fiscali esistenti.

Dobbiamo lavorare per evitare un aumento degli oneri burocratici per le imprese cercando di assicurare al massimo la certezza del diritto.

Fiscalità indiretta
La Brexit potrebbe fornire al Regno Unito ampi margini di autonomia per rimodellare il proprio sistema di imposizione sui consumi. Per questo è importante garantire un sistema di tassazione dei consumi sufficientemente coordinato per evitare o ridurre al minimo il rischio di fenomeni di doppia imposizione o di doppia tassazione.

A tal fine sarà necessario:
  • definire a livello comunitario regole specifiche di diritto transitorio per disciplinare gli effetti del trattamento IVA da riservare alle merci in transito oppure inviate o ricevute in deposito o in conto lavorazione o ad altro titolo non definitivo, nella fase in cui, per effetto della Brexit, tali beni potrebbero potenzialmente subire un mutamento di regime applicabile;
  • mantenere per i soggetti stabiliti negli Stati membri dell’Unione europea, la possibilità di ricorrere all’istituito dell’identificazione diretta nel Regno Unito (e, viceversa, per gli operatori del Regno Unito che operano nel territorio dell’Unione Europea), in luogo della sola necessità di ricorrere al più oneroso strumento del rappresentante fiscale;
  • garantire la possibilità di richiedere nel modo più semplice possibile il rimborso dell’IVA relativa agli acquisti e alle importazioni di beni mobili e servizi inerenti alla attività d’impresa, assolta nel Regno Unito dagli operatori economici italiani, nel caso in cui essi siano privi di una registrazione IVA in tale Paese e, viceversa, riconoscere tale possibilità̀ agli operatori economici del Regno Unito nel nostro Paese.